San Marino. La difesa di Roberti chiede l’assoluzione. Antonio Fabbri

L’informazione di San Marino

Arringa di oltre cinque ore degli avvocato Francesco Pisciotti, Rossano Fabbri e Alessandro Petrillo 

La difesa di Roberti chiede l’assoluzione 

“Il fatto non sussiste o non costituisce reato”

Antonio Fabbri

Associazione a delinquere non provata, e casi di riciclaggio in parte prescritti e in parte carenti della prove del reato presupposto. Questo quanto sostenuto dai difensori di Giuseppe Roberti che sono stato impegnata nelle proprie arringhe per oltre 5 ore nell’udienza di ieri. Questi in estrema sintesi i motivi per cui è stata chiesta l’assoluzione e la revoca dei sequestri a fine di confisca, a fronte delle conclusioni della Procura fiscale che, invece, ha chiesto 10 anni di prigionia e confisca fino alla concorrenza di oltre 26 milioni. 

L’avvocato francesco Pisciotti Ad aprire le conclusioni difensive per conto di Giuseppe Roberti è stato l’avvocato Francesco Pisciotti, del foro di Rimini. “Siamo giunti alla conclusione di questo periglioso procedimento, corposissimo nella sua intensità, con non poche domande che ci dobbiamo porre. Noi, a differenza di chi ci ha preceduto, non abbiamo certezze così radicali in ordine alla colpevolezza di chicchessia in questo processo. Abbiamo visto decine di testimoni sfilare. Alcuni indotti dalle difese, altri portati dall’accusa. Tuttavia se nelle analisi delle carte si dava quasi per assodato il sodalizio criminoso, l’esistenza dei reati presupposti, i fondi illeciti pervenuti agli imputati… tutto questo in dibattimento si è sgretolato”, ha affermato l’avvocato Pisciotti. “Ciò risulta dall’audizione di Francioni, Serra, Cherubini e Veronesi, cioè coloro che hanno svolto le indagini in modo più assiduo. Quanto da questi fissato nelle relazioni, in dibattimento ha perso consistenza”. Secondo l’avvocato Pisciotti, dunque, è da queste testimonianze che sarebbe emerso come non siano provati il sodalizio criminoso, né accertata la provenienza illecita dei denari che si contestano riciclati. “Da queste testimonianze emerge come Roberti rispetto a Finprojet non avesse posizioni di rilievo. Sono gli stessi inquirenti che dicono di non avere elementi per poter dire che Roberti in Finproject avesse un ruolo effettivo. Viene rilevata anche l’assenza di rapporti tra Podeschi e i conti Mazzini. E’ il caso dei 50mila euro con un appunto in cui compare il nome ‘Podeschi’… Francioni e Serra ci dicono che non possono ricondurlo con certezza a Claudio Podeschi. Né sanno di collegamenti tra i membri dell’associazione. Parlano nella relazione di sodalizio criminoso, ma non sanno di rapporti fra di loro” dice il difensore. “Non è stato trovato nessun reato presupposto del riciclaggio. Tutti ci siamo stupiti del perché ci sia una ipotesi di reato senza che vi sia una adeguata ricerca dei reati a monte”. Sulla cosiddetta tangente delle Tlc, l’avvocato Pisciotti richiama la testimonianza di De Magalhaes. “De Magalhaes non si è dimostrato un millantatore perché ha portato Murray a San Marino. Murray ha confermato pur dicendosi molto deluso che i suoi progetti non siano andati a buon fine. Non mi stupisce che a fronte di versamenti per sei milioni 400mila euro circa siano tornati a De Magalhaes, visti gli importi del progetto”. Richiama quindi le testimonianze di Casali, Giri e Prandoni Della Fatta, che facevano parte del gruppo tecnico. “Ci dicono che quella di Andrea Della Balda era una delle proposte esaminate dal gruppo. Se allora non sono illeciti i trasferimenti di denaro per il progetto delle telecomunicazioni, dove è il reato presupposto? Allora si sposta il problema dal riciclaggio alla movimentazione corposa di libretti al portatore. Ebbene tantissimi testimoni ci hanno detto che erano regolari”.

L’avvocato Rossano Fabbri E’ toccato quindi all’avvocato Rossano Fabbri  proseguire l’arringa difensiva di Roberti. “Secondo noi si è fatto di tutta l’erba un fascio, con una generalizzata accusa di associazione a delinquere, in un processo che non sembra più riguardare le persone imputate, ma tutta una parte di storia della Repubblica di San Marino, una disamina politica sui partiti che hanno governato il paese negli ultimi decenni. Avere incentrato questo procedimento su Roberti, non rende ragione alla verità né fattuale né processuale”. Quindi l’avvocato Rossano Fabbri ha sostenuto che tutto il processo si regge sulla contestazione di associazione a delinquere, che tuttavia, secondo la difesa, si sarebbe sgretolata. “A nessuno è sfuggito che il gioco di questo procedimento penale si regge esclusivamente sulla associazione a delinquere, che ha consentito di fare oggi quello che non è stato possibile fare a tempo debito. L’associazione a delinquere tirata fino alla data di emissione dei provvedimenti ha concesso di tenere in piedi tutto questo procedimento”. Quindi ha citato una serie di episodi, dalla Penta immobiliare “da cui – sostiene l’avvocato Fabbri – nasce negli inquirenti l’idea dell’associazione a delinquere e di seguito questa teoria dei cerchi concentrici che si muovono tutti su Roberti fino a Finproject. In realtà è in questo ambito che si cominciano a dire le prime cose non vere. Mularoni afferma che sia stato Roberti ad indirizzarlo su Finproject per dei finanziamenti ai suoi parenti. In realtà Mularoni è il primo che non ammette che in quella società egli stesso e Menicucci avevano degli interessi. Per questo diede in pegno le quote della Penta immobiliare per garantire il finanziamento, e invece dice che lo ha mandato Roberti”. “Tra l’altro, se il collegamento sono le società – dice Fabbri – e tutte le società sono finite negli anni precedenti il 2011, perché l’associazione a delinquere viene fatta durare fino agli anni successivi? La verità è che si è utilizzato un artificio giuridico per cui le indagini stono state possibili solo perché si è contestata l’associazione a delinquere. Anche il sodalizio con Podeschi. Si dice che a un certo punto Podeschi è andato per i fatti suoi. Sarà anche andato per i fatti suoi, però l’associazione a delinquere viene contestata fino al 2015”. La difesa dunque insiste: “L’associazione a delinquere non l’ha mai cristallizzata nessuno ed eventualmente si potrà contestare che singoli politici siano incappati in dei reati, ma credo che ci voglia più di un castello accusatorio che si sgretola solo a guardarlo per contestare il reato associativo”. Poi, l’avvocato Fabbri rileva che l’uscita del suo assistito dal contestato sodalizio criminale sarebbe avvenuta prima, quando venne estromesso dalla Banca Commerciale Sammarinese. Il legale cita come indicativo l’incontro in Bcsm tra Bruscoli, gli allora segretari di Stato Claudio Podeschi e Antonella Mularoni, ed esponenti di Banca Centrale. “Per questo avremmo voluto ascoltare la dottoressa Mularoni e ci rammarichiamo che sia stata ammessa come testimone, avrebbe potuto dirci se si parlò di estromettere Roberti dalla banca. Per noi sarebbe stato importante”. L’avvocato Fabbri ha poi invitato a contestualizzare i fatti contestati e, pur ammettendo il finanziamento ai partiti, sull’acquisto delle licenze di società, di banche e finanziarie, la difesa ha sostenuto che, essendo in vigore decreti che disincentivavano determinate attività, la ricerca veniva fatta sul mercato. “Funzionava così ed era legittimo. Ma se si guardano con gli occhi di oggi le situazioni di ieri, darà 50 anni di prigionia a tutti. Invece da allora è cambiato il mondo. Non si può contestare l’associazione a delinquere ad un intero Paese perché allora quello era il sistema. E se, invece, si ritiene che l’associazione a delinquere ci sia, ci devono essere tutti gli elementi e non ipotesi che tengono su una finzione giuridica. Faccio un esempio. Nelle carte sequestrate a Roberti vi è un documento nel quale nel dicembre 2008 dà incarico a di cercare una società immobiliare ad uno studio commerciale e si impegna a rifondere il 5% se l’avesse trovata. Roberti cerca una immobiliare e la va a cercare sul mercato. Così facevano molti, piaccia o non piaccia. Il grande corruttore la va a cercare sul mercato. Quella è la realtà storica. La questione riguardava tutti. Adesso facciamo i processi alla storia di questo Paese, a quello che dovevamo essere e non siamo stati. Questa non è una cosa intelligente”, ha detto l’avvocato Fabbri che ha anche sottolineato come in tutte le banche, citando le varie testimonianze che si sono avvicendate, prima del 2008 i controlli antiriciclaggio erano pressoché assenti “e nessuno conosceva e rispettava le norme precedenti in materia”.

L’avvocato Alessandro Petrillo Si è concentrato sulle richieste di confisca, l’avvocato Petrillo. In primo luogo ha contestato il provvedimento con il quale, in funzione della accusa di associazione a delinquere, è stato disposto in fase istruttoria il sequestro per equivalente a fini di confisca fino alla concorrenza di almeno 165milioni. “Qualcuno mi deve dire che il profitto di Giuseppe Roberti o della contestata associazione di cui al capo 1, si quantifica nella misura di 165.000.000 di euro. Nessuno si è preso la briga di disporre una consulenza tecnica per capire la movimentazione. In questo processo non c’è traccia di questi calcoli. Sono convinto che lei giudice non abbia gli elementi per giungere ad una analisi di tipo scientifico di questa pertinenza. La Cassazione italiana dice che l’esecuzione della confisca non può eccedere il profitto. Questo calcolo non è stato fatto e se questo è il principio lei signor giudice, in difetto di relazione, non può sostituirsi al Procuratore del fisco, ma se la richiesta è inesatta, deve respingere la domanda. Di fronte a quanto richiesto, ritengo che la richiesta della procura fiscale sia inammissibile e vada respinta”, ha detto l’avvocato Petrillo.

Le richieste della difesa A formulare le richieste della difesa è stato di nuovo l’avvocato Rossano Fabbri. “Questa difesa per il primo capo (associazione a delinquere) ritiene che il fatto non sussista o comunque non consti del reato in genere. Si ritiene comunque che vada valutato quando il suo ruolo personale, che ridiamo non abbia, si sia interrotto. Se fosse come pensiamo noi che al massimo l’apporto di Roberti può arrivare al 2011. Se così è i fatti contestati a Roberti debbano considerarsi in subordine prescritti”. Poi le richieste della difesa per ciascuno degli altri capi di accusa. Il primo, quello dei soldi passati per la famigerata Fondazione: “Quanto al quarto capo di imputazione la difesa chiede che venga assolto, perché il fatto non sussiste, non essendo provata l’illecita provenienza dei fondi sostituiti o trasferiti. In subordine, considerato che le condotte imputate a Giuseppe Roberti costituiscono esclusivamente azioni di sostituzione o trasferimento, mentre l’occultamento è nel caso stato poi realizzato da altri, chiede che venga pronunciata la prescrizione”. Analoghe richieste per altro caso di riciclaggio, relativo ai soldi per la contestata tangente della nuova banca privata e al libretto “Arrivederci”. Poi la contestazione relativa alle movimentazioni tramite Penta Immobiliare dei soldi provento dalla vendita della sede di Banca centrale, pure questi non reputati dalla difesa di origine illecita. E anche in tale caso chiesta l’assoluzione, così come per l’imputazione che richiama il ruolo di Roberti nei finanziamenti di Finproject a parenti di Pier Marino Mularoni. Sulle false comunicazioni social in Penta, la difesa ritiene che non siano punibili “in ragione della normativa vigente all’epoca cui i fatti contestati si riferiscono e in particolare alla necessità del fine di frode verso terzi o verso creditori, pur essendo riconosciuta l’esistenza di irregolarità nella contabilità e nella informativa della società”. Inoltre la difesa sostiene che le condotte addebitate a Roberti siano terminate a novembre 2012. Rileva quindi, in via generale con riferimento alle contestazioni di riciclaggio, che all’epoca delle condotte addebitate era vigente la vecchia norma antiriciclaggio, che prevedeva la non punibilità per chi fosse autore o concorrente nel reato presupposto. “Quindi – ha detto la difesa – Giuseppe Roberti non sarebbe punibile siccome asseritamente concorrente nei misfatti presupposti”. Contestato, infine, il provvedimento di sequestro – e le richieste dell’accusa in merito alla confisca – ritenendolo illegittimo in quanto “generico e immotivato” e chiede la revoca di quanto sequestrato. Così, dunque, la difesa di Roberti.

Oggi e domani tocca ai difensori di Claudio Podeschi e Biljana Baruca

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