San Marino. D’Amelio: “Non è un Paese per donne quello che vediamo oggi”

La Giornata internazionale della donna “è stata celebrata dalla Csdl con una profonda riflessione sulla condizione della donna in tempo di pandemia, di cui sono state protagoniste donne impegnate nel sindacato, nel settore medico, nella scuola, nella Commissione Pari Opportunità, toccando anche temi specifici della pandemia, come le vaccinazioni”.

Lo dichiara in un comunicato la Confederazione sammarinese del lavoro, il cui segretario Giuliano Tamagnini, nella sua introduzione, ha sottolineato le evidenti discriminazioni ancora esistenti, innanzi tutto nel mondo del lavoro, nonostante che nelle leggi e nei contratti i trattamenti tra donne e uomini siano equiparati a tutti i livelli: “Sulla parità sono stati fatti molti passi avanti dalla fine del 19° secolo ad oggi, ma tanti altri traguardi devono essere ancora realizzati. Non si riesce ancora a conciliare il lavoro con le necessità della famiglia, in quanto abbiamo un modello economico che è calibrato quasi esclusivamente sulla prestazione lavorativa dell’uomo, non tenendo conto delle necessità della donna. Le stesse carriere molto spesso sono costruite per adattarsi agli uomini, ma non al personale femminile“.

Il Covid ha ulteriormente aggravato la situazione anche dal punto vista occupazionale e le donne hanno pagato il prezzo maggiore – ha aggiunto Tamagnini -. A livello mondiale, secondo una relazione del segretario dell’Onu, la stragrande maggioranza dei posti di lavoro sono stati persi dalle donne. In parte questo è avvenuto anche nel nostro Paese. A San Marino esiste comunque una serie di diritti, ancora non esaustivi, frutto di un percorso di lotte e battaglie sindacali, che spesso non vengono usati per mancata conoscenza, per vessazione o per timore di perdere il posto di lavoro. Noi ci siamo prefissati l’obiettivo di aiutare le donne e le famiglie a usufruire di questi diritti, attraverso una specifica guida che abbiamo realizzato come Csdl”.

Maria Elena D’Amelio, docente dell’Università di San Marino e componente del comitato esecutivo dell’Unione donne sammarinesi, ha affermato: “Non è un Paese per donne quello che vediamo oggi. È un Paese in cui quando si parla di donne, si dice che se scelgono la carriera sono egoiste, se sono madri lavoratrici, invece, che dovrebbero stare a casa. Non avere una indipendenza economica provoca una serie di ripercussioni culturali che arrivano fino alla violenza. È un dato recente che nei primi mesi 2021 in Italia sono state uccise 11 donne: in caso di violenza la donna deve essere indipendente in modo che possa uscire di casa il prima possibile. Una cosa che sottolineo con i miei studenti è come si parla delle donne lavoratrici: abbiamo fatto un monitoraggio di come vengono raccontate le ricercatrici per il vaccino Covid, che sono state descritte come ricercatrici e mamme.  Non si è mai sentito dire, degli uomini, ricercatori e padri. Il mondo del lavoro è strutturato in modo patriarcale e discriminante di genere. È l’uomo che lavora, attivo nella sfera pubblica, mentre la donna è spesso vista principalmente nella sfera privata e questo risale alle origini dello sviluppo capitalista”.

Il Covid non ha creato problematiche nuove, ma le ha fatte emergere, in quanto c’erano già prima – ha puntualizzato la D’Amelio -. Tra queste il problema della conciliazione tra vita e lavoro, che ricade soprattutto sulle donne. Un elemento da ridefinire sono gli orari di lavoro, che non si conciliano, ad esempio, con gli orari delle scuole. Nell’epoca della dematerializzazione del lavoro e dello smart working, prevale ancora una concezione di stampo fordistaSpero torni la didattica in presenza

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