San Marino. Carisp, nel 2015 altra bocciatura da Bcsm

L’Informazione di San Marino

Per la terza volta nel 2015 Bcsm “bocciò” Carisp 

A novembre di quell’anno Via del Voltone segnalò l’aggravarsi della situazione per valutazioni degli allora organi di Cassa ritenute non attendibili della situazione aziendale e previsioni rivelatesi sballate

Antonio Fabbri – 

Non erano state sufficienti due missive contenenti raccomandazioni pesanti da parte di Banca Centrale agli ex vertici di Cassa di Risparmio, perché si determinassero a rivedere le valutazioni, ritenute eccessivamente ottimistiche, su situazione aziendale, bilancio, Piano industriale e Piano di allineamento ai parametri di vigilanza previsti dalle normative. Non era servita la missiva del 10 dicembre 2014 (vedi l’informazione di mercoledì 6 giugno). Non era servita la raccomandata ulteriore del 9 marzo 2015 (vedi l’informazione di giovedì 7 giugno) entrambe a firma dell’allora Direttore di Bcsm, Mario Giannini.

Non erano serviti i numerosi incontri avuti tra i funzionari di Banca Centrale e l’allora governance di Cassa per fare comprendere a quest’ultima che le constatazioni sullo stato di salute dell’istituto e le previsioni fatte erano, per semplificare con una parola tecnicamente impropria, “sballate” a giudizio dell’Autorità di vigilanza. Banca Centrale scrisse di nuovo, quindi, a Cassa di Risparmio. Così in una lettera firmata questa volta dal Vice Direttore di Bcsm, Daniele Barnardi, punto per punto ribadì le anomalie segnalate, la inattendibilità delle previsioni e l’aggravamento delle criticità.

La situazione si aggrava La lettera del 5 novembre 2015 inviata da Via del Voltone a Carisp è un corposo documento di 20 pagine, nel quale l’Autorità di Vigilanza pare meravigliarsi di come le considerazioni già formulate più volte, sia con lettera sia in incontri di lavoro ad hoc, non siano state prese in considerazione. Così con questo ulteriore documento su “situazione aziendale, Piano industriale e Piano di allineamento ai parametri di vigilanza prudenziale”, Bcsm riformula le sue raccomandazioni basate “sull’esame dei bilanci, le segnalazioni di vigilanza prudenziale, nonché le altre segnalazioni riferite alle poste patrimoniali e di conto economico e alla situazione di liquidità”, tenendo conto anche di “ulteriori informazioni di cui dispone questa Autorità di Vigilanza”. Sullabase di questi dati Bcsm scrive che “l’esame condotto evidenzia un aggravamento delle criticità già segnalate”.

Le previsioni “sballate” Perché l’aggravamento delle criticità? Perché, già in pochi mesi le previsioni fatte non si erano rivelate attendibili. Banca Centrale segnalava diversi punti. Il primo: il rientro delle cosiddette Dta, ovvero quei crediti di imposta verso l’Erario italiano che l’allora dirigenza di Cassa aveva previsto dovessero rientrare. Ebbene, il 5 novembre del 2015 Bcsm rilevava, ancora una volta, come sarebbero potute non rientrare affatto. Eppure da Carisp avevano dapprima previsto, al 10 dicembre 2014, che rientrassero per intero 200 milioni di euro; poi al 9 marzo 2015 che in base ad un non meglio precisato accordo con l’Agenzia delle Entrate sarebbero rientrati 122 milioni; quindi che ne sarebbero rientrati 91 di milioni, questo al 5 novembre 2015. Eppure, ogni volta, Bcsm aveva sempre fatto presente che il rientro di quelle imposte sarebbe potuto essere, più verosimilmente, pari a zero, come poi avvenne, visto il contenzioso tributario che il fisco italiano instaurò, sostenendo di non dover restituire nulla a Cassa. Il fatto che la previsione di rientro su questa posta non fosse corretta venne ribadito da Bcsm anche nella missiva del novembre 2015.

Il richiamo sui crediti Delta Banca Centrale richiamò Cassa anche a formulare valutazioni più attendibili e prudenziali sul rientro dei crediti non performanti, in particolare quelli di Delta. Al 5 novembre 2015 Bcsm fece presente che le esposizioni collegate a Delta ammontavano a 800,6 milioni, mentre gli altri crediti non-Delta ammontavano a 396,4 milioni. “La maggior parte delle esposizioni legate a Delta rientra nella categoria dei crediti deteriorati”, diceva Via del Voltone. Su questi Bcsm segnalò molte criticità e anche la possibilità di mancato recupero per molte posizioni nelle quali si erano già manifestate “rate scadute e impagate”. Banca Centrale chiese dunque a Cassa di riconsiderare le previsioni di rientro dai crediti ristrutturati di Delta, chiedendo di documentare le previsioni della banca che indicavano, per contro, un aumento delle performance del recupero crediti. Previsioni che, ribadiva Bcsm, apparivano eccessivamente ottimistiche. In riferimento al gruppo Delta, infatti, Banca Centrale parlava di “elevata parcellizzazione dei crediti sottostanti” e faceva presente che “i tassi di insolvenza, anche di portafogli estremamente frazionati, aumentano con l’anzianità del portafoglio stesso. Invero, più passa il tempo, per un portafoglio che non rinnova la propria composizione attraverso nuovi contratti, come nel caso di specie, più aumenta il tasso degli insoluti”, scriveva Bcsm.

La previsione sulla voluntary Si rivelò tra l’altro inattendibile la valutazione sugli effetti della voluntary disclosure italiana. Secondo l’allora dirigenza della banca, nelle valutazioni del dicembre 2014, avrebbe dovuto incidere quasi nulla. Ebbene Bcsm, che già aveva espresso presplessità su quella previsione, nella missiva delnovembre 2015 fece presente che Carisp aveva regolarizzato al 23 ottobre 2015 già 78,5 milioni di raccolta, con stime di ulteriore deflusso fino a 142,4 milioni, rilevò Via del Voltone, smentendo dunque la previsione di incidenza minima o nulla della voluntary fatta in precedenza da Cassa.

Stesse raccomandazioni Per la terza volta, quindi, Bcsm rinnovò all’allora dirigenza di Cassa, motivando in maniera più corposa e dettagliata, le proprie raccomandazioni e per la seconda volta chiese a Carisp di rielaborare il Piano industriale sulla base di scenari più attendibili. Non solo. Segnalò anche la necessità di un cambiamento di governance e di un adeguamento dell’assetto proprietario, evidenziando che l’allora compagine sociale non sarebbe stata in grado di sostenere la ripatrimonializzazione della banca ed evidenziando le iniezioni di risorse effettuate dallo Stato. Nonostante questo si è giunti solo nel 2017 all’adeguamento della compagine sociale e non senza difficoltà. Numerosi altri punti già segnalati da Via del Voltone, ma disattesi da Cassa, vennero fissati in questa missiva del 5 novembre 2015 con la richiesta, sempre la stessa, di “riformulare il piano industriale e il conseguente Piano di allineamento ai parametri di vigilanza prudenziale sulla base delle osservazioni formulate”. In sostanza Bcsm chiedeva reiteratamente, evidentemente ancora inascoltata, di tracciare la situazione aziendale e i piani strategici sulla base dei principi di sana e prudente gestione, attendibilità, attinenza alla realtà ed evitando eccessivi ottimismi. L’inerzia su queste richieste ha necessariamente avuto una ricaduta sul quadro dell’attuale situazione.

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