San Marino. Re Nero, ci sono sotto sequestro oltre 11 milioni

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Tra fondi neri e somme riciclate oltre 30 milioni in ballo nel processo di Forlì

Ci sono sotto sequestro oltre 11 milioni che la banca sammarinese aveva depositato presso la “controllata” romagnola

Nella requisitoria descritto il ruolo centrale, per l’accusa, degli ex vertici di Asset definiti dal Pm il Re e la Principessa del nero

Antonio Fabbri 

Ammontano a diversi milioni di euro le somme che, secondo l’accusa del processo Re Nero, sono state riciclate tramite Asset Banca, sotto la guida consapevole, sempre secondo l’accusa, della banca sammarinese che esercitava la propria autorità sulla banca romagnola.

Decine di milioni tra fondi neri e somme riciclate Nell’udienza di Martedì scorso a Forlì, la ricostruzione della pubblica accusa, sulla base dei calcoli del consulente tecnico Giancarlo Ferrucini, ha infatti messo in evidenza come, nell’esame di 15 società che creavano fondi neri extra-bilancio allo scopo prevalentemente di occultarli al fisco italiano, l’ammontare delle somme arrivi complessivamente a 25.839.384. C’è poi il caso del riciclaggio del denaro dell’usura, nel quale si tratta dello sconto di assegni per un importo complessivo di oltre 728mila euro. Altri 2 milioni circa riguardano ulteriori prestiti e affidamenti diversi dalle vicende dell 15 società accusate di accantonare fondi neri. Ci sono poi i 15 milioni di euro che Asset versò su un conto a vista presso la banca di Credito e Risparmio di Romagna e che, secondo l’accusa, servivano prevalentemente per i fidi erogati dalla banca forlivese, realizzando così una retrocessione del nero a favore di chi lo aveva depositato nella banca sammarinese. Di questa somma, che peraltro era pari alla metà del capitale sociale della Bcrr, il saldo rimasto sul conto è di 11.506.441,68 euro, che sono posti sotto sequestro. Complessivamente, insomma, le cifre di cui si parla, tra accantonamento di fondi neri da parte delle società e denaro che si assume riciclato, gli importi superano i 30 milioni di euro. A conti fatti, comunque, qualora dovesse essere accolta la richiesta di confisca per equivalente formulata dal Pm a carico degli imputati, gli importi sarebbero di certo importanti.

Il Re e la Principessa del nero E’ stato messo in evidenza dalla pubblica accusa il ruolo dei vertici della banca sammarinese, ritenuti anche i gestori di fatto anche della banca romagnola. Nella sua requisitoria il Pubblico Ministero Filippo Santangelo, che davanti alla Corte d’Assise presso il tribunale di Forlì ha formulato richieste di condanna pesanti per gli imputati, ha esaminato il ruolo di ciascuno. La richiesta di condanna più elevata, a 10 anni di reclusione, per l’ex presidente di Asset Stefano Ercolani. “Autodefinitosi Re del Nero – ha detto il Pm – il nero era il suo mestiere e il suo piacere”, ha affermato citando le dichiarazioni di un testimone agli atti del processo fatte. “Egli – ha aggiunto il Pm su Ercolani – esercitava un potere decisionale incontrastato con riferimento ad ogni strategia e scelta organizzativa e operativa necessaria alla realizzazione degli scopi delittuosi perseguiti dai due istituti di credito, ponendo in essere condotte idonee a identificarlo quale promotore, costitutore e organizzatore dell’associazione criminosa”. Nelle conclusioni il Pm ha aggiunto : “Durante l’ispezione della Banca d’Italia, pur di sanare la situazione, propone l’azzardata mossa – rispetto all’occultamento dei veri rapporti Asset – Bcrr – di nominare direttore la fidatissima e sammarinese Tabarrini, sconsigliato dagli altri che temevano un’esagerata emersione delle sinergie. Ercolani si occupava, altresì, del coordinamento delle attività di raccolta di capitali “neri” svolta nel territorio italiano, in seguito ripuliti e messi in circolazione anche mediante il passaggio dallo “sportello” forlivese; a tal fine, egli impartiva le necessarie prescrizioni ai propri collaboratori sia della Asset Banca sia della finanziaria Smam, sia della Bcrr”. Altrettanto pesante è stata la richiesta del Pm per l’ex direttore di Asset. Otto anni chiesti a carico di Barbara Tabarrini. “Braccio destro del presidente Ercolani”. Ricostruendo l’episodio del dipendente Cicchetti, fermato con il contante in nero prelevato da un cliente, il Pm dice: “Tabarrini raccoglieva il resoconto del collaboratore, forniva le indicazioni sul comportamento da tenere con le autorità e precostituiva testimoni falsi a sostegno della versione del dipendente. Sono significativi, altresì, i contatti tenuti con i collaboratori dell’Asset e le istruzioni loro impartite in relazione alle varie vicende di raccolta abusiva del denaro e i rapporti avuti con i vertici della Bcrr, in collaborazione con Ercolani, nelle operazioni illecite di erogazione del credito”. Il Pm cita anche le rassicurazioni di Ercolani e Tabarrini circa “la riservatezza bancaria che vigeva presso l’Asset”, dato che “a San Marino nessuno poteva andare a mettere il naso, non c’erano controlli da parte della autorità italiane, anche quella giudiziaria…” dice il Pm citando le dichiarazioni di un testimone. Quindi conclude la pubblica accusa: “Dunque, la ‘Principessa del nero’”.

I vertici Asset si sono tuttavia sempre detti innocenti. Attese, ora, le arringhe difensive che dovrebbero iniziare il 20 febbraio. Poi ci sono udienze già fissate per il 6 e 20 marzo e per il 10 e 14 aprile. La sentenza potrebbe quindi verosimilmente arrivare prima dell’estate. 

 

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