San Marino. Leggi retroattive contro i giudici. Dall’Italia chiedono conto

Dall’Italia chiedono conto delle leggi retroattive contro i giudici

Un paio di domande dai senatori della Commissione esteri mettono in crisi le mire della maggioranza

Antonio Fabbri

Pareva dovesse suggellare gli ottimi rapporti decantati dalla maggioranza con i colleghi italiani, invece, ha messo in luce una serie di perplessità proprio da parte dei membri della Commissione esteri del Senato su alcuni punti cruciali della strategia della compagine governativa. Al di là di quanto ufficialmente comunicato in una nota congiunta che ripercorre la storicità dei rapporti tra i due stati e apre alla possibilità di periodici incontri congiunti anche prima dell’adozione di provvedimenti di comune interesse dei due paesi, i punti dolenti sono arrivati con le specifiche domande di alcuni senatori sulle quali, una volta spenti i microfoni della videoconferenza, non hanno nascosto la loro irritazione alcuni membri di maggioranza.

Così mentre nella sua relazione il presidente della commissione esteri, Paolo Rondelli, è partito dal 1800 per descrivere i rapporti tra i due stati arrivando in circa mezz’ora di relazione al negoziato con l’Ue, diritti ai temi di attualità sono andati i membri della Commissione esteri del Senato, che in sede di dibattito hanno rivolto alcune domande ai colleghi sammarinesi.

La prima è stata la senatrice Stefania Craxi (di Forza Italia) che, nel ribadire “il sentimento di amicizia e la vicinanza con lo Stato del Titano oltre al rispetto della sua sovranità nazionale”, non ha voluto “nascondere alcune preoccupazioni circa la volontà di applicare in modo retroattivo leggi approvate di recente”.

A quel punto il consigliere Denise Bronzetti, ha chiesto di specificare a che cosa si riferisse. E, benché fosse abbastanza chiaro per chi ha seguito gli sviluppi politici dell’ultimo semestre, la Senatrice Craxi ha specificato che si trattava delle norme retroattive in materia di giustizia, evidenziando come vi siano illustri giuristi italiani che prestano il proprio servizio e la propria competenza presso il tribunale di San Marino.

Un rilievo che fa ben capire come i pastrocchi e le ingerenze che la maggioranza con il proprio disegno sta mettendo in campo sul tribunale, non passino certo inosservate subito fuori confine. E neanche a San Marino, ha specificato il consigliere di Rf Nicola Renzi: “Non voglio entrare nel merito di quello che è stato sollevato dalla senatrice Craxi e delle risposte date dalla collega Bronzetti. E’ stata una posizione che anche a San Marino ha fatto e sta facendo discutere maggioranza e opposizione”.

Altro punto dolente sollevato da un altro senatore, Enrico Aimi di Forza Italia. Il Senatore, richiamando i dati che Bcsm ha pubblicato a ottobre scorso sul sistema bancario di San Marino – pubblicazione probabilmente avventata, ma comunque oggi manlevata da responsabilità grazie ad una interpretazione autentica, anche qui retroattiva, contenuta nell’assestamento di bilancio – ha parlato di “dati preoccupanti” da parte di Banca Centrale e ha chiesto se “è a rischio la stabilità del sistema?” Di fatto ha chiesto se lo stato sia in default.

Ha risposto il Presidente della Commissione, Paolo Rondelli, cercando di ridimensionare l’allarme: “Per quel che riguarda Banca Centrale, c’è stata una contrazione della raccolta bancaria degli ultimi anni – ha chiarito – Ciò è legato a una situazione di instabilità del sistema. Uno dei principali scopi delle forze politiche e ridare forza al sistema”.

Del “caso targhe” ha parlato il Senatore Alessandro Alfieri (Pd) “tanti problemi sta creando alle persone confinanti con l’Italia”. “Il ministro degli Interni – assicura – ha messo a punto un emendamento che consentirà di superare tali problematiche”. Tempi precisi, però, non ne sono stati dati.

Insomma, se da un lato è risultato positivo l’incontro congiunto tra le due Commissioni che dovrebbe fare da apripista ad una collaborazione più costante, sono bastate un paio di domande a segnare la debacle, su alcuni temi, del disegno della maggioranza, in particolare sulla giustizia. Così, se la maggioranza e il governo pensavano di poter mettere le mani sul tribunale e, senza che nessuno se ne accorgesse o dicesse nulla, impedire ai giudici di votare, fare interpretazioni autentiche retroattive per cacciare gli indesiderati, portare avanti prevaricazioni se non addirittura ingerenze sul potere giudiziario… ora sanno per certo che queste forzature non sono proprio ben accette oltre confine, a partire dalla vicina Italia.

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