San Marino. Coronavirus: 0 decessi, 25 casi in più

0 decessi, 25 casi in più. “L’ospedale oggi non ha necesssità di alzare alcun alert”

Ciavatta: “Abbiamo ritenuto che fosse necessario incontrare anche le parti sociali e le parti economiche e coinvolgerle”

“Non c’è stato nessun deceduto e quindi ci fermiamo a quota 34. Abbiamo avuto quattro nuovi guariti e quindi raggiungiamo il numero di 49, mentre i casi di nuovi positivi sono 25.” Così il direttore dell’Authority, Gabriele Rinaldi all’inizio della conferenza stampa.

Poi i dati sull’infezione.

• n. 250 i casi positivi (+21), di cui 47 ricoverati all’Ospedale di San Marino (14 in Rianimazione con sintomatologia severa, 7 femmine e 7 maschi, 33 nelle degenze di isolamento predisposte con sintomi moderati, 18 maschi e 15 femmine) e 203 in isolamento a domicilio (femmine 102, maschi 101)

• n. 34 deceduti • n. 49 guariti (+4) • n. 103 dimessi a domicilio per migliorate condizioni cliniche

• n. 389 quarantene domiciliari sui contatti stretti compresa la rete familiare, amicale e personale sanitario (351 laici, 31 sanitari, 7 Forze dell’Ordine)

• n. 898 quarantene terminate Totale quarantene attivate: 1287 Totale tamponi eseguiti 124

“Qualcuno mi ha detto che ieri è stato percepito un momento piuttosto pesante… è vero. Non vengo qua a mascherare i sentimenti o cercare di coprire con parole dolci della realtà dure. Ieri – ha voluto commentare Rinaldi – è stata effettivamente una giornata abbastanza difficile. Nonostante non abbia dovuto dare notizia di nessun decesso, è stata una giornata complessa. Fenomeni che non ti aspetti ti sorprendono, nonostante si sappia che possono accadere. Ma quando arrivano, ti lasciano sempre sconcertato e con un senso quasi di impotenza. L’avevo usata come la descrizione del dolore, e ieri per me è stata una giornata così. Per cui forse non è giusto che chi accetta di giocare questo ruolo debba fare apparire queste emozioni ma il fatto di non essere un professionista di queste cose che mi impedisce di riuscire a governare tutte le emozioni.”

Poi una nostra domanda Il direttore dell’Authority a seguito di questa nuova metodica diagnostica. Quindi ci dobbiamo aspettare numeri importanti. Avrete certamente fatto ipotesi e proiezioni sull’utilizzo del nostro ospedale, teme qualche difficoltà?

“Un nuovo utilizzo di diagnostica che avevamo a disposizione ma che era utilizzabile solo parzialmente. Cioè se tu avevi la disponibilità di fare 10 tamponi al giorno dovevi selezionare un certo numero di tipologie di pazienti a cui farli fare. Adesso che abbiamo una disponibilità 10 volte tanta ovviamente abbiamo spostato la nostra attenzione su un livello diverso. Per cui ci aspettiamo dati più elevati, perché stiamo andando a cercare tutte quelle persone che in una prima fase non potevamo andare a cercare perché avevamo altri obiettivi, mentre adesso li stiamo andando a cercare. Quindi la diagnostica – ha proseguito il direttore dell’Authority – è sempre quella del tampone, poi avremo la diagnostica degli anticorpi. E’ evidente che avremo più positivi, ma la sintomatologia che presentano questi pazienti è sicuramente inferiore da un punto di vista della complessità.

Per esempio in rianimazione sono 6-7 giorni che ci muoviamo tra 13/14. Quella è l’area in cui c’è la complessità Maggiore. In realtà i pazienti a complessità minore che possiamo gestire a domicilio o che dobbiamo gestire in area di ricovero, anche quelli hanno avuto una differenza per cui il numero adesso oscilla fra i 3035. Rispetto ai 50-60 casi che avevamo, chiaro che il carico diventa diverso. L’ospedale in questo momento è in grado di accogliere un certo numero di pazienti che abbiano una complessità tale da necessitare di ricovero e che non possono essere trattati a domicilio. Ricordo che il trattamento domiciliare è comunque già in essere. L’ospedale in questo momento – ha precisato – è in condizioni di poter raccogliere un certo numero di pazienti. L’esempio di ieri, in cui ci siamo dovuti ridisegnare in funzione di un evento particolarmente critico, è la dimostrazione che siamo in grado di poter gestire anche queste cose. Alcune reparti hanno continuato a lavorare, penso alla ginecologia, in cui la dottoressa Farinelli è venuta a ricordarci che abbiamo avuto 26 parti. L’ospedale che continua a muoversi.

Volevamo fare un altro percorso a partire da ieri, – ha lamentato il dottor Rinaldi -. Ma le condizioni per poter rispondere in maniera adeguata visto il numero dei letti che abbiamo a disposizione c’è.

Io mi metto nella condizione, giorno per giorno, di capire se abbiamo la necessità di alzare degli alert perché ci sono situazioni critiche. Oggi mi sento di dire che l’ospedale non ha necessità di alzare nessun Alert. Con 33 ricoverati altri 30 posti riusciremo a recuperarli. Altri cinque o sei in rianimazione.”

Una domanda già fatta e rifatta, ma una nostra lettrice ci chiede quali debbano essere i comportamenti da tenere al rientro nella propria abitazione. “Dopo cosa? Stiamo parlando di una persona che è stata malata, che ha finito la quarantena, è un isolamento domiciliare, è una che come me è andata a fare la spesa e torno a casa… Di chi stiamo parlando, di una persona in quarantena? Allora una persona che non è malata che ha avuto un contatto e quindi deve tenere il comportamento, comunque di sicurezza, di separazione di distanza. E’ una persona in isolamento domiciliare? Allora vuol dire che è un malato e l’isolamento vuol dire avere una vita completamente separata dagli altri. Se è un paziente che ha avuto una degenza ospedaliera e che ha avuto i due tamponi negativi e che sono passati già i 14 giorni dobbiamo di re che il suo problema è risolto, oggi. Non sappiamo se ci sono delle infezioni recidivanti possibili, questo lo vedremo. Per cui – ha proseguito – le regole del gioco sono quelle che ci siamo dati. La signora dove mettersi lì un attimo e pensare: chi sono… Sono in quarantena, sono in isolamento, ho finito il mio percorso o sono solo una persona che sta assistendo un malato? In funzione di queste categorie i criteri cambiano. Ma proteggersi lavandosi le mani, tenere le distanze, se curi un paziente positivo preoccupati di essere protetto e di eliminare in modo corretto tutti i dispositivi, lavare le superfici con i normali detergenti che abbiamo sempre detto solo gli stili da tenere. Da domani (oggi alle 10, ndr) si terrà una rubrica “L’esperto risponde”, e in quella occasione – ha concluso – ci saranno persone più capaci di me per entrare nel dettaglio.”

Poi una domanda al responsabile della geriatria, dottor Enrico Rossi dicendo di aver notato i giorni scorsi, davanti al supermercato, la presenza di persone anziane che come noto, sono le più a rischio. Conoscendole avrebbero avuto un aiuto sia dai famigliari che dalla Protezione Civile se ne avessero fatto richiesta. Cosa dire a queste persone…

“Da quello che abbiamo verificato in queste situazioni, andando a visitare pazienti a domicilio assieme ai medici di base, devo dire che l’equilibrio maggiore l’hanno avuto proprio gli anziani. Abbiamo avuto più casi ansiosi, più casi di disorientamento a persone più giovani da cui non ce lo saremmo aspettati. Gli anziani hanno mostrato un equilibrio che ci ha semplificato il lavoro.”

Al termine della conferenza stampa è intervenuto anche il Segretario alla Sanità, Roberto Ciavatta. A lui abbiamo chiesto conto se vi fossero aggiornamenti sulla emissioni di nuovi decreti.

Al suo ultimo collegamento aveva annunciato che a metà di questa settimana, il governo avrebbe emesso un decreto, o più decreti, in aiuto alle imprese. Ci sono novità?

“Abbiamo ritenuto che fosse necessario incontrare anche le parti sociali e le parti economiche e coinvolgerle. La situazione non è semplice anche per le modalità con cui dobbiamo incontrarci. Non è più possibile, oramai da un mese e mezzo, darsi un appuntamento e incontrarsi, ma ci si deve coordinare per fare videoconferenze I tempi di confronto aumentano significativamente come dicevo i tempi sono slittati dalla metà settimana alla giornata di domani (oggi, ndr) per queste ragioni, per la necessità di approfondire e per la volontà di introdurre quante più specificazioni possibili rispetto ai provvedimenti generali che erano stati individuati nei primi momenti e tengono conto, certamente, non solo delle modalità con cui sostenere le attività e le persone fisiche e cittadini che si trovino in difficoltà per mille ragioni.

Abbiamo avuto modo in questi giorni di elencare, segnare e individuare delle soluzioni. Dalle persone che hanno nel nucleo familiare soggetti con disabilità e quindi hanno necessità particolari, a coloro che per via di necessità terapeutiche hanno ulteriori necessità e via dicendo. Fino ad arrivare a dettagliare, anche per le attività economiche quali potranno essere, a partire dai prossimi giorni, gli scenari graduali di riapertura. Riaperture graduali delle possibilità di avere un reddito per i codici operatori. Non stiamo ancora parlando di riapertura fisica delle attività quanto, invece, di trovare delle modalità che non sono immediate, con le quali riuscire a far tornare a percepire un minimo di reddito anche agli operatori economici. Questi sono gli interventi che però prima di poter pubblicare o anticipare, credo che sia corretto è serio avere ulteriore confronto con tutte le parti che sono coinvolte.”

 

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