Tremonti si è giocato il futuro con Milanese. Claudio Antonelli, Libero

LIBERO (10 novembre 2011)

Tremonti s’è giocato il futuro 

Claudio Antonelli

Dal caso Milanese, per Giulio è stato un susseguirsi di errori. Ha perso la poltrona e adesso nessun esecutivo lo sceglierà

Forse passerà alla
storia come l’ultima Tremontata. Come lo sgarbo prima che il governo dica bye
bye. In linea con gli spigoli caratteriali che hanno contraddistinto da tre
lustri a questa parte Giulio Tremonti, con un acuirsi di angoli proporzionale
alla cavalcata degli spread, l’economista di Sondrio ha girato a Brunetta (lo
stesso che in un fuori onda aveva definito «un cretino che non capisce niente»)
con 4 giorni di ritardo e solo 12 ore prima degli incontri ufficiali la lettera
dettagliata dell’Unione Europea contente tutti i quesiti che sarebbero stati
posti durante la visita ufficiale degli emissari di Bruxelles accompagnati da
quelli del Fmi.

Dopo aver incontrato la mezza troika (Ue e Fmi)
destinata all’Italia il ministro alla pubblica amministrazione dice che tutto è
andato bene ma prende carta e penna e scrive a Berlusconi: «La cosa più grave è
che la documentazione e i quesiti sottoposti dall’Europa all’Italia e, per
competenza, a questo Ministero, pur essendo stati inviati al Ministero
dell’economia il giorno 4 novembre, ci sono stati trasmessi solo ieri sera 8
novembre alle ore 20.47, per un incontro che si sarebbe svolto oggi alle 9». Una
dimenticanza direbbero i meno maligni, la stessa che di fatto ha spinto il
ministro dell’Economia a omettere in sede europea numerosi interventi di
risanamento già approvati dall’Italia tanto che in questi giorni ce ne chiedono
conti e parallelamente. E forse per poter apertamente dire a Berlusconi: il
problema dei mercati sei tu, vattene. Senza però rendersi conto che il posto
l’ha perso lui, Giulio: non avrà più la poltrona nel governo che ha contribuito
a danneggiare, ma probabilmente non siederà in nessun esecutivo tecnico.
Figuriamoci se, dopo le eventuali elezioni, qualcuno lo richiamerà in via XX
Settembre.

Di fatto la crisi l’ha resto disoccupato. Che peccato, però.
L’amicizia tra gli italiani e il super ragioniere era partita bene e cresciuta
ancor meglio. La sua linea dura è stata fondamentale per i bilanci del 2008,
2009 e pure del 2010. Quegli spigoli caratteriali che ora lo rendono di fatto un
esiliato in casa negli anni scorsi sono serviti a tenere a bada il classico
temperamento latino dei politici italiani e hanno riportato il deficit/Pil
addirittura sotto le stime. A una soglia che se oggi non fossero saltati tutti i
parametri, Francia e Inghilterra ci invidierebbero. Eppure, come spesso succede,
alla storia passeranno gli ultimi mesi; le ultime uscite. Quelle successive alla
vicenda Marco Milanese, l’ex braccio destro cui Tremonti pagava in cash
l’affitto di casa, ora accusato di una serie di reati legati all’uso del potere.
Fuori e dentro la Guardia di Finanza che lo ha visto con la divisa di capitano.

Forse Giulio pagherà anche l’arroganza, politica si intende, che lo ha
sempre spinto a non prendere la tessera del Popolo della Libertà e farsi
sostenere dalla Lega senza mai dirsi leghista. Col risultato che potrebbe
trovarsi fuori da qualunque prossimo governo. L’arroganza filosofica che lo ha
reso un tecnico prestato alla politica che si scopre poi a dover fare politica
per sostenere le proprie manovre dagli assalti tecnici dei mercati. Gli stessi
da cui spesso ha pensato di essere immune. La City per molto tempo lo ha amato e
le istituzioni internazionali con le quali non si è mai allineato lo portavano
contemporaneamente a debita distanza e sul palmo della mano. L’inchiesta
giudiziaria attorno a Milanese poi sembra avergli fatto perdere lucidità e le
cose, come tutti sanno, sono rotolate. Al redde rationem si contano gli sforzi
finiti male. Un decreto anti-scalate che – ironia della sorte – ha avuto come
esito ben due Opa straniere: quelle su Parmalat e su Edison. Un gran lavorio per
creare la Banca del Sud e il dicastero del Tesoro pochi giorni fa ha dovuto
ammettere nel primo rendiconto sulle Fondazioni che i soldi sono troppo
sbilanciati a Nord. Soprattutto a Nordest. Anche della mirabolante idea di fare
di Milano una free zone, venduta come di facile realizzazione nella sede di
Borsa Italiana, resterà solo l’inutile speranza.
Di fronte al correre
della speculazione Tremonti è rimasto ostinato nelle proprie idee. Non ha
accettato di cambiare passo. Le riforme a costo zero sono fuffa cui non crede
nessuno. Soprattutto i mercati. Così per tirare su denaro, le ultime Finanziarie
si sono pericolosamente tinte di tasse. Nuove imposte su un Paese afflitto di
Fisco. Tremonti non ha voluto comprendere che la gente non va punita. E guardata
dall’alto in basso. Semmai ispirata. Ma Tremonti si è posto super partes (senza
che nessuno lo chiedesse) per poi cadere in vicende di intrighi e nomine attorno
a Finmeccanica, finite sui tavoli delle procure e che (come riportano Corriere e
Repubblica) sono in continua evoluzione. I vertici della quarta azienda al mondo
del settore della difesa vedevano nel Ministro il nemico da cui difendersi. Vero
o falso non succede a uno super partes.
Così alla fine gli argini quando
si rompono lasciano passare pure le domande più scomode. Perché per anni
Tremonti non ha voluto nemmeno trattare con la Svizzera (e pure con San Marino)
in nome di San Fisco quando pagava in contante l’affitto a Milanese «perché un
amico»?. E la tracciabilità che fine ha fatto? Vale solo per le Partite Iva?
Quelle che hanno votato e sostenuto il Pdl. Sono scivoloni che la gente non
perdona.
di Claudio Antonelli

Condividi


Per rimanere aggiornato su tutte le novità iscriviti alla newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy