San Marino aumenta le tasse senza riformare il fisco. Marino Cecchetti

Pubblicato anche su L’INFORMAZIONE DI SAN MARINO, 9-12-2010

Valentini  sta cercando di evitare, a tutti i costi,  il conflitto sociale. Conflitto che – causa una finanziaria scandalosamente ingiusta –  potrebbe degenerare in uno scontro sociale (il consenso sulla finanziaria strappato alla imprenditoria potrebbe tramutarsi in un boomerang!).

Alla base del contrasto c’è il progetto del governo di effettuare un prelievo fiscale – sia pure straordinario,  ‘una tantum’ –, senza farlo precedere dall’eliminazione dell’obbrobrio per cui, a San Marino, basta intestare beni, capitali e redditi a società coperte dal paravento delle fiduciarie per rientrare fra i ‘nullatenenti’.
La riforma fiscale,  l’attuale governo,  avrebbe potuto vararla appena entrato in carica, nel dicembre 2008. Perché ne aveva fatto una promessa elettorale. Perché  già  al momento del varo del bilancio di previsione  2009– messo a punto dal precedente governo – si sapeva che le entrate erano visibilmente sovrastimate, per lo scoppio, nel frattempo,  della crisi globale e la – già incombente – minaccia della Banca d’Italia sul sistema finanziario.  
Il governo attuale, mantenendo il paravento delle fiduciarie, fra l’altro, si sta facendo carico di una responsabilità che in effetti è di tutta la classe dirigente che da oltre un decennio amministra il Paese: più occupata a salvaguardare gli interessi del sottobosco politico affaristico, che il bene comune.
Che il governo prosegua sulla cattiva strada parrebbe  confermato dalle voci secondo cui anche i fondi del Credito Agevolato Straordinario creato nel 2009 per sostenere le imprese della economia reale, tartassate da Tremonti, sarebbe stato utilizzato e continuerebbe ad essere utilizzato per elargire – scandalosamente – favori ai soliti noti.
Il governo stronchi le voci pubblicando l’elenco dei beneficiari con le  rispettive motivazioni.

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