Rimini, evasione attraverso San Marino. Lionello Mancini, IlSole24

Giovedì 27 gennaio 2011
Sole 24 Ore 
Sistema Rimini al servizio del Titano
Lionello Mancini
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Sistema Rimini al servizio del Titano Lionello Mancini RIMINI.
l nero è a San Marino, ma il grigio è a Rimini. Il  Titano non sarebbe diventato quel comodo forziere per i nostri evasori fiscali (specie del circondario) se centinaia di professionisti italiani (specie del circondario) non avessero prestato sistematicamente le loro competenze per oliare la macchina dell’evasione, dell’elusione e del riciclaggio, giocando di sponda con la piccola Repubblica più antica del mondo, distante solo 15km da Rimini 50 da Pesaro, 65 da Forlì. Impossibile contarli ma è intuitivo che tra i 700 commercialisti, io notai, gli oltre mille avvocati e le decine di consulenti iscritti ai vari albi di Rimini è ben ramificata l’area grigia che da decenni fiancheggia quanti nascondono reddito utilizzando fatture false, inventando società sammarinesi da cui acquistare finti servizi o portando in tasca fino al ‘Titano rotoli di banconote orfane di scontrino. Meccanismi un tempo rozzi e banali, poi via via più complicati, che inciamperebbero a ogni operazione se aggiornati professionisti non mettessero il loro mestiere al servizio di chi sottrae risorse alla collettività Tra le province italiane, dice l’Istituto Tagliacarne, Rimini occupa il  13° posto per Pil pro capite (31.518 entro) ma precipita a195 per reddito medio dichiarato al fisco (17.569 euro). Come riporta il periodico economico di area cattolica «Tutto Rimini Econornia», gli accertamenti dell’agenzia delle Entrate «su 9 ristoranti, 33 alberghi e 55 stabilimenti balneari» lascia di stucco: reddito medio dichiarato dai ristoratori, 15mila euro/anno (accertati, 100 mila); 5mila euro dai gestori di stabilimento (30.553 euro); 2.694 euro (65.000) dagli albergatori. Nella classifica provinciale della «Qualità della vita» («Il Sole 24 Ore» del 6 dicembre), Rimini è al 21° posto per depositi bancari: infatti è la seconda città d’Italia per rapporto sportelli/abitanti e, nonostante i miseri 730 dei riminesi, le banche continuano ad aprire filiali. Recenti inchieste giudiziarie offrono altri dettagli significativi. Se è ormai arcinoto (fonte Bankitalia per conto della Procura di Forlì) che la quantità di banconote da 500 euro riversate nell’area fino al 2008 non ha paragoni nel Paese, dalle rogatorie a San Marino della stessa Procura, emergono altri dati illuminanti. Dati parziali, riferiti al 2005-2007, ma danno un’idea dell’attivismo finanziario indotto nelle limitrofe Pesaro, Rimini e Forli-Cesena, dalle “opportunità” sammarinesi. Per esempio, su 277 tra assegni e bonifici analizzati, ben 168 soggetti sono residenti nelle tre province; di 207 persone fisiche con denaro a San Marino, 101 sono riminesi; di 222 “scudanti” inciampati nell’indagine, 115 sono di Rimini, così come 34 (su 65) beneficiari di assegni “schermati” da fiduciarie sammarinesi. Comunque la si giri, i numeri dicono che molti dei clienti sammarinesi sono di Rimini e dintorni: e molti di loro sono abilmente assistiti da professionisti locali. Sul Titano operano 12 banche e una cinquantina di finanziarie. Ebbene, tra cda e organismi di controllo, accanto ai necessari nativi di San Marino, siedono almeno 60 professionisti italiani, quasi tutti iscritti agli albi della vicina Rimini. Nulla di illecito, ma è un fatto che nei gangli vitali del “sistema San Marino” operano italiani, espertissimi di regole italiane. In alcuni casi, il conflitto di interesse è evidente, come nella piccola Euro commercial bank, in cui due soci dello stesso studio di consulenza riminese siedono uno in cda e l’altro a capo del collegio sindacale. Se i professionisti locali minimizzano o negano l’esistenza di un’area grigia riminese, altri – punti di osservazione “laterali” sembrano confermarlo. Il vescovo non manca di ricordare, nell’ultima pastorale (settembre 2010), che «l’evasione fiscale è un grave peccato» mentre il parroco della chiesa patronale, San Gaudenzo, piazza un paio di domande ad hoc nel foglietto che aiuta l’esame di coscienza; la Gdf osserva che dagli studi privati della provincia non è mai partita alcuna segnalazione di operazioni sospette come da norme antiriciclaggio e nessun ordine ha mai comminato sanzioni disciplinari a iscritti per attività legate al vicino paradiso fiscale; sempre a Rimini, le statistiche dicono che la cautissima Procura (retta per quasi due decenni da un capo il cui figlio è giudice a San Marino) non indaga gran che su evasione fiscale o riciclaggio; eppure non più di due anni fa, i sindacati dei bancari sono arrivati a denunciare al prefetto la brutta abitudine delle banche di mandare il personale dipendente a raccogliere contanti alle reception degli alberghi e nel giro di un anno quattro banche dell’area sono state commissariate dalla Banca d’Italia. In questo quadro, a Rimini puoi parlare ore e con chiunque di ricchezza, fisco, imposte evase, bagnini, e non senti mai dire: San Marino. Nemmeno nei convegni o nei corsi sull’antiriciclaggio, dove è più facile dissertare di capitali mafiosi che non di quelli locali. Così, Rimini resta quel piccolo mondo che d’estate di gonfia di soldi, ma in cui nessuno è offeso dal divario tra quanto si vede con gli occhi e quanto incassa il Fisco. I politici votati qui sono sono in piena sintonia con questa mentalità: quando si trattò, a esempio, di obbligare gli alberghi a nuove misure di sicurezza, i parlamentari riminesi (per lo più di sinistra, ovviamente) tornavano da Roma sbandierando deroghe e rinvii ottenuti in aula, per non far spendere quegli operatori che intanto dichiaravano 5mila euro all’anno di reddito. «Per far girare l’evasione come un orologio – commentano alla Gdf – servono professionisti e tecnici compiacenti. In un albergo a tre stelle, uno dei tanti di qui, abbiamo trovato un software che rilasciava regolare ricevuta al cliente, ma contabilizzava in automatico un importo diviso per 10, su cui pagare le tasse. Un software così, non lo crea l’albergatore da solo. E poi il suo commercialista sarà distratto o troppo furbo? Il nero creato, dove finirà? Non lontano da qui, secondo noi».
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Sole 24 Ore 
L’affarismo e la svolta
 Lionello Mancini
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Da almeno 40 anni il piccolo Stato incastrato tra Romagna e Marche (29.615 residenti più12mila emigrati) attira il denaro che gli italiani nascondono: per paura dei comunisti nel dopoguerra, dei sequestri di persona negli anni 70, del Fisco in ogni epoca. Fino al 2009, prima dello scudo fiscale, dei13 miliardi di depositi bancari (italiani per il 90%), solo pochi spiccioli avevano motivi diversi per trovarsi lì che non fossero l’evasione fiscale. Fino alla crisi e alle inchieste del 2008, il sistema finanziario del Titano si è gonfiato e ha piegato alle sue esigenze partiti, leggi, autorità di controllo. Il “sistema”si è plasmato sulle esigenze dei “normali” evasori, come dei riciclatori: costoso, perché serve a mantenere, e alla grande, tanti sammarinesi e riminesi; ma anche efficiente, perché- fino al brusco stop del 2008-si è dimostrato flessibile e poliedrico: società vere e fasulle, anonime, fiduciarie impenetrabili, raggiri sull’Iva. Negli stessi anni, l’Italia fingeva di non vedere, lasciava che miliardi in banconote dei massimi tagli sparissero sul Titano per vie oblique. Una spirale che ora si è spezzata. Tra l’altro, a metà febbraio è previsto un incontro tra la Banca centrale di San Marino e Bankitalia. In seguito -ha detto Renato Clarizia,presidente della banca sanmarinese – ci sarà l’incontro tanto atteso con il ministro Giulio Tremonti.

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