San Marino. Reggenza Carattoni – Fiorini, rigettata dal Collegio Garante l’azione di sindacato

L’Informazione di San Marino

Collegio Garante rigetta l’azione di sindacato contro la Reggenza Carattoni – Fiorini

La difesa ha sostenuto la “assoluta infondatezza di questa azione, strumentale e con il dubbio obiettivo di portare lo scontro politico in questa sede”

Antonio Fabbri

“Considerata la delicatezza della questione, decideremo subito”, così il presidente del Collegio Garante di Costituzionalità delle Norme, Giovanni Guzzetta, ha congedato ieri le parti dopo l’udienza dibattimentale, annunciando che in giornata i saggi avrebbero proceduto alla lettura del dispositivo. Così è stato e attorno alle 16 di ieri, dopo circa un’ora di camera di consiglio, è arrivato il verdetto che ha rigettato l’azione di sindacato della Reggenza FioriniCarattoni, che era stato promosso dalle opposizioni. Il Collegio non ha inoltre ritenuto sussistenti i presupposti della denuncia temeraria per la trasmissione degli atti al tribunale.

Dunque i Garanti chiudono con il rigetto l’azione di Sindacato nei confronti dei “decorsi Capitani Reggenti”. Le motivazioni saranno depositate nei termini di legge. Prima della decisione i Garanti hanno dato corso all’udienza dibattimentale. Nella mattinata hanno valutato l’ammissibilità o meno dei testimoni richiesti dai ricorrenti. Nessuno dei testi è stato ammesso, salvo la dottoressa Eleonora Liberotti, Dirigente della Finanza Pubblica, ma solo in ordine a tre domande ritenute pertinenti dal Collegio.

L’escussione della testimone Dall’ascolto della testimone è emerso come la Reggenza, per il tramite della Segreteria istituzionale, tra la prima e la seconda lettura della legge di bilancio nel dicembre scorso, avesse chiamato a Palazzo la dottoressa Liberotti che poi si confrontò, per fornire i chiarimenti richiesti, con il Segretario alle Finanze e il Direttore di dipartimento. Alla domanda, poi, se la legge di bilancio approvata prevedesse la copertura, la risposta ha confermato la copertura per il bilancio 2018 per 35 milioni di euro. Specificando, a richiesta dell’avvocato Berti, che i “bilanci di previsione per il 2019 e 2020 non hanno valenza autorizzatoria” non essendo bilanci economici, ma finanziari.

L’intervento dei ricorrenti Per i ricorrenti – sette consiglieri di opposizione più un esponente di ciascuna forza politica della minoranza – è intervenuto l’avvocato Gian Nicola Berti che ha, in prima battuta, letto una dichiarazione dei ricorrenti stessi. “Le ragioni che ci hanno spinto a presentare l’azione di sindacato – hanno scritto nella nota letta dal legale – non sono da collocarsi nelle dinamiche della contrapposizione politica, ma di salvaguardia della Suprema Magistratura dal pericolo di uno sviamento dei propri compiti, che sia la Legge sui Capitani  Reggenti, sia la Carta dei Diritti le attribuiscono, ricorrendo nostro malgrado ad utilizzare strumento forte come sindacato della Reggenza, a tutela dei supremi garanti dell’ordinamento costituzionale. Questo ruolo – ha proseguito l’avvocato nella lettura della nota – dà ai Capitani Reggenti il potere di vigilare, sino al potere di rinviare le leggi al Consiglio, qualora la Reggenza non ravvisi conformità. Questo per vale per qualunque legge, ma a maggior ragione per la legge di bilancio”. Così i presentatori della azione di sindacato.

L’avvocato Berti Ha aperto la serie di conclusioni dei difensori l’avvocato Gian Nicola Berti, presentatore dell’azione di sindacato per conto dei dieci esponenti dell’opposizione. “Nel primo passaggio voglio rappresentare una sorta di senso di colpa che ho avuto nel leggere le memorie difensive dei Reggenti. Questo senso di colpa imputabile alla maestria difensiva dei colleghi che hanno spostato il focus della gravità del contesto e di quanto non è stato posto in essere alla supposta incomprensibilità dell’azione. Anziché entrare nel merito del vulnus sollevato dei principi costituzionali, si è cercato di spostare l’attenzione su una contrapposizione politica che sembra non avere fine in questo paese. Invece le finalità perseguite sono quelle di voler fissare in modo ineludibile il ruolo della Reggenza come istituzione di garanzia per qualunque cittadino”.

Poi l’avvocato Berti è passato a illutrare gli articoli di legge contestati. “Riteniamo che siano stati violati i principi della Carta dei Diritti, la Legge Costituzionale e principi della legge contabile sammarinese”. L’avvocato Berti parla della promulgazione di un “bilancio falso” pur avendo scelto di usare nel ricorso la parola “irriguardoso” delle norme. Ha quindi sostenuto che “lo stesso Fondo monetario constata la falsità del bilancio dello Stato, anche se non usa questo termine per riguardo a San Marino”. L’avvocato Berti ha parlato di “atti rilevanti per cui si è parlato a lungo se accollarsi mezzo miliardo di euro a carico dei cittadini”. Il riferimento è al buco del bilancio di Cassa di Risparmio.

Per il legale il combinato disposto delle diverse norme “consente di individuare come la violazione vi sia stata in quel momento particolare in cui la politica era arrivata a punto di non ritorno e nel quale la Reggenza avrebbe dovuto invitare tutte le parti a trovare una soluzione. Perché la soluzione era possibile. Per questo riteniamo che quel comportamento sia censurabile, o meglio non proprio censurabile perché non è comportamento particolarmente grave, ma ecco, forse i ricorrenti si aspettavano troppo dall’esercizio di un potere così importante”.

Secondo l’avvocato Berti: “in questo caso andava fatto valere il principio di sostenibilità della finanza pubblica, invece in un’unica posta si è inserita nel bilancio dello stato una perdita di mezzo miliardo”, ha detto l’avvocato Berti. “La Reggenza avrebbe potuto fare qualcosa di importante. Non lo ha fatto e si è appiattita in un momento particolarmente delicato. Non mi è piaciuto per niente – ha poi aggiungo il legale – portare la vicenda su una bagarre di carattere politico. Dovevamo essere uno stuolo di avvocati, poi sono rimasto solo io. Ma ho avvertito i ricorrenti, che mai, prima di parlare in questo consesso, avrebbero dovuto spiegare, intervenire commentare privatamente o pubblicamente l’azione di sindacato, perché non è corretto speculare sulla Reggenza. E le uniche note stonate sulla stampa, partono da diversa posizione politica che nulla ha a che fare con persone che sono tra i ricorrenti. Il problema è di tutt’altra natura e non politico. Promulgare la legge di bilancio o rinviarla al Consiglio era facoltà dei Reggenti, è vero. Però è l’enormità dell’effetto a cui si aggiunge il problema di carattere reputazionale, perché non è bello vedere per il mondo che la Repubblica di San Marino di accollarsi una spesa di oltre mezzo miliardo senza prevedere la copertura nei conti pubblici.  Il danno è questo. La parte resistente ha chiesto di mettere le spese a carico dei ricorrenti. Noi non abbiamo nessuna richiesta da fare, perché sappiamo già che dovremo farci carico di ben altre spese”, ha concluso l’avvocato Berti.

L’avvocato Alberto Selva “Il rimprovero che viene mosso è un ‘non fatto’ per non avere esercitato il potere di rinvio al Consiglio. Ma così non è, perché i Capitani Reggenti non hanno violato alcun precetto contenuto nelle norme che regolano i loro poteri. Non hanno violato alcun dovere istituzionale. Il rimprovero riguarda una inattività del tutto lecita, del tutto possibile, rispetto all’ambito di poteri e attribuzioni”.

Richiamato,quindi, l’articolo della legge costituzionale sulla Reggenza contestato dai ricorrenti che prevede: “Prima di promulgare una legge, qualora si ritenga una non conformità, formale o sostanziale, della stessa ai principi contenuti nella Dichiarazione dei Diritti, possono, con messaggio motivato al Consiglio Grande e Generale, chiedere una nuova deliberazione. Se il Consiglio approva nuovamente la legge questa deve essere promulgata”.

Il legale ha evidenziato due punti in cui è sottolineata, nella norma, una “ampia discrezionalità, in senso giuridico, nella promulgazione delle norme da parte della Reggenza: ‘se si ritenga’ i Reggenti ‘possono’ rinviare al Consiglio, e non hanno alcun dovere o obbligo di farlo”, ha sottolineato l’avvocato Alberto Selva.

L’avvocato Elia Santi “Pongo l’attenzione di questo Collegio sul fatto che i Capitani Reggenti non avessero alcun tipo di obbligo in ordine alla promulgazione o meno. Anzi, in corso di dibattito consiliare – ha detto l’avvocato Elia Santi – ammisero la votazione su un ordine del giorno dell’opposizione che chiedeva il non passaggio al voto della legge di bilancio. Odg respinto addirittura con due voti in più rispetto a quelli della maggioranza. I Reggenti si sono più che spesi per garantire imparzialità del loro ruolo”. L’avvocato Santi ha parlato di “assoluta infondatezza di questo sindacato, che si ritiene strumentale e, data la qualità dei proponenti, non può che ingenerare più che un dubbio sull’obiettivo dell’azione: o chi ha proposto il sindacato era conscio dell’inconsistenza dello stesso ed ha voluto portare lo scontro politico in sedi non deputate come questa e alzare i toni in maniera scorretta, oppure coloro che hanno sottoscritto il ricorso non hanno compreso cosa vi fosse scritto, conclamando una assoluta inadeguatezza del ruolo ricoperto. Da cittadino non saprei quale delle due augurarmi ed augurare al Paese”.

Il collegio difensivo ha quindi chiesto il rigetto della richiesta e la condanna alle spese dei ricorrenti, ma anche una statuizione relativa alla “denuncia temeraria” con la trasmissione al tribunale per quanto di competenza.

L’avvocato Paolo Reffi L’avvocato Paolo Reffi ha posto l’accento su alcuni aspetti tecnici. “E’ stato sollevato dai ricorrenti il fatto che con decreto sia stata autorizzata la garanzia dell’Eccellentissima Camera sulla perdita di Cassa. Questo decreto non costituisce di per sé una garanzia, che formalmente non è ancora avvenuta. Perché?  Perché Cassa deve ancora approntare un piano industriale. Solo in seguito a questo si conoscerà l’entità della garanzia nel suo ammontare e nel tempo. Finché non sia formalizzata, non se ne può parlare. E’ quindi giusta la previsione contenuta nel bilancio del 2018 di inserire una spesa di 35 milioni, non inserendo altre voci ancora in corso di definizione.  Se Cassa dovesse approntare il piano industriale nei prossimi mesi, sarà possibile intervenire con l’assestamento di bilancio. E di questa garanzia formalmente prestata sarà possibile tener conto nel bilancio consuntivo. Se questo sindacato dovesse essere ammesso – ha aggiunto inoltre – dobbiamo tenere conto che nel bilancio sono previste decine e decine di voci, e se la Reggenza fosse tenuta e verificare ogni voce e la relativa copertura, io credo che non ci sarà più una Reggenza che promulgherà una legge di bilancio. Quindi chiedo che richiesta dei ricorrenti venga respinta”.

Gli interventi degli ex Reggenti Come previsto dalla norma, il Collegio ha dato quindi la parola agli ex Reggenti.

“Ci sono Reggenze – ha detto il consigliere Matteo Fiorini – che vivono e amministrano periodi di pace dal punto di vista politico, e altre che guidano periodi come quello da noi vissuto, invaso da tensioni e comunicazione politica sopra le righe. In tali periodi anche la pressione sulla Reggenza aumenta, il sindacato è senza dubbio vissuto come una variabile possibile, ma viene anche adombrata come ipotesi da alcuni e utilizzata come strumento di pressione. Opzione prevalentemente nelle mani degli schieramenti politici di opposizione. Eppure non si dovrebbe vivere il sindacato come strumento di pressione per il controllo sulle scelte”. Poi il consigliere Fiorini ha mosso una ulteriore riflessione: “Sarebbe stata più da sindacare, come fatto da alcuni membri, la scelta della promulgazione o era più da sindacare una eventuale non promulgazione? La domanda va rivolta alla coscienza di chi decide ciò che sia più giusto. Credo che sarebbe stata maggiormente sindacabile l’ipotesi di non promulgare la legge di bilancio che avrebbe condotto il paese verso l’esercizio provvisorio”. E ancora: “La volontà del Consiglio si è espressa due volte, prima rigettando l’odg dell’opposizione ed esprimendo la volontà di votare la legge e, poi, approvandola. Sarebbe stato a quel punto più sindacabile la promulgazione o un ulteriore rimando al consiglio? Con questo spirito, con il senso di equilibrio, e con la volontà di comportarsi sempre super partes, i Reggenti hanno gestito anche questo passaggio, come i restanti momenti difficili del semestre. Confidiamo che ci sia riconosciuto anche e soprattutto oggi”.

Richiamando le conclusioni del collega ha aggiunto un “ulteriore dispiacere” l’ex Reggente Enrico Carattoni. “E’ stata sostenuta anche oggi dall’avvocato Berti la volontà da parte nostra di spostare il dibattito politico in questa sede. In verità è qualcun’altro che ci ha chiamato qui. Quella dell’avvocato Berti è una affermazione destituita di ogni fondamento. Come quella che a mezzo stampa sarebbero state da noi espresse posizioni sull’azione di sindacato: faccio presente che non è stata fatta da noi la pubblicazione integrale su internet del ricorso depositato, ancora prima che prima che ci venisse notificato. Respingiamo pertanto tutte le accuse che ci sono state mosse”. Una infondatezza di accuse sancita, poi, dalla decisione del Collegio Garante.

 

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