San Marino. La maggioranza replica duro: ‘colpi di coda di un potere Finito’

L’informazione di San Marino: la maggioranza replica duro: “colpi di coda di un potere Finito” 

La Commissione Affari di Giustizia ha un nuovo presidente, pro-tempore in attesa che l’organismo si ricostituisca dopo le dimissioni dei tre membri dell’opposizione, ed è Mimma Zavoli, di Civico 10. Questo dopo che la presidenza nella seduta di ieri è stata proposta al consigliere di opposizione del Psd, Giancarlo Capicchioni, che ha però declinato. Le affermazioni dei 25 consiglieri dell’opposizione che parlano di “Colpo di Stato in atto”, i cui responsabili sarebbero governo e maggioranza trovano la ferma posizione dei consiglieri di Adesso.sm

Così Mimma Zavoli esprime “piena e totale vicinanza al Tribunale. In condizioni difficili sappiamo essere assolutamente ligi e fare il nostro lavoro in modo chiaro e preciso. Questa maggioranza ha appoggiato tutte le attività che tribunale, ha messo in atto e ne rispetta il lavoro al massimo delle sue potenzialità. Se qualcuno pensa di trascinarci in assurdi condizionamenti si sbaglia. E’ la volontà di non nascondere nulla che ci fa stare assolutamente dalla parte della legge. La verità forse è un’altra, e cioè che qualcuno non si rassegna a non avere più il potere in mano che gli aveva consentito di muoversi indisturbato nelle pieghe e nelle maglie della legge. La storia è cambiata e la virulenza di minacce e intimidazioni lanciate nei nostri confronti non troverà nessunissima sponda. Troveranno sponda coloro che hanno intenzione di lavorare con noi per il bene del Paese, di confrontarsi in maniera istituzionalmente accettabile, nelle sedi istituzionali deputate. Altro che colpo di Stato, quelli messi in campo dall’opposizione sono gli ultimi colpi di coda di un vecchio sistema di potere”.

Ed Eva Guidi, Ssd, sottolinea: “Le parole sono importanti, non bisogna abusarne né agitarle. Secondo noi, che da giorni riflettiamo su quello che sta accadendo, si sta andando oltre ogni immaginazione. Non si può allarmare la popolazione in un periodo in cui le preoccupazioni sono già tante. Il clima tende ad essere sempre più teso: diffide, esposti, fino ad arrivare al fatto che un consigliere denuncia altri colleghi consiglieri nell’ambito delle proprie funzioni istituzionali. Ebbene, questo non avviene nei regimi democratici. Ci accusano di tante cose: pressioni sul tribunale, connubio tra politica e poteri forti. Ebbene, il Magistrato Dirigente ci ha portato a conoscenza di fatti gravissimi contro il tribunale e all’interno del tribunale. Con documenti consegnati che sono qui. Ed è proprio il contenuto di questi documenti che noi vogliamo portare davanti all’organo che per legge è qualificato, ovvero l’organo garante del potere giudiziario, il Consiglio giudiziario plenario. La questione si riduce a questo. Alla luce di ciò una serie di domande sorge spontanea: perché la minoranza non vuole che queste cose si discutano nel Consiglio giudiziario plenario? Che cosa vuole nascondere la minoranza? Perché tenere nascosti fatti gravi ad un organo che rappresenta l’intera magistratura? E’ invece giusto far conoscere al Consiglio giudiziario plenario i conflitti in atto fra organi e poteri dello Stato. Dunque, noi ribadiamo che la magistratura porti avanti senza indugio tutti i procedimenti in corso. La minoranza vuole ricorrere agli organismi internazionali? Bene, lo facciano: noi non abbiamo alcuna preoccupazione”.

Roberto Giorgetti (Repubblica futura) ripercorre, invece, i fatti più recenti in seno alla Commissione Giustizia: “è il 30 ottobre quando in audizione il magistrato dirigente porta in commissione elementi gravi che prefigurano conflitti tra politica e magistratura, come anche all’interno dello stesso tribunale. Una nuova audizione, poi, è quella del 22 novembre con nuovi elementi – spiega Giorgetti – di preoccupazione nella stessa direzione e tutta l’intenzione dichiarata di fare chiarezza in Consiglio Giudiziario Plenario. A sorpresa e in Aula arrivano le dimissioni del commissario Ciavatta, del commissario Bronzetti e poi del presidente Ugolini, che ha di fatto bloccato ogni possibilità di nuovo confronto, rifiutando di convocare la Commissione, nonostante la richiesta di sei commissari, venendo così meno al proprio mandato”.

E Luca Santolini, Civico 10, chiosa: “Quel comunicato che parla di colpo di Stato in atto è stato inviato da almeno 21 consiglieri che non sanno di cosa stanno parlando, non essendo nella Commissione giustizia. Nelle parole c’è una gravità assoluta. Qui qualcuno mira a procurare allarme tra la popolazione e io mi meraviglio della responsabilità istituzionale che questi si sono presi con questa iniziativa. Non hanno elementi. La loro accusa è quella che c’è una volontà ad intereferire sulla magistratura per fermare procedimenti in atto. Rigetto in maniera assoluta questo attacco e mi faccio primo garante perché questi processi arrivino a conclusione. Mi auguro che si sia arrivati alla fine di una escalation studiata per procurare allarme. E auspico che chi sta facendo ciò stia più attento negli atti che si permette di mettere in campo”.

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