San Marino. Gli scontri sulla giustizia non finiscono mai

Nella seduta pomeridiana del Consiglio il dibattito si è focalizzato sulla presa d’atto della graduatoria del concorso per il reclutamento di due giudici d’appello in materia civile e amministrativa, con scambi di accuse tra maggioranza e opposizione.

Ne dà notizia San Marino News Agency, sottolineando nel proprio report che il primo a prendere la parola è stato il segretario di Stato per la Giustizia, Massimo Andrea Ugolini, che ha ripercorso le diverse tappe che hanno portato alla formazione della graduatoria per il reclutamento dei due giudici d’appello, prima di annunciare l’arrivo in mattinata di “una missiva del prof. Barchiesi, dove vengono richieste delucidazioni sul suo esposto”.

“L’ostruzionismo dell’opposizione di allora ha impedito che il punto venisse discusso dal Consiglio – è stato l’affondo di Giuseppe Maria Morganti (Libera) -. Si sono generate delle condizioni di anormalità nel rapporto tra i poteri che non dovevano verificarsi”.

“Il Consiglio era sciolto e quindi non poteva fare la presa d’atto. Eppure c’era chi continuava a spingere. Perché questo interesse della politica a nominare due giudici?”, si è domandato Gian Nicola Berti (Npr), che poi ha aggiunto: “Possiamo permetterci di mettere in tribunale giudici che potrebbero non avere i requisiti?”. Sempre Berti ha condannato le “minacce di sindacato” nei confronti della Reggenza, nel caso quest’ultima non avesse proceduto con il giuramento dei giudici.

Nicola Renzi (Rf) è tornato sul suo operato da segretario di Stato, evidenziando che “per i due giudici d’appello abbiamo utilizzato le stesse identiche modalità di reclutamento usate per il giudice Caprioli”. “I vincitori del bando – ha aggiunto – sono già stati individuati come nemici. Quand’è che la smetteremo di delegittimare questo o quel magistrato a seconda delle opinioni personali, magari fortemente viziate da interessi personali?”.

Per Pasquale Valentini (Pdcs), è rimasto ancora un problema insoluto, ovvero quello relativo “all’equilibrio dei poteri”.

“Non è questa la sede in cui commentare o contestare l’esito di un percorso entrando nel merito di un percorso”, ha invece osservato Matteo Ciacci (Libera).

Iro Belluzzi (Npr) ha puntato il dito sulla precedente legislatura, sottolineando come “determinate azioni venivano portate all’interno del Tribunale in funzione di elementi che forse non piacevano”.

Per Rossano Fabbri (Libera), “finalmente si mette la parola fine a questa pantomima”.

“La nomina di Caprioli – ha rimarcato Manuel Ciavatta (Pdcs) – è avvenuta in un contesto di unanimità totale e non prestava il fianco a letture e interpretazioni”.

“Mi auguro – è l’auspicio del segretario di Stato per le Finanze, Marco Gatti – che finiscano queste lotte che ancora ci sono e sono sotto la cenere. Attraverso una cosa semplice: il rispetto della legge e il rispetto degli organi”.

“Sono convinto della sete di trasparenza e giustizia del consigliere Renzi”, ha detto Alberto Giordano Spagni Reffi (Rete), mandando una stoccata al collega di opposizione, “le stesse che lo hanno portato in delegazione dalla Reggenza per stimolare questo giuramento”. “Se il ricorso viene vinto – ha domandato Reffi – che fine fanno le sentenze dei giudici emesse nel periodo precedente all’esito del ricorso?”.

“La sentenza si critica ma si rispetta: non si può iniziare a delegittimare il Collegio dei Garanti”, ha attaccato Alessandro Bevitori (Libera).

Il segretario di Stato per gli Affari Interni, Elena Tonnini, ha invece parlato della posizione assunta dal Congresso di Stato: “Non essendo chiari quali fossero i nostri doveri, abbiamo ritenuto di avere delle certezze chiedendo un parere all’avvocatura dello Stato e portando una nota al Collegio Garante”.

Clicca qui per leggere il resoconto dei lavori pomeridiani di ieri del Consiglio

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