San Marino. Criminal minds, chiesta la condanna per tutti gli imputati

L’Informazione di San Marino

Chiusa la fase del dibattimento passati alla fase delle conclusioni. Il difensore di Vargiu chiede l’assoluzione 

Criminal minds, l’accusa chiede la condanna per tutti gli imputati 

Chiesti dal Pf Giorgia Ugolini 4 anni per Vargiu 4 anni e 8 mesi per Bianchini e Pierani 5 anni per il finanziere Nanna

Antonio Fabbri 

Sono condanne pesanti quelle richieste dal procuratore del fisco, Giorgia Ugolini, a carico dei quattro imputati nel processo sul filone sammarinese del caso “Criminal minds”. L’accusa è quella di corruzione di funzionario di Stato Estero. Il capo di imputazione fa infatti riferimento alle informazioni riservate che il maresciallo della Guardia di Finanza di Rimini, Enrico Nanna, avrebbe fornito dietro compenso a Salvatore Vargiu, all’epoca titolare dell’agenzia sammarinese di in- vestigazioni Cio Spa, che agiva per conto di Karnak, Fingestus e Bi-holding su incarico di Giovanni Pierani e Marco Bianchini, direttore commerciale e presidente della società samma- rinese di Chiesanuova operante nel settore del commercio di materiali per ufficio. Ieri, dunque, si è passati alla fase conclusiva del processo da- vanti al giudice Gilberto Felici. Dopo la lettura, da parte dell’avvocato Nicola Maria Tonelli, di una memoria del suo assitito, Salvatore Vargiu che non ha mai presenziato al processo, si è passati alla requisitoria della Procura fiscale. Presenti, tra gli imputati, solo Marco Bianchini ed Enrico Nanna. 

La requisitoria del Pf e le richieste di condanna Il procuratore del fisco Giorgia Ugolini ha ricostruito, sulla base delle carte e dell’istruttoria dibattimentale, i rapporti tra i quattro imputati e anche i passaggi di denaro riscontrati. Così come i contatti telefonici, le intercettazioni acquisite dalle indagini italiane, il cosiddetto “Memoriale K” redatto da Vargiu e consegnato alla Guardia di Finanza e gli altri report dell’investigatore privato presenti in atti che accusano oltre ai coimputati, anche lo stesso estensore. “Dichiarazioni ‘contra se’,elemento questo – ha detto il Pf – che fa propendere per l’attendibilità del memoriale e delle dichiarazioni rese. Di questo documento non è stato possibile verificare molte cose, ma molte altre hanno trovato invece riscontro in atti”. Secondo la Procura fiscale non sono attendibili le dichiarazioni di Nanna quando parla di attività di indagine di iniziativa, considerato che “alcune interrogazioni dei terminali della Gdf nulla hanno a che vedere con vicende di ordine fiscale o tributario e altre, invece, coincidono con le informazioni per la ricerca delle quali Vargiu aveva avuto incarico da Pierani e Bianchini”, ha detto il Pf Giorgia Ugolini. Ripercorsa anche la vicenda del 2010, con la Guardia di finanza di Desenzano del Garda che, sulla base di un elenco di 810 agenti di commercio di Karnak che avevano omesso versare le imposte, calcolò un’evasione per circa 30 milioni di euro. Poi il contenzioso di Karnak con l’Agenzia delle Entrate nella vicina Rimini, il rapporto di concorrenza con la società Errebian.

Tutte situazioni richiamate dalla Procura fiscale e per le quali, secondo l’accusa, era stato instaurato un rapporto di collaborazione con il finanziere per ottenere informazioni utili. “Nel periodo in cui venivano comunicate informazioni riservate, i bonifici dal gruppo Karnak hanno un picco. Dal 25 maggio 2008 al 2009, i bonifici a favore della Cio sono arrivati a 216.810 euro. Bianchini ci dice di avere conoscenza solo della attività di video sorveglianza per il quale era stato incaricato il Cio e afferma di non aver mai visto né conosciuto Nanna e di non aver mai preso visione dei dossier. Se per questo potrebbe essere credibile, emerge tuttavia che era sempre informato di tutto e l’attività di raccolta informazioni andava a favore delle sue aziende. Da una intercettazione telefonica emerge che la gestione del gruppo Karnak, per continuare ad alti livelli, faceva tutto quanto necessario… anche l’illecito. Emerge che oltre all’attività legale c’era anche una attività fatta di pressioni violenze e minacce. Con queste modalità avrebbero operato Riccardo Ricciardi e Bruno Platone, dietro la facciata della Mbclass, società di bianchini di cui amministratore era Pierani. C’era un piano per incastrare dirigenti della società del gruppo e per creare problemi ad altri”. Per l’accusa, insomma, “seppure in un quadro probatorio indirettamente delineato, Bianchini non poteva essere all’oscuro di quanto si stava facendo. Difficile credere che Pierani possa vere agito da solo tenendo all’oscuro bianchini con il quale si sentiva tutti giorni. Come avrebbe potuto Pierani pagare centinaia di migliaia di euro senza che nessuno gli chiedesse conto? Ad avviso di questa procura anche Bianchini sapeva”.

Per la Procura del fisco, dunque, “quanto emerge dagli atti e dall’istruttoria dibattimentale prova la responsabilità degli imputati. Quindi emerge una definita struttura. Esiste un pactum sceleris tra il funzionario Stato estero e i responsabili della holding” di qui le richieste di pena.

“Per Salvatore Vargiu la procura fiscale chiede la condanna a 4 anni di prigionia, alla multa a giorni 20 pari a 400 euro, all’interdizione dai pubblici uffici e diritti politici per 2 anni. Chiede la condanna alle spese di giustizia. Per Marco Bianchini e Giovanni Pierani chiede 4 anni e 8 mesi ciascuno la multa giorni 30 pari a 6000 euro e l’inerdizione a 2 anni e 6 mesi, più le spese processuali. Per Enrico Nanna chiede 5 anni di prigionia, la multa giorni 40 pari a 1600 euro e 3 anni interdizione, più le spese di giustizia”. 

La difesa di Vargiu L’avvocato Nicola Maria Tonelli, difensore di Salvatore Vargiu, ha rigettato le accuse, sostenendo, in sostanza, che il suo assistito, essendo investigatore privato, ha svolto il suo lavoro. “La penale responsabilità del mio assistito ritengo non sussista. Perché era titolare di una agenzia investigativa. Semmai il comportamento contrario ai doveri impostigli dalla legge lo ha tenuto il signor Nanna, che sapeva perfettamente che, visto il suo ruolo, sarebbe incappato in condotte penalmente rilevanti. Il mio assistito si è limitato a svolgere attività di carattere collaborativo sia con Nanna che con Bianchini. Somme di denaro che dovevano essere corrisposte da società Cio riguardavano la collaborazione prestata. Quanto ai memoriali a favore di Karnak, ribadisco essere stato Nanna che, vedendo rapporti informativi sulla scrivania dell’ufficio di Vargiu, si è proposto per dare una mano a Karnak”. Ha poi richiamato le dichiarazioni spontanee di Vargiu nelle quali, appunto, questi accusa Nanna, ribadisce quanto affermato nel famigerato “Atto K”, e aggiunge che le vicende italiane e sammarinesi lo hanno “distrutto fisicamente e psicologicamente”. L’avvocato Tonelli ha quindi chiesto l’assoluzione del proprio assistito “per insufficienza di prove o, in subordine, l’applicazione della pena nel minimo edittale”.

La prossima udienza è fissata per venerdì 26 gennaio, e toccherà alle difese di Bianchini, Pierani e Nanna fare le loro arringhe. Attesa per quella data anche la decisione, anche se la prescrizione è alle porte e interverrà nelle maglie dell’appello.

 

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