San Marino, tra Iva prepagata e frontalieri vessati

Decisamente brutto questo inizio d’anno. Come se già non bastasse la sfortuna (evoluzione questione matrimoni, ‘incidente’ Ferrari nera),  il Governo si è messo scientemente a complicare ulteriormente i rapporti con l’Italia. E proprio quando tutti riconoscono che solo dopo la risoluzione delle difficoltà in tali rapporti,  ci si può mettere realisticamente a progettare il rilancio della economia.
Già era sembrata poco ponderata la decisione di andare a modificare la tassazione sui redditi da lavoro a sfavore dei frontalieri. Ma almeno c’è stato un dibattito  in Consiglio, anche se avvenuto non certo in ore di massimo ascolto.
Del tutto inaspettata, invece,   perché presa in assenza di qualsiasi considerazione pubblica, la scelta  del governo di non prolungare il decreto sul prepagamento dell’Iva nella movimentazione di merci ritenute a rischio  frodi carosello: telefonini, computer, eccetera. Decreto i cui effetti sono scaduti il 31 dicembre 2010.
Secondo voci correnti sul web, pare che, da zone italiane che necessitano di una particolare vigilanza, già si sia ripreso ad operare come prima del 1° maggio 2010,  quando detto decreto è entrato in vigore. Allora fu il Segretario di Stato Marco Arzilli, a spiegarne le motivazioni: stroncare ogni illazione circa il sospetto che il governo sammarinese possa essere tacciato di complicità con i malavitosi usi ad adoperare società di diritto sammarinese per le loro triangolazioni  a danno dell’erario italiano.

Decisamente incomprensibile, dunque, la scelta del governo in merito all’Iva, presa in questo inizio 2011. Le  dichiarazioni rilasciate, nelle scorse ore, dallo stesso Segretario di Stato Arzilli, ad esempio a ItaliaOggi,  non sono di grande aiuto.

(articolo di Marino Cecchetti, pubblicato anche su L’Informazione di San Marino)

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