San Marino. La fretta della crisi e la prospettiva del mucchione, Antonio Fabbri

La fretta della crisi e la prospettiva del mucchione

Mentre si attendono gli sviluppi dati per imminenti, emergono i possibili scenari

Antonio Fabbri  

Mentre la maggioranza, grazie alle strategie dei vertici di Civico 10, con l’appoggio di qualche più scafato papavero di Ssd, è riuscita, giocando sull’inerzia di Rf, nel non facile compito di ridare centralità alla Democrazia cristiana, tanto che la Tv di Stato all’indomani dell’incontro ne ha intervistato il segretario come se fosse il premier Conte che sta formando il nuovo governo, non si è ancora capito quali contorni avrà questa crisi, da tutti ormai data per certa nell’epilogo, ma incerta nelle forme e nei modi. Ritiro delegazione di governo o dimissioni di trenta consiglieri? Questo appare essere il dilemma, con la certezza che chiunque se ne assumerà le responsabilità avrà pure l’onere di spiegarne le motivazioni.

Ma in politica, si sa, una giustificazione si trova sempre a tutto. E a volte meno plausibile è, più viene spesa e creduta.

Stando alle dichiarazioni di questi giorni pare tuttavia inevitabile che una scelta nel senso della crisi immediata porterebbe alla spaccatura sia C10 che Ssd. Una parte dei primi è convinta di aver ritrovato centralità con la faccenda dell’unanimismo e sarebbe questa la motivazione politica della rottura: non perdere il volemosebbene, da recuperare in prospettiva di accordi elettorali.

Una parte dei secondi è convinta di restare a galla con questo progetto di Libera che però, visto l’andazzo, parrebbe partire già zoppo.

Se dietro a queste posizioni ci sia un accordo politico già fatto e finalità, diciamo così, più concrete e dettate da registi consapevoli, al momento non è dato sapere. Si vedrà.

Ad oggi, e considerata la pastrocchiata legge elettorale, sembrerebbe che si possa andare verso il “mucchione”: tutti, o quasi, da una parte lasciando dall’altra Rf e qualcun altro non determinante e non gradito. Una “conventio ad excludendume” che vedrebbe come assi portanti Dc, quel che verrebbe fuori con Libera e Rete.

Rete, per adesso, resta sorniona e si vocifera abbia qualche problema di rapporti con Mdsi, con il quale qualche mese fa aveva però fatto la lista unica.

Si vedrà se resterà così in vista delle prossime elezioni o se, anche qui, ci saranno spaccature. E’ presto per dirlo, dato che ancora c’è da aggiustare la legge elettorale e ci sono da fare gli adempimenti per il voto, ma a vedere la fretta – comprensibile – che ha l’opposizione, e quella – incomprensibile – che ha qualcuno in maggioranza, i giochi sembrano essere fatti Anche se, salvo intese sotterranee e inconfessabili, fino adesso sembra una crisi al buio.

Tuttavia, per come sono messe le cose ad oggi, se mucchione non dovesse essere, ci sarebbe comunque il ballottaggio.

Allora la balla della rappresentatività esploderebbe in tutta la sua evidenza. Infatti chi dei due partiti o coalizioni andasse al secondo turno, potrebbe arrivare ad ottenere un premio di maggioranza ben superiore rispetto a quello delle elezioni del 2016.

Ecco allora che l’atteggiamento sornione di Rete, ma per la Dc vale lo stesso discorso, potrebbe essere anche rivelatore di una volontà di arrivare da sola al secondo turno e lì massimizzare il consenso e fare da asso pigliatutto. Situazione che spiegherebbe anche il fatto che non ci sia tutta ‘sta volontà di dare una aggiustata alla pastrocchiata – anche se c’è chi non vuole sentirselo dire – legge elettorale, spacciata come capolavoro.

Certo, un capolavoro lo è: di calcolo elettoralistico funzionale più alla restaurazione che alla equilibrata competizione politica e all’alternanza democratica. 

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