San Marino. Consiglio Grande e Generale. 19 febbraio 2015. Seduta notturna. Agenzia Dire

COMUNICATO
STAMPA

CONSIGLIO
GRANDE E GENERALE 19-25 FEBBRAIO 2015

GIOVEDI’
19 FEBBRAIO- Notte

In
seduta notturna i lavori consiliari proseguono con il dibattito sul
decreto delegato n.212, “Costituzione della società ‘Poste San
Marino Spa”. Al termine della discussione, il decreto viene
ratificato, poi viene esaminato l’articolato dell’
Allegato
Statuto
di Poste San Marino S.p.A.”. L’esame del testo viene sospeso
all’articolo 7 e riprenderà domani mattina. Al momento gli
emendamenti presentati dall’opposizione sono stati tutti respinti.

Di
seguito una sintesi degli interventi:

Comma
8. Ratifica dei Decreti Delegati.

Decreto
n. 212 “Costituzione della società ‘Poste San Marino Spa’”.
Andrea
Zafferani, C10:
“E’ una
privatizzazione, anche se c’è lo Stato nel Cda. E’ un servizio
pubblico nel senso di utilità pubblica, per questo bisogna andarci
piano con la privatizzazione. Sembra che il tutto sia stato fatto
perché le poste inizieranno a gestire servizi finanziari, diventando
un istituto bancario ulteriore. Offriranno servizi di pagamento,
obbligazioni, etc, ma è stato fatto uno studio sull’impatto di
questa scelta sul nostro sistema bancario che è ad oggi un mercato
domestico, chiuso? Poi ci sono aspetti più gravi del decreto: lo
strapotere del governo nella vita della Poste Spa. Abbiamo esempi di
società private a capitale pubblico totale, o con quote
maggioritarie, e nessuna di questa ha tutto in capo al congresso di
Stato, non capisco questa differenza. E’ una scelta inspiegabile. Che
differenza c’è tra una Giochi del titano, una Camera di commercio e
la Poste Spa? Qui abbiamo proposto modifiche ampiamente condivise
dall’opposizione. Altro aspetto è la sua unilateralità: sono
arrivate proposte di meccanismi di gestione da parte del sindacato
del tutto inascoltate. Era interessante introdurre meccanismi di
gestione che potessero coinvolgere anche i dipendenti. Pensateci
ancora, perché abbiamo proposte di emendamento anche su questo,
crediamo sia possibile fare sperimentazioni molto utili. Infine il
trattamento dei dipendenti: non bastano generiche rassicurazioni. Le
scelte che si faranno potranno fare scuola. Vi chiediamo come
intendete risolvere la questione dei dipendenti”.
Nicola
Selva, Upr
: “Upr non
condivide la privatizzazione per i timori di un aumento dei costi dei
servizi offerti e della riduzione della loro qualità, perché è
questo che porta la logica del business. Poi viste le difficoltà che
hanno oggi i nostri istituti di credito, noi trasformiamo le poste in
una banca. E’ quello che serve al Paese? E’ un punto che va spiegato
in Aula ai cittadini, che di banche forse ne hanno piene le tasche.
L’ente diventerà un loro concorrente? Mi aspetto dei chiarimenti in
merito. Ma l’aspetto che più mi ha colpito è la mancanza di
confronto che c’è stato su un decreto di questo genere, che con un
colpo di mano ha preso decisioni statutarie definitive senza il
confronto con i lavoratori e non sono state prese in considerazione
le proposte delle associazioni sindacali. Rendiamo partecipi i
lavoratori”.
Paride Andreoli, Ps:
“Su questo tema il Ps e l’opposizione hanno più volte fatto
osservazioni, iniziando dal metodo, che non è cambiato, chiedendo di
poter avere a disposizione un testo con cui confrontarsi, ma
l’opposizione è sempre l’ultima ad avere la possibilità di
visionare testi e confrontarsi. Il gruppo del Ps ha presentato una
serie di emendamenti, non è che non condivida che le poste diventino
Spa, ma teme che dietro le quinte si nasconda il fantasma della
privatizzazione. Su una materia così importante il governo ha
pensato bene di non passare attraverso un provvedimento di legge che
facesse il suo corso istituzionale. Invece, come opposizione, siamo
chiamati a dare il contributo con una conoscenza dell’ultimo minuto.

In questo decreto il governo la fa da padrona, quando si va a
nominare i membri di un Cda non ho mai assistito che se ne eroga il
diritto il governo. Al di là dell’arroganza, normativa e diplomazia
politica vogliono che all’interno di un Cda di un ente di proprietà
pubblica ci siano anche le opposizioni. Un emendamento in merito ci
sentiamo di proporlo, e confidiamo possa essere accolto per riportare
nei giusti crismi le normali e trasparenti nomine all’interno del
Consiglio grande e generale. Essendo una società per azioni di
diritto pubblico a gestire il Cda, riteniamo che all’interno ci
debbano essere forze politiche di maggioranza e di opposizione. Non
escludiamo che possano essere offerti servizi bancari e finanziari,
ma che non si possa andare oltre a una società per azione destinata
a privati, questo non può essere altrimenti equivarrebbe al rilascio
di un ulteriore licenza. Detto questo c’è la situazione dei
dipendenti e dei precari”.
Elena Tonnini, Rete:
“Ricordo la lettera inviata ai consiglieri da parte dei sindacati e
dei precari, lettera che punta su alcuni impegni mancati di questo
governo. All’interno del fabbisogno sarebbero dovuto rientrare anche
i dipendenti delle poste. Poi l’impegno preso per portare avanti un
confronto fattivo sulle problematiche, in particolare sui lavoratori
precari. Quando si parla di dirigenti i diritti sono acquisiti, ma si
possono andare a toccare gli stipendi dei lavoratori, a tavolino e
imponendo dall’alto un contratto di 30 ore. La scelta del decreto non
ci stupisce, il governo e la maggioranza hanno svilito in tutti i
modi il Consiglio grande e generale, i referendum e le istanze
d’Arengo.
A noi piace usare la calcolatrice e abbiamo calcolato
quale sarà il risparmio sulla pelle dei precari con contratti da 30
ore: uno stipendio netto di 1.500 euro al mese a 36 ore settimanali,
tradotto in 30 ore scende a circa 1.250 euro al mese. E per lo Stato
il risparmio sarà di 7.500 euro al mese, se avete intenzione di fare
spending review sulla pelle dei precari dell’ente poste, mi chiedo
come il governo possa andare a identificare i veri sprechi della Pa”.

Francesca Michelotti, Su:
“La società per azioni che emerge è una meteora con traiettoria
sganciata dal sistema pubblico e indirizzata da una sorta di dictat
che proviene dagli organismi sovranazionali che si occupano di
materia postale. Noi riteniamo che questa Spa sia eccessivamente
autoreferenziale e l’unico referente cui potrà riferirsi sarà il
governo L’assemblea dei soci è di 4 persone: il segretario di Stato,
il presidente del Cda votato dalla maggioranza e due sindaci di
governo di nomina sempre della maggioranza. Noi, con i nostri
emendamenti tentiamo di riportare nell’alveo di maggiore
democraticità e partecipazione del Consiglio la gestione di un
settore preminentemente pubblico, che è quello postale. Ci si
chiede se è opportuno, in un momento in cui la politica sta portando
a termine un processo costoso di riduzione del numero di banche e
finanziarie, che qui si crei un ulteriore soggetto che erogherà
servizi autorizzati dalla Lisf. Chiudo preannunciando una serie di
emendamenti della coalizione di Cittadinanza attiva. Secondo punto:
il personale precario. La lettere pervenuta ieri ci parla di una
questione irrisolta che il governo non ha affrontato. Perché non si
è pensato al personale come ad una questione di interesse collettivo
pari a quello della trasformazione i spa? E’ la prima vota che
trasgrediamo al principio non secondario dell’attenzione alle nostre
persone. Come mai ci siamo ridotti a questo cinismo? Perché ai
dipendenti della centrale de latte si pensa di assorbirli nella Pa e
invece i precari delle poste li si lascia al loro destino? Chi sono,
figli di un dio minore? Si parla poi di una riduzione oraria che
porterà alla riduzione di stipendio di 270 euro al mese, pensate che
con i tempi che corrono le loro famiglie si possano accollare questi
tagli? E’ inaccettabile”.
Gian Matteo Zeppa, Rete:
“Faccio un appunto al
segretario di Stato, anche in questo decreto manca la relazione. Le
chiedo la cortesia, visto l’enorme abuso che fate del decreto, di
mettere la relazione. Ci si continua ad infuriare per lscelte fatte
candidamente, in modo subdolo, andando a tagliare i diritti ai
lavoratori. E’ un must di questo governo usare la scure. Poi vi
chiedete perché si vuole fare l’arengo, quando non si fa neanche una
relazione a un decreto? Vi stupite che la gente vi volta le spalle?
Non è possibile sentire qua lezioni di morale quando la crisi la
pagano i lavoratori. Non avete preso gli emendamenti presentati da
Rete in finanziaria per tagliare sprechi e continuate imperterriti a
ledere i diritti di lavoratori. Vi farei vivere con 1.200 euro al
mese, 800 euro per iniziare, questo è antidemocratico”.
Giancarlo
Capicchioni, segretario di Stato per le Finanze:

“Partiamo dal decreto che costituisce la società poste Spa, è
prettamente tecnico, si parla di adattare lo statuto, ma da questo il
dibattito si è allargato all’universo mondo. Andiamo per ordine. La
costituzione di un Spa, organismo di diritto privato, a San Marino si
fa andando da un notaio e facendo degli atti. In questo caso si viene
in Consiglio portando il decreto previsto dalla norma e lo statuto
che è perfettamente in linea con le norme previste sulle società.
La stessa nomina del Cda e degli organismi collegiali: vi sfido ad
andare nei paesi limitrofi se ci sono differenze nelle Spa. Torniamo
sul discorso che il Consiglio deve nominare l’organismo di una
società di diritto privato. Succede solo da noi il contrario. Siamo
disponibili a ragionare su questo aspetto, perché vedo che le cose
qui non cambiano, parliamo di efficienza e di andare avanti, ma alla
fine, quando diciamo di costituire un Spa, si torna sempre al
discorso delle nomine: deve essere il Consiglio perché la nomina
spetta in parte anche alla minoranza. Si torna sempre alla
spartizione. Di questo passo non credo che andremo avanti. Ci può
essere l’alternanza e se domani ci un sarà altro governo nominerà
gli organismi della società. Ma su questo aspetto possiamo anche
convenire ed essere disponibili sul fatto che sia il Consiglio a
nominare gli organismi della Poste Spa. Si è parlato di un’ulteriore
banca, mi pare un’esagerazione. I dipendenti sono un aspetto
importante e negli incontri con loro e con i sindacati ho sempre
detto che nessuno andrà a casa. Nessuno intaccherà quei diritti, è
sempre stato detto che nessuno vuole fare un colpo di mano sulla
testa dei dipendenti. Toglietevelo dalla testa. Il paragone con la
centrale del latte è inappropriato: sono dipendenti di una società
di carattere privatistico, vi è un accordo fatto tempo fa, visto le
particolarità delle loro mansione, in caso di malattie
professionali, si è deciso che se ne sarebbe fatto carico lo Stato.
E i patti vanno rispettati. In questo dibattito siamo andati
puramente fuori dall’aspetto tecnico. Infine il comitato di
sorveglianza proposta dai dipendenti non è un organo consultivo, ma
con poteri vincolanti. Si parla addirittura di partecipazione agli
utili ai dipendenti. E se ci sono perdite? Le socializziamo e se ci
sono i profitti li dividiamo? E’ fuori da ogni schema”.
San
Marino, 19 Febbraio 2015/03

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