Sulla riforma pensionistica

Sulla riforma pensionistica

Pensioni in equilibrio fino al 2020. Superata questa data, il sistema previdenziale sammarinese ritornerà in rosso. Senza contare il già pesante deficit dei fondi pensione di artigiani e commercianti, che costano alle casse pubbliche un esborso di 12 milioni di euro all’anno. E’ il limite, più volte segnalato dalla CDLS, della riforma pensionistica varata nel 2005 ma non ancora completata. I calcoli attuariali confermano invece l’urgenza di riprendere il cammino riformatore.

Tutti concordi che la riforma del 2005 ha salvato dal disastro finanziario le pensioni sammarinesi attraverso l’aumento delle aliquote, la diminuzione del tasso di sostituzione e l’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni per tutti. Ma il miglioramento portato al sistema non durerà all’infinito.Le ultime stime della Segreteria di Stato alla Sanità sull’andamento dei fondi previdenziali risalgono all’anno scorso. Dei sette fondi pensione, quello dei lavoratori dipendenti, che ha una incidenza molto più alta rispetto agli altri, presentava un attivo di oltre 30 milioni di euro, con più di 5.300 pensioni erogate. Col segno positivo anche i fondi dei liberi professionisti e degli agenti e rappresentanti.

Continua invece il profondo rosso per i fondi di commercianti, artigiani e agricoltori. Il primo presentava un disavanzo di 6 milioni e mezzo di euro, il secondo ne registrava uno di 4 milioni e mezzo, mentre quello degli agricoltori presentava un passivo di quasi 2 milioni e mezzo di euro. Deficit che viene ripianato ogni anno, prelevando risorse dal bilancio dello Stato. C’è da dire che l’ammontare del fondo pensioni accantonato fino a oggi si aggira tra i 220 e 230 milioni di euro. Tuttavia, si tratta di un patrimonio da salvaguardare, perché il numero degli assegni previdenziali erogati è in continua crescita: sul Titano i pensionati sono quasi 7 mila (6.922 per l’esattezza) e la maggioranza (4mila) percepiscono una pensione mensile attorno ai mille euro.

L’attuale equilibrio è stato monitorato da uno studio dell’Università Cattolica di Milano: “Gli effetti dei futuri scenari demografici ed economici sul livello di equilibrio del sistema previdenziale della Repubblica di San Marino: i risultati del modello attuariale”, pubblicato dalla collana editoriale Schult’z. I risultati dello studio, presentati nel settembre 2008 in un convegno della CDLS, prevedono il 2020 come data limite oltre la quale il sistema pensionistico entrerà in crisi, ricominciando a produrre un disavanzo. Un campanello d’allarme che la Confederazione Democratica ha ripetutamente suonato, sottolineando soprattutto il rammarico per il mancato decollo della previdenza complementare, che si configurava come parte integrante del progetto riformatore del 2005.
Ora il cammino è ripreso: il governo martedì scorso ha riaperto il confronto con le parti sociali annunciando la presentazione di un progetto di legge entro la fine dell’anno. Progetto che prevede l’introduzione anche a San Marino della previdenza complementare. “Finalmente si torna a pensare al futuro previdenziale dei nostri figli e nipoti”, ha subito sottolineato il segretario CDLS, Marco Beccari, in attesa che si inizi l’approfondimento tecnico del nuovo piano di riforma.

Condividi


Per rimanere aggiornato su tutte le novità iscriviti alla newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy