San Marino. Giovanni Canzio: “Riformare la giustizia ora si può”

Canzio: “Riformare la giustizia ora è possibile. La cultura umanistica resta centrale”

ANDREA ROSSINI – Con l’approdo a San Marino di Giovanni Canzio, primo presidente emerito della Corte di Cassazione, la giustizia ha cambiato marcia sul Titano. Il raffinato giurista e autore di sentenze che hanno fatto epoca ha dato impulso a una riforma che guarda all’Europa, parafrasando il titolo del suo ultimo libro, incentrato però sull’Italia. (…)

Partiamo dal suo ruolo di dirigente del Tribunale di San Marino, i primi numeri sono già positivi, ma quali sono i tempi della riforma? “Il gruppo di lavoro sulle modifiche della procedura penale, comprendente professori e magistrati e che ha visto il coinvolgimento dell’avvocatura, ha consegnato tutto prima dell’estate. È già in corso la discussione parlamentare, in parallelo con l’altra proposta di riforma integrale dell’ordinamento giudiziario. Credo che entrambe le riforme possano essere varate tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo, visto che per marzo 2022 è già fissato il monitoraggio di conformità da parte del Greco, gruppo di Stati contro la corruzione”.

Quali le principali novità nel Penale? “Ci sono varie misure che tendono a rendere più efficienti e veloci le procedure oltre che ad allargare le garanzie difensive che prima erano trascurate. Tre le prime c’è ad esempio la proposta di introdurre il patteggiamento, la tenuità del fatto, misure deflattive, accanto appunto allo snellimento di procedure appesantite da impalcature risalenti a troppi anni fa, come ad esempio quella farraginosa per la ricusazione che ha costretto alla sospensione per mesi del processo sul conto Mazzini”.

Il referendum sull’aborto è un altro segnale di svolta. “Non sapevo neanche esistesse questo reato a San Marino: credo che le cose siano andate come dovevano andare e che sia stata cancellata una figura di reato che tra l’altro, mi è stato detto, non trovava applicazione da decenni”. (…)

Quale giudizio dà della riforma Cartabia? “Un giudizio molto positivo, perché in grado di rimettere in moto una macchina che cominciava essere asfittica. È l’unico momento in cui si poteva fare. La pandemia da un lato ha fatto emergere tutte le carenze, ma dall’altro ci ha portato a una potenziale ricostruzione che attraverso soprattutto i fondi del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) è in grado di offrire quelle risorse senza le quali ogni riforma non ce la fa a camminare. Diventa possibile assumere migliaia di giovani e modificare aspetti strutturali solo grazie al miracoloso e straordinario innesto di risorse finanziarie: se si vuole si può imprimere finalmente una svolta importante e la riforma Cartabia coglie questo aspetto. Parte dalle criticità del sistema e immette fluidità e flessibilità oltre che risorse finanziarie importanti. Tutto questo mi fa immaginare una fase in cui si debba ripartire verso una maggiore autorevolezza ed efficienza della giurisdizione: è una scommessa che oggi è il momento di fare”.

Con una certa dose di ottimismo lei auspica anche una riforma culturale che mette al centro attori dotati di cultura giuridica, ma anche scientifica e umanistica, in particolare i giudici. “Sono propenso nel vedere il bicchiere mezzo pieno e mi pongo in maniera propositiva verso il futuro e le nuove generazioni, al passo con la rivoluzione digitale. Ma è la stessa riforma Cartabia da un lato a coinvolgere i giovani (dopo che si è rivelata ottima l’esperienza dei tirocini negli uffici giudiziari) e dall’altro a esaltare la figura del giudice. La prima parte è incentrata proprio sul riequilibrio dei rapporti con il pubblico ministero, anche nella fase delle indagini. Serve personale preparato. Il legislatore ha messo a punto degli strumenti che vanno monitorati e fatti funzionare. Quello che auspico è che non si perda di vista l’aspetto della cultura più in generale. Perdere di vista l’umanesimo ci porterebbe verso una mera digitalizzazione e un mero efficientismo”. (…)

Articolo tratto da Corriere Romagna

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