San Marino. Referendum Salva Stipendi: “Basta paralisi contrattuali per chi lavora in fabbrica”

Referendum Salva Stipendi: “Basta paralisi contrattuali per chi lavora in fabbrica”

SAN MARINO 18 OTTOBRE 2013  – Il Referendum Salva Stipendi nasce dalla paralisi contrattuale del settore industria: per quattro anni ottomila lavoratori sono rimasti senza contratto a causa delle ingiustificate chiusure dell’Anis. Un lungo immobilismo che, dentro una crisi devastante, è costato molte ore di sciopero e una perdita secca del 4.5 % delle retribuzioni.

Il Referendum del 20 ottobre vuole impedire che tutto questo si ripeta. “Vogliamo  -sottolinea Marco Tura, del comitato promotore- difendere il potere di acquisto delle buste paga anche quando i contratti sono scaduti, impedire così perdite di tempo nei rinnovi contrattuali e continui conflitti sociali.

Chiarissimo, del resto,  il quesito referendario: “Volete voi che, fino al rinnovo dei contratti collettivi di lavoro scaduti, le retribuzioni dei lavoratori dipendenti siano rivalutate al primo gennaio di ogni anno di un importo pari alla percentuale di inflazione rilevata nell’anno precedente dall’Ufficio Informatica, Tecnologia, Dati e Statistica dello Stato?”

“Poche, righe- prosegue Tura– che abbiamo elaborato in collaborazione con esperti del lavoro dell’Università di Urbino e che in pochi giorni sono state sottoscritte da duemila sammarinesi”.

Molto chiare, ha continuato Tura, anche le parole del Collegio dei Garanti, che ha dato il via libera al Referendum Salva Stipendi: “Il gruppo di professori, costituzionalisti  e magistrati ha spazzato via qualsiasi dubbio sul possibile contrasto tra la libera contrattazione e l’aggancio delle buste paga  all’inflazione nei periodi non coperti da contratto”.

Hanno infatti scritto i saggi:  il Referendum “non comprime l’autonomia collettiva ne si pone in contrasto con il principio di libertà contrattuale, che resta lo strumento principale di attuazione del principio dell’equa retribuzione”.

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