San Marino rilancia il dialogo con l’Italia. IlSole24Ore

Sole 24 Ore

San Marino
rilancia il dialogo con l’Italia

Adriana Cerretelli

 

Fisco internazionale.

 Da Bruxelles San
Marino rilancia il dialogo con l’Italia

È venuta a Bruxelles a parlare di Europa ma oggi il suo
maggiore cruccio sono i rapporti con l’Italia. Negli incontri alla Commissione
ha discusso dell’integrazione di San Marino nel mercato unico senza arrivare
all’adesione alla Ue perché, spiega Antonella Mularoni, «sarebbe irrealistica
per i micro-Stati con risorse umane insufficienti per stare al passo con gli
altri». Per il Titano, Monaco, Andorra e Liechtenstein, Bruxelles sta studiando
una partnership speciale, qualcosa di più dello spazio economico europeo (See)
ma di meno dell’ingresso a pieno titolo nell’Unione. «I negoziati potrebbero
cominciare in giugno» annuncia il segretario di Stato agli Affari Esteri di San
Marino. Che subito dopo va al punto che più le preme, l’Italia. «L’accordo
sullo scambio di informazioni fiscali non c’è perché l’Italia non lo firma. Noi
siamo disposti a discutere di tutto per cercare una soluzione e vedere se ci
sono altre ragioni ostative. Però per farlo bisogna essere in due».
L’incomunicabilità con il grande vicino danneggia e molto l’economia del Titano.
Secondo il rapporto di ieri del Fmi «il rafforzamento delle relazioni con
l’Italia, la ristrutturazione del sistema finanziario e più trasparenza sono
essenziali per riposizionarla con successo, dopo l’allentamento del segreto
bancario e l’adozione di norme più in linea con gli standard internazionali».
In realtà l’incomunicabilità regna soprattutto con il ministero dell’Economia.
Stupirsi? Il paese è sulla black list, è accusato di favorire evasione fiscale
e riciclaggio, non considera reato gli illeciti fiscali. Mularoni però contesta
punto su punto. «Ormai siamo sulla lista nera solo in Italia Quando siamo
andati al Governo nel dicembre 2008 ci siamo fatti consigliare dall’Ocse le
riforme da fare. Le abbiamo fatte, alleggerendo tra l’altro il segreto
bancario. Tanto che abbiamo stipulato ben 30 accordi bilaterali su doppia
imposizione e scambio di informazioni fiscali». Però con l’Italia ancora
niente. Perché? «Certo non per colpa nostra L’Italia è il primo paese con il
quale abbiamo negoziato il trattato sulla doppia imposizione nel 2002. Mai entrato
in vigore perché Roma voleva che prima ci adeguassimo agli standard Ocse.
L’abbiamo fatto. Nella primavera del 2009 abbiamo negoziato un protocollo di
modifica all’accordo inserendovi quegli standard. Dal giugno 2009 tutto è
pronto per la firma». Mularoni non capisce le ragioni della latitanza italiana.
«Inizialmente l’avevamo attribuita allo scudo fiscale. Oggi ci è
incomprensibile anche se vorremmo quella firma per uscire dalla blacklist, che
mette in crisi l’economia e la nostra industria con un eccesso di adempimenti».
Sul riciclaggio San Marino non è però senza macchie. «Moneyval, l’organismo
europeo che sorveglia leggi e prassi nazionali di contrasto a riciclaggio e
terrorismo, di cui siamo membri, ha tolto il nostro paese nel settembre 2009
dalla procedura rafforzata. Da allora non siamo più uno Stato canaglia e da
allora abbiamo fatto altre riforme». Da voi l’illecito fiscale tuttora non è
reato. «Non è vero, è solo punito in modo meno duro che altrove. Comunque
abbiamo meglio definito il reato di falsa fatturazione ora sanzionato più
pesantemente. Abbiamo abolito le società anonime e limitato il segreto bancario
nel senso auspicato dall’Ocse». La ristrutturazione in corso del sistema
bancario, continua, ha ridotto da 5o a 3o le finanziarie oggi soggette a
«verifiche e ispezioni rigorose». In breve, a sentire Mularoni si direbbe che
per l’Italia ormai è tempo di normalizzazione.

Condividi


Per rimanere aggiornato su tutte le novità iscriviti alla newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy