San Marino Fisco. Bocciatura Ocse, PSD: Mularoni si dimetta (Agenzia dire)

 

C’e’ un preciso teorema messo in
campo dal governo dietro gli insuccessi con l’Italia e con l’Ocse. Interessi
inconfessabili da difendere da un lato, scelta non convinta della trasparenza
dall’altro. Dunque e’ tempo di dimissioni, a partire dal titolare degli Affari
esteri, Antonella Mularoni, che gestisce la sua delega come un “affare
privato”. Il giorno dopo la bocciatura, almeno temporanea, da parte
dell’Ocse della normativa sammarinese su trasparenza e scambio di informazioni,
il Partito dei socialisti e dei democratici va all’attacco, annunciando in una
conferenza stampa la volonta’ di portare, forse gia’ nella prossima seduta
parlamentare, una mozione di sfiducia per Mularoni e forse altri esponenti di
governo e degli uffici tecnici.
    “Quanto successo- tuona il consigliere Fiorenzo Stolfi-
fa cadere l’ultima foglia di fico che copriva le vergogne dell’esecutivo”.
Secondo l’ex inquilino di Palazzo Begni, infatti, non solo Mularoni sapeva
dell’esito del report Ocse da tempo, e “ha fatto finta di niente”; ma
conosce anche benissimo i motivi per cui l’Italia non firma l’accordo, vitale
per il Titano, contro le doppie imposizioni. Da oltre confine, infatti, sono
arrivate “richieste precise, ma il governo non risponde perche’ ci sono
interessi inconfessabili da difendere”, che ora, pero’, non possono piu’
essere sottaciuti. Dunque, per Stolfi non e’ solo un fatto di incapacita’,
anche se in due anni “siamo passati da un buon rapporto con l’Ocse alla
bocciatura, ed e’ tutta farina del sacco di questo governo”.  “Chissa’
ancora cosa deve accadere perche’ ammetta di avere un problema”, ironizza
il capogruppo, Claudio Felici, chiedendo al segretario di Stato Mularoni
“onesta’ intellettuale: ha portato a casa una bufala, l’Ocse non apprezza
il lavoro fin qui fatto”. E certo non migliora il giudizio il fatto che
fosse informata di che aria tirava a Parigi gia’ almeno dalla fine di ottobre:
“C’e’ stata reticenza totale e colpevole”. Un giudizio senza appello,
dunque, quello espresso dal Psd, e allargato anche a chi ha gestito in questi
due anni la materia.
    “Le difficolta’ tecniche e politiche dell’esecutivo
sono enormi”, stigmatizza il consigliere Giuseppe Maria Morganti, per cui
“chiunque abbia delle responsabilita’ deve farsi da parte”.
 Essere messi alla pari di Barbados, Seychelles e Trinidad e Tobago non e’
certo un buon risultato raggiunto, tira le fila il segretario del Psd, Gerardo
Giovagnoli: il ritornello che l’Italia non vuole sedersi al tavolo delle
trattative non ha piu’ ragion d’essere, “siamo noi che dobbiamo prendere
l’iniziativa e fare un passo ulteriore. Questo governo sta conducendo il Paese
alla rovina”.

 

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