San Marino. Credito Sammarinese, ultima udienza

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Credito Sammarinese, attesa nel pomeriggio la sentenza  Ieri l’arringa della difesa. Sapignoli: “Estraneo a qualsiasi processo decisionale, monitorò la posizione del Barbieri e poi fece segnalazione completa”

Antonio Fabbri 

Presumibilmente nel pomeriggio di oggi arriverà la sentenza sul caso del Credito Sammarinese, dopo le ultime arringhe difensive. Ieri intanto hanno discusso le loro conclusioni gli avvocati di Sapignoli e Vendemini, oltre al legale di Grazella Zemiti. Come noto l’accusa per i 17 imputati è riciclaggio di 1,3milioni circa dello ‘ndranghetista Vincenzo Barbieri. Per sei di loro il Pf ha già chiesto l’assoluzione.

La difesa Sapignoli “Chiedo il proscioglimento di Sandro Sapignoli per non avere commesso il fatto. In subordine perché manca la prova univoca, concordante e sincera di una sua partecipazione psicologica al supposto riciclaggio, del quale piuttosto a mio parere sussistono elementi per affermare il con- trario”. Così ha concluso la sua arringa difensiva l’avvocato Gian Nicola Berti, legale dell’allora responsabile dell’antiriciclaggio del Credito Sammarinese.

Sono stati ripercorsi nel dettaglio i fatti di quel periodo a cavallo tra il 2010 e il 2011 e sono state messe a fuoco le circostanze che la difesa ritiene siano prove fondamentali di non colpevolezza. “Innanzitutto Sapignoli non aveva alcun potere deliberativo sull’apertura di quel conto e sulle operazioni che vengono contestate. Infatti già da giugno 2010 Sapignoli, in quanto responsabile antiriciclaggio, venne esautorato da qualsiasi atto deliberativo. Quindi non partecipò alla fase deliberativa di apertura del conto e dell’apertura dell’affidamento”.

Altro dato sottolineato dall’avvocato Berti, che ha invitato a contestualizzare i fatti in quel periodo senza lasciarsi fuorviare da quanto emerso successivamente e che all’epoca non era noto, è quanto risultò dal word chec, il sistema che serve per verificare eventuali “pregiudizievoli” di chi si rivolge alle banche.

“Il soggetto Barbieri venne tracciato con colore blu e non rosso. Nessuna norma vietava l’apertura di un conto a soggetto tracciato in blu. La morte violenta di Barbieri si verificò molto dopo e anche l’elemento che il denaro puzzava e non era ordinato, si seppe nell’estate 2011, circostanza che, tra l’altro, nessuno segnalò mai a Sapignoli. Altre difese – ha aggiunto – hanno citato la frase molto efficace di del mio assistito che in interrogatorio ha detto, riferendosi all’apertura del conto: ‘ormai la frittata era fatta’. Infatti, aprire un conto ad un soggetto con qualunque tipo di pregiudizievoli e per ammontare superiore a 500mila euro, non era possibile se non passando per l’approvazione del Comitato Esecutivo, al quale furono forniti tutti i documenti necessari predisposti da Lucy Santolini che venne aiutata in questo dallo stesso Sapignoli”.

Poi l’avvocato Berti ha chiarito  che “il responsabile antiriciclaggio non è un parafulmine. Se la banca fa riciclaggio, non è colpa del responsabile antiriciclaggio. Certamente è figura che deve prevenire, e questo è stato fatto predisponendo il piano antiriciclaggio necessario per la banca. Quindi ritengo che l’aver ascritto responsabilità di quanto accaduto a Sapignoli, non sia corretto né rispecchi la verità dei fatti. Gli si contesta, poi, la non tempestività nella segnalazione. Ma, a parte che non è un reato, vanno poi considerate le circostanze dell’epoca e il fatto che Aif, come dichiarato dal direttore Veronesi, preferisce segnalazioni complete. Barbieri non era ancora conclamato soggetto sicuramente narcotrafficante, sicuramente legato alla ‘Ndrangheta. Era in arresto per reati tributari. Ebbene, su quella posizione dubbia, Sapignoli aprì subito un monitoraggio costante su un documento che veniva costantemente aggiornato dallo stesso Sapignoli fino all’11 gennaio 2011, data dell’ultimo salvataggio del file, giorno della segnalazione ad Aif. Anzi, fu proprio Sapignoli a inserire nel sistema informatico, in modalità manuale, una priorità alta a quel conto in modo da tenerlo monitorato per qualsiasi operazione lo riguardasse. Diede così una segnalazione più completa all’Aif. La stessa Agenzia, tra l’altro, decise di non adottare subito un provvedimento di blocco di quei soldi, perché comunque non vi era rischio di dispersione. E infatti sono rimasti in banca. Quelle somme non potevano essere distratte e sono rimaste a disposizione dell’autorità giudiziaria. Anzi fu lo stesso Sapignoli a sollecitare Aif quando, appreso della morte di Barbieri, la possibilità che gli eredi potessero vantare delle pretese su quelle somme, sollecitando l’Agenzia al blocco”, ha aggiunto l’avvocato Berti chiedendo quindi il proscioglimento del suo assistito.

La difesa Vendemini La difesa dell’ex direttore del Cs ha avuto un compito arduo nel respingere sia le accuse del capo di imputazione e sia le respnsabilità per le quali è stato additato da altri imputati.

“E’ forte la tentazione di controbattere all’infinita teoria di fantasiose suggestioni sistematiche e consapevoli mistificazioni di fatti e circostanze e soprattutto finalizzate non alla difesa dei propri assistiti, ma improntate all’astio e all’accanimento nei confronti di Vendemini – ha detto l’avvocato Simone Menghini – ma mi limito a ricordare, soprattutto alla difesa Amati che non solo egli stesso cercava importanti risorse per sé e per la banca, ma aveva imposto al Cda di prendere atto della sua volontà, per segnalare eventuali soggetti che volessero acquisire l’istituto. Alla difesa Lubiana, che tanto si è infervorata in feroci accuse al Vendemini che avrebbe trascritto un report in merito a incontri a casa del fratello, ricordo che quel report non è di Vendemini, ma di Gabba. Quante volte e da parte di quanti ancora Vendemini dovrà vedersi attribuire fatti e responsabilità altrui? Troppo facile dopo avere avuto convenienza a dargli mandato facendogli correre rischi altissimi per l’altrui tornaconto! Oggi è oggetto di scherno e denigrazione. Evidentemente l’utile soldatino non serve più e si può buttare via”.

Rigettate dunque le accuse dei legali dei coimputati, l’avvocato Menghini ha proseguito nella difesa: “Può affermarsi oltre ogni ragionevole dubbio che denaro consegnato a Vendemini è proveniente da misfatto? La risposta sembrerebbe negativa”. Posto il dubbio anche sull’utilizzabilità della documentazione acquisita da autorità estera. Poi l’avvocato Menghini ha posto l’accento sul fatto che “il trasporto di denaro non rientra nella fattispecie del 199bis, riciclaggio. Una cosa è occultamento, altra cosa è detenzione e trasporto”. Quindi in punta di diritto l’avvocato Menghini ha ragionato sulla contestazione del concorso nel reato. “Dovremmo ragionare sul fatto che la compartecipazione nel reato sarebbe con Barbieri, se questi non fosse stato ucciso sarebbe qui tra gli imputati. Se così stanno le cose, la compartecipazione con la condotta del Barbieri che ha progettato e ideato il riciclaggio sarebbe configurabile come una condotta di autoriciclaggio. I compartecipi avrebbero quindi concorso a questa condotta che, però, prima del 2013 non era punibile. Questo vale e deve valere per tutti i compartecipi. Pertanto l’accusa deve decadere perché il fatto all’epoca non costituiva reato”, ha concluso l’avvocato Menghini chiedendo dunque il proscioglimento.

Anche l’avvocato Pier Luigi Bacciocchi, co-difensore per Vendemini, ha stigmatizzato la volontà dei colleghi, legali di altri imputati, di addossare al suo assistito “atti e fatti in palese contrasto con le risultanze processuali”. Poi ha proseguito ricostruendo i fatti. “Risulta che la situazione del Credito era disastrosa. Bcsm prescrive di abbattere il capitale sociale di 13 milioni e ricostituirlo, prescrive di cambiare tutto l’assetto dirigenziale della banca. Il Cs è una piccola banca che ha un padre padrone, Amati. Presidente che si assume una serie di attività nella banca che solitamente non sono del presidente. Pare che non avesse ben capito cosa era successo dopo il 2008 e con le leggi successive. Così incaricò dei soggetti per procacciare il cosiddetto ‘nero commerciale’. Quindi il direttore generale venne inviato a incontrare clienti in giro per l’Italia. Amati era al corrente di tutto. Era presente in quel periodo natalizio in cui afferma di essere stato in ferie. Sapeva del viaggio a Bologna, e sapeva dei versamenti. E’ invece di tutta evidenza che Vendemini, ma io penso anche l’Amati e il Sapignoli, non fosse al corrente del profilo ‘ndranghetista di Barbieri. Vendemini non lo sapeva, altrimenti non avrebbe mai messo a rischio la vita sua e della sua famiglia. Siamo nel capo del difetto di dolo. Al di là del clamore, Valter Vendemini deve andare assolto per carenza dell’elemento psicologico del reato o perché non consta abbastanza che sia colpevole”.

La difesa Zemiti Ha chiuso l’udienza di ieri la difesa dell’avvocato Paolo Reffi, legale di Graziella Zemiti, per la quale già la Procura fiscale ha chiesto l’assoluzione piena. “Voglio rilevare come primo punto che la signora Zemiti non era nel Comitato esecutivo, ma solo membro del Consiglio di Amministrazione. Se è dubbio se il Ce fosse stato informato o meno della situazione complessiva, è ormai assodato che il Cda non fosse stato minimamente messo al corrente. In più Zemiti non aveva accesso alla rete informatica della banca”.

Si è quindi associato alla richiesta di assoluzione del Pf e “in via subordinata chiedo sempre l’assoluzione per insufficienza di prove in ordine ad elemento soggettivo”. Poi ha aggiunto una considerazione sul “ne bis in idem internazionale. Istanza già respinta, ma direi che forse si potrebbe giungere a diversa conclusione facendo un’altra considerazione sul diritto costituzionale interno. All’articolo 1 della nostra carta dei diritti si dice che le principali carte dei diritti dell’uomo internazionali debbano essere recepite nell’ordinamento interno e fare parte integrante dell’ordinamento, quindi diventa diritto dell’individuo chiederne l’applicazione”. Oggi le conclusioni delle difese di Mario Amati, Luigi Passeri, Davide Zoffoli, Giorgio Galiano, Raffaello Bressi e Credito Sammarinese. Al termine il giudice Gilberto Felici si chiuderà in camera di consiglio. Presumibilmente nel pomeriggio, quindi, la sentenza.

 

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