Riforma Igr, Unas: ‘Cosi’ le imprese artigiane muoiono’

A preoccupare l’associazione degli artigiani è la prospettata scelta politica di decretare la fine del forfettario, caricare di obblighi (e costi) amministrativi le piccole imprese e disconoscere le particolarità del reddito d’impresa delle persone fisiche (artigiani e commercianti) rendendolo equiparato a quello delle grandi società di capitale. Per non dimenticare la prossima riforma dell’iva che se non gestita bene, causerà immensi danni alle piccole imprese artigianali e commerciali.

“La proposta di riforma – chiarisce il presidente Loretta Menicucci – non considera che un artigiano, titolare di una piccola attività, non produce un reddito di impresa, ma principalmente il proprio reddito in quanto persona che lavora”.

Eppure, se passa la riforma Felici non si potranno dedurre le classiche spese riconducibili alla vita della famiglia: la scuola dei figli, l’affitto, il mutuo per la casa, le spese mediche, per esempio. Impendendo un diritto al pari di tutti gli altri cittadini sammarinesi.

Per onestà intellettuale tutti devono essere consapevoli che una riforma fiscale sia necessaria. Ma il concetto dell’equità da tutti rivendicata deve basarsi sull’unico principio inequivocabile: a parità di reddito deve esserci parità di prelievo. E tutti i cittadini sono uguali per diritti e doveri anche verso il fisco, senza presunzioni di nessun tipo e tassazioni minime su redditi inesistenti.

Oggi lo sport preferito da alcune rappresentanze sociali è la fomentazione dello scontro di classe.

Non serve a nessuno istigare gli uni contro gli altri. Nessuno è privilegiato e nessuno deve esserlo a scapito degli altri. Anzi, in un momento di crisi economica ed occupazionale, una equità fiscale che generi un prelievo, porta alla sostenibilità del sistema Paese a tutto vantaggio di chi cerca occupazione e delle imprese che generano economia e posti di lavoro.

Quanto sarebbe bello che insieme si trovasse una proposta, non di mediazione, ma equa, equilibrata e sostenibile, dove – a San Marino – rispettandoci reciprocamente si urlasse insieme: “scateniamo il Paradiso!”

 

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