San Marino. Ecco come anche il ‘gossip” entrò in Commissione Affari di Giustizia

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Ecco come anche il ‘gossip” entrò in Commissione Affari di Giustizia e venne poi rilanciato fuori 

Anche il Consiglio giudiziario plenario stigmatizzò il riferimento, “senza giustificabile necessità, di fatti relativi alla vita privata dei colleghi”

Ecco come in Commissione Affari di Giustizia, a un certo punto, è entrato anche il gossip. Dopo la questione dell’accesso nell’appartamento dell’ex Direttore di Bcsm Capuano che, come emerso dal provvedimento di archiviazione sul caso era avvenuto ad insaputa dello stesso, senza responsabilità della Polizia giudiziaria ma con evidente mancata comunicazione da parte dei funzionari di Bcsm, in Commissione affari di giustizia si parlò dell’interesse di un alto funzionario di ambienti burocratici italiani interessato a “ridurre San Marino a protettorato”, circostanza fatta rientrare come rafforzativo in un presunto disegno destabilizzante. In commissione, così, dopo il riferimento sul “caso Capuano”, l’ex Magistrato dirigente Valeria Pierfelici, proseguì: 

“Ricorda anche che la vicenda si inscrive nel procedimento penale riguardante l’acquisto di titoli da parte di Bcsm: ebbene, a seguito dell’esecuzione di un provvedimento di sequestro del prezzo dei titoli da corrispondersi a Banca CIS da parte di Bcsm, il dott. Daniele Guidi, dopo avere richiesto in via d’urgenza un appuntamento con il giudice, è stato ricevuto dal dottor Morsiani e, prima di ogni altra dichiarazione, lo ha accusato, alla presenza di un poliziotto, di avere posto in essere un attacco politico: non risulta che il dott. Guidi o altri soggetti di Banca Cis svolgano attività politica!”

Ma perché questo riferimento si inserisce in quanto riportato in Commissione affari di giustizia?

La costruzione fatta successivamente e pubblicamente dall’opposizione, riferita quindi in Commissione ma anche fuori, lega la vicenda riferita agli esposti sul “caso Capuano”. Ve ne furono due: uno dello stesso ex direttore, l’altro del Governo, considerato che il motivo principale alla base delle dimissioni fu proprio quello della perquisizione che fu di certo sintomo, come emerso dal provvedimento di archiviazione, dal venir meno del rapporto di fiducia con i funzionari della Bcsm che Capuano era chiamato a dirigere. Infatti, quanto all’accesso all’appartamento occupato da Capuano, va detto che il Vice Direttore di Bcsm Daniele Bernardi, come emerso dal provvedimento di archiviazione, non avvisò da un lato la Polizia giudiziaria che quell’alloggio era occupato dal nuovo direttore, né, dall’altro lato, avvisò preventivamente il Direttore che vi sarebbe stato l’accesso all’appartamento. Capuano venne  avvertito solo ad accesso avvenuto.

Di questa svista, piuttosto incresciosa visto quanto poi accaduto, non risulta che alcuno abbia chiesto conto in Bcsm, quanto meno a livello interno. Ma tant’è…

Che cosa venne comunque detto in Commissione e poi anche pubblicamente? Che gli esposti sulla grave e imbarazzante vicenda Capuano non dovevano essere fatti perché, secondo il teorema del sospetto, servivano perché qualche altro magistrato potesse interferire con l’indagine titoli (conferenza stampa Dim del 19-12-2017). Le insinuazioni, basate sul “lo sanno tutti”, partirono dai rapporti personali e della vita privata dal Commissario della legge Alberto Buriani. Anche qui le domande formulate in Commissione il 22 novembre 2017 appaiono mirate e precise, così come le ricostruzioni conseguenti.

Diceva il Consigliere Roberto Ciavatta: “Come già affermato nella precedente riunione della commissione vi è una serie di elementi che lo preoccupano. Rammentando che il Magistrato Dirigente ha parlato di archiviazioni avvenute nel corso di questi anni rispetto ad alcuni procedimenti, pur essendo loro dovere, per legge, dichiarare la propria non adeguatezza. Nel documento/appendice si cita la questione Guido Guidi il quale ha dovuto dichiarare come previsto per legge, di non poter prendere in carico provvedimenti sul Conto Mazzini: per questo motivo, con riferimento alla posizione di Buriani, chiede al Magistrato Dirigente – visto che ne ha parlato in alcune occasioni anche nella scorsa legislatura – conferma circa le relazioni di Buriani con la “galassia Cis” (Lazzari, Grandoni, Daniele Guidi , menzionato quest’ultimo per le minacce rivolte a Morsiani) e se queste non incidano sull’imparzialità nella valutazione o archiviazione di alcuni procedimenti penali”.

Ebbene, se sul gossip dei rapporti intervennero in diversi alimentando le insinuazioni, sull’ipotetico difetto di imparzialità non arrivò, però, nessuna risposta.

Proseguì Ciavatta: “Si chiede inoltre se il Congresso di Stato abbia compreso che l’esposto presentato possa spostare il procedimento sui titoli di Banca Centrale, in quanto crede ci sia una volontà da parte del Governo di bloccare quel procedimento penale. Chiede se nessuno si sia domandato che tale esposto serva forse per fare in modo che questo procedimento che riguarda CIS passi in mano a Buriani o lui vi possa mettere mano. Chiede conferma al Magistrato Dirigente in merito ai legami di Buriani e perché lui non li abbia mai dichiarati”.

L’equazione, insomma, era: esposto su Capuano serve perché Buriani o altri possano interferire con l’indagine di Morsiani, quindi c’è un complotto. La smentita del teorema, però, è arrivata dai fatti, tanto che niente di tutto questo si è verificato.

Oggi infatti è attestato, da un provvedimento di archiviazione del Commissario Volpinari sul caso Capuano, che le cose non andarono come insinuato. In via principale perché per ricostruire le anomalie dell’accesso in casa di Capuano, non fu necessario al giudice Volpinari chiedere conto al collega Morsiani sull’indagine titoli. Secondo perché, risulta dall’archiviazione, le due denunce andarono entrambe in capo al commissario Volpinari dopo l’astensione di Buriani.

Sta di fatto, però, che le ricostruzioni – smentite dai provvedimenti giudiziari successivi e anche da testimonianze autorevoli – che hanno alimentato ulteriormente per mesi il teorema del “colpo di Stato”, ebbero la loro genesi in Commissione Giustizia. Tant’è che in questo parallelismo con le vicende del 2006, il consigliere Roberto Ciavatta compie in quella sede la sua ricostruzione, che poi diventerà la vulgata rilanciata fuori.

Disse Ciavatta: “Qualcuno ha prima affermato di non accettare un parallelo di quello che sta succedendo oggi con il 2006; lui stesso non sa se possa esserci un parallelo, ma dal suo punto di vista la situazione è molto delicata e preoccupante. Ribadisce quanto detto l’ultima volta sul fatto che non ha intenzione di avallare attività che possano ledere l’indipendenza della Magistratura e illustra in proposito una sua ricostruzione della situazione. Si dice dispiaciuto che alcuni membri della Commissione abbiano saputo solo oggi delle frequentazioni del giudice Buriani con Guidi, la Lazzari ecc…, fatto a suo avviso arcinoto in tutta la Repubblica. Qualcuno può non essere al corrente di quello che succede in questo Paese, ma altri fingono di scandalizzarsi e questo è per lui ancora più preoccupante. La sua ricostruzione è la seguente: Daniele Guidi dirige Banca Cis, che è di Marino Grandoni. Dentro alla banca di Marino Grandoni c’erano fondi intestati a Confuorti, questi titoli sono stati comprati da Banca Centrale, ma da chi? Da Siotto, la cui moglie dirigeva una delle società di Confuorti. Parte un procedimento – e, precisa, a suo avviso è questa la ragione per cui alcuni spingono affinché siano messi in discussione gli equilibri all’interno del Tribunale – procedimento che coinvolge evidentemente anche alcuni Segretari di Stato, se non altro coloro che erano a conoscenza di questi elementi perché informati dal suo Gruppo. Rammenta che su questo il suo Gruppo ha fatto degli esposti e vorrebbe capire anche in questo caso a chi sono stati assegnati”.

A ricalcare quanto detto da Ciavatta sul “lo sanno tutti”, era il consigliere Denise Bronzetti: “A lei pare chiaro che con l’esposto presentato dal governo ci sia il rischio che il fascicolo che riguarda la vicenda titoli e Confuorti, poi sia trattato da altro Giudice inquirente. Inoltre pensa che siano noti a tutti i legami di cui è stato dato atto poco fa dal Magistrato Dirigente (Buriani-CIS)”.

Il problema sostanziale, però, è che queste affermazioni sollevate in Commissione e mai chiarite in profondità in quella sede, vennero poi riversate all’esterno in conferenze stampa e prese di posizione pubbliche anche in Consiglio, e furono evidentemente tese a delegittimare l’operato di alcuni magistrati nel contempo dichiarando, a parole, di voler sostenere la magistratura.

Questo senza considerare un dato fondamentale: la valutazione di un rapporto, sia esso certificato o sollevato sul “lo sanno tutti”, va presa in considerazione e stigmatizzata se e quando interferisca con l’attività professionale e l’imparzialità. Il che non è stato mai riscontrato. Una considerazione che venne rilevata già in sede di Commissione.

Disse infatti il Segretario alla Giustizia Nicola Renzi in merito alle frequentazioni della vita privata di magistrati: “Osserva che di pettegolezzi e di relazioni più o meno sentimentali che coinvolgono membri della politica, imprenditori, ecc. se ne sentono quotidianamente. In questo caso però viene evidenziato che c’è un dato in più: c’è un dato politico. Lui ad esempio ha sentito la voce che ci sarebbe un rapporto strettissimo di affetto tra qualche professionista, avvocato, e qualche magistrato. Ha sentito la voce secondo cui costantemente politici vengono ricevuti in Tribunale da più Magistrati. Lui in Tribunale non è mai andato. Ha sentito la voce che ci sarebbe un rapporto di vicinanza fra persone che lavorano all’interno del Tribunale e che sono persone. Se si vuole dare rilievo a queste cose, o lo si dà a tutte o a nessuna. A lui non sta bene che in questa Commissione – ed anzi lo ritiene vergognoso – si chieda al Magistrato Dirigente se sa delle relazioni affettive in essere fra questo e quel magistrato, o impiegato del Tribunale, o professionista. Dichiara di essere scioccato da questa cosa e si chiede con che diritto si parli di queste cose in questo ambito. Questo è l’imbarbarimento totale della dinamica politico-giudiziaria, perché su questo si innescano tutte le ricostruzioni legate anche alla politica. Se si vuole andare avanti su questa strada allora si chieda a tutti i Commissari della Legge di comunicare le rispettive relazioni sentimentali, chi frequentano nel weekend, perché personalmente non accetta più che qualcuno venga a dire chi sta con chi. A questo punto vuole sentirlo dalla viva voce delle persone coinvolte. Perché se su questi elementi si costruiscono attacchi politici, ritiene sia doveroso, se il nostro è uno stato di diritto, sentire almeno l’altra versione. Non si può costruire un teorema politico su quello che viene detto da una persona, ancorché autorevolissima e degnissima di rispetto. Oggi viene presentato alla Commissione un teorema politico, che pare risalire ai fatti del 2005, basato sulle amicizie di Brunelli e Guidi: a tal riguardo vorrebbe sentire la loro versione di fronte a queste accuse e si chiede se qualcuno abbia paura di farlo e perché. Vuole sapere se le chiacchiere da palestra sono vere. Vuole sapere chi ha le relazioni con chi e se queste influiscono sulla libertà di giudizio. Vuole sapere se per Alessandro Rossi – che lo tempesta costantemente di messaggi per dirgli che deve essere la sua sponda politica, e al quale non risponde – o per quei cittadini afferenti a partiti che gli chiedono un confronto sulla situazione del Tribunale debba fare un esposto. Semplicemente ritiene che siano messaggi e richieste fatte per un pour parler. Se deve cominciare a pensare che c’è un teorema, che qualcuno carpisce i messaggi a lui scritti da Rossi per metterli da qualche parte allora si sta veramente arrivando alla vergogna”.

Sintetizzò il concetto il consigliere Roberto Giorgetti: “Come ha detto il Segretario, se tali questioni hanno rilevanza in rapporto ai procedimenti giudiziari in corso, benissimo. Tuttavia, se questa è la strada da percorrere, va percorsa per tutti e per tutte le questioni. E’ comunque molto perplesso e preoccupato per questo tipo di inquadramento di rapporti affettivo-sentimentali e per questo tipo di approccio”.

Aggiunse il consigliere Mimma Zavoli: “L’ha delusa il riferimento fatto dal Magistrato Dirigente alle frequentazioni personali, riferimento che denota un profilo di poco rispetto e di poca tutela dei diritti della persona: le ‘frequentazioni amorose’ dei magistrati, le telefonate a viva voce da ·parte di certe persone che mettono in una certa luce figure istituzionali, sono tutti aspetti che, al di là della singola appartenenza politica o ruolo, devono fare riflettere. E’ rimasta basita rispetto a questi collegamenti che si vuole siano letti come collegamenti finalizzati ad inficiare provvedimenti, ad addomesticare situazioni, a distrarre il percorso previsto per legge”.

Il “gossip” in Commissione, venne biasimato, d’altra parte, anche dall’Ordine del giorno del marzo 2018 firmato dalla maggioranza dei magistrati e approvato dal Consiglio giudiziario plenario.

Al punto 13, infatti, le toghe riportano che l’ex Magistrato dirigente “in occasione dell’audizione innanzi alla Commissione Consiliare per gli Affari di Giustizia del 22.11.2017, ha riferito alla Commissione Consiliare per gli affari di giustizia, senza giustificabile necessità, fatti relativi alla vita privata dei colleghi”. Fu anche questo uno dei motivi per cui il Consiglio giudiziario espresse la propria sfiducia, revocando l’incarico all’ex Dirigente.

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