San Marino. “Cambiamo, altrimenti non c’è speranza”

Appello accorato di un vecchio
Cambiamo, altrimenti non c’è speranza

Vivere la vecchiaia e conservare una normale capacità di analisi di quello che succede attorno a noi è una grazia di cui essere grati, ma anche un tormento perchè se ne sono viste tante ed è difficile accettare la stupidità degli uomini che si ripete senza imparare mai e senza prendere lezione dalla storia. Questo nelle vite personali e in tanti altri ambiti individuali e collettivi, ma in questo momento in particolare nella politica e nelle responsabilità istituzionali.
Non ci sono nemmeno speranze di alternativa perchè ormai le forze politiche le abbiamo viste tutte alla prova, in tutte le combinazioni e permutazioni possibili. Abbiamo visto politici che esprimevano idee comuni dividersi senza spiegare perché e forze politiche dalle idee radicalmente contrapposte andare al governo assieme con alleanze impensabili e impossibili e quel che sconcerta di più, partiti che dall’opposizione sostenevano tesi e rivendicavano diritti che una volta al governo negano all’opposizione. Cittadini che meritano il peggio perché votano per personaggi senza cultura e preparazione politica adeguata.
D’altra parte, siamo un Paese con la dimensione di un piccolo quartiere di una città e abbiamo il mandato di essere uno Stato autonomo. Quelli che fanno politica sono una piccola parte e non la più preparata perché chi sa riflettere sa di non avere molto spazio; tra chi fa politica solo una parte ha le redini del potere e non sa distinguere fra comandare e governare.
Questa riflessione critica si riferisce agli ultimi governi, ma anche all’attuale che non ha saputo assolutamente distinguersi.
La popolazione partecipa come i tifosi del calcio: ognuno per la sua squadra acriticamente senza obiettività.
I problemi sono enormi e giustificherebbero uno sforzo comune di tutte le pur limitate risorse economiche, sociali e umane del Paese, ma non appare nessuna prospettiva in questo senso.
Quali speranze si possono coltivare se non c’è disponibilità a fare una riflessione coraggiosa e ripensare radicalmente la vita politica e istituzionale del Paese?
A un cittadino ormai vecchio che guarda preoccupato questa situazione cosa può restare se non dare suggerimenti probabilmente inascoltati e oggetto di fastidio?
Giovanni Giardi

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