Riforma del catasto a San Marino

Se il Governo vuole essere credibile ed autorevole nel sostenere manovre finanziarie improntate sul “sacrificio”, deve volgere l’attenzione ai grandi patrimoni immobiliari

Donatella Olga Zanotti – Segretario Confederale CSdL

La riforma del catasto, rivendicata con forza dalla CSdL da diversi anni, è un passaggio fondamentale tanto più necessario in questa fase particolarmente critica per il bilancio dello Stato. Nel 2008 il progetto di legge quadro di riforma del catasto, che introduceva una nuova classificazione degli immobili, adeguandola finalmente alla realtà attuale, era un testo legislativo già definito, arrivato ad un passo dall’approvazione. Superata la prima lettura consiliare, poco dopo il Governo di allora è caduto, impedendone l’approvazione definitiva.

Il Patto, che ha vinto le successive elezioni, non ha inserito nel suo programma di Governo la riforma del catasto, e questo la dice lunga sulle reali intenzioni di dotare il paese di un moderno strumento di pianificazione urbanistica, come pure di una banca dati aggiornata per poter operare le più adeguate scelte di imposizione fiscale.

A tutt’oggi la classificazione degli immobili a San Marino continua a basarsi su parametri degli anni ’50, quindi lontanissimi dalla realtà attuale. Ad esempio vi sono porzioni di immobili tuttora classificati come stalle… Per non parlare dei terreni; quelli che da agricoli sono passati a edificabili, che pur raggiungendo valori immensamente superiori, mantengono tuttavia un reddito imponibile invariato. Va anche considerato che esistono centinaia di immobili non allibrati catastalmente; inoltre l’attuale catasto non ha registrato le tante modificazioni che nel tempo sono intervenute sui fabbricati a seguito di significativi interventi strutturali.

In sostanza, l’obiettivo di fondo della riforma del catasto è classificare gli immobili secondo criteri attuali e sulla base della loro reale tipologia e valore patrimoniale, per poi applicare una tassazione adeguata. Quindi, è senza dubbio anche un obiettivo propedeutico alla riforma fiscale.

Ora, se il Governo vuole essere credibile ed autorevole nel sostenere manovre finanziarie improntate sul “sacrificio”, non può sottrarsi dal compiere le scelte giuste per assicurare al paese introiti certi, volgendo la propria attenzione verso i grandi patrimoni immobiliari, a cui applicare corrispondenti tasse patrimoniali, salvaguardando in ogni caso la piccola proprietà familiare.

Chiediamo al Governo di approvare al più presto la legge che completa la riforma del catasto. Un compito agevolato dal fatto che molto lavoro è già stato realizzato nel recente passato. Una volta ultimata la classificazione delle abitazioni, si avrà a disposizione una banca dati fondamentale per agire sulla imposizione fiscale. È un intervento di struttura, non finalizzato a fare cassa una tantum, ma che è in grado di produrre con continuità importanti introiti per lo Stato.

Questa è una misura concreta. È da qui che bisogna cominciare, unitamente all’accertamento di tutti i redditi sommersi, e non dalla riduzione dei livelli di stato sociale o chiedendo ulteriori sacrifici ai lavoratori e ai pensionati attraverso l’abbassamento dei loro diritti e condizioni contrattuali

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