Demenza e Alzheimer sempre più diffusi a San Marino: 400 le persone colpite nei vari stadi. Titano base per uno studio sulla diagnosi precoce

Se c’è una malattia che più di tutte sta avendo sempre maggiore impatto nelle famiglie e nella società occidentale è il così detto morbo di Alzheimer.

Esso comporta una demenza degenerativa progressivamente invalidante ed è attualmente senza cura. Ha vari stadi, in base ai sintomi. Si va dai piccoli problemi d’attenzione, di pianificare azioni, di pensiero astratto della prima fase, alla perdita completa di capacità cognitive e di mobilità. Con enormi risorse necessarie per la sua gestione (sociali, emotive, organizzative ed economiche), che ricadono in gran parte sui familiari dei malati.

Situazioni che San Marino purtroppo conosce bene. Ad oggi infatti sono circa 400 le persone affette da malattie neurodegenerative nelle sue diverse fasi. Significa più dell’1% della popolazione residente. Una percentuale destinata a crescere con il continuo invecchiamento della popolazione.

Per avere un paragone, secondo i dati diffusi nel 2021, in Italia si stima che la demenza colpisca oltre 1, 2 milioni di persone, che diventeranno 1,6 milioni nel 2030. Nel 60-70 per cento dei casi la causa è l’Alzheimer.

Ma il Titano potrebbe essere anche protagonista a livello internazionale in positivo: potrebbe rappresentare il contesto giusto per capire se esistono dei segnali precoci, individuabili in maniera economica e non invasiva, per verificare se una persona sarà affetta dal morbo di Alzheimer entro tre anni dagli esami e implementare così un sistema a beneficio della salute dei cittadini.

Dal 2016 infatti accademici dell’Università degli studi della Repubblica di San Marino e medici dell’Istituto per la sicurezza sociale con il coinvolgimento degli Atenei inglesi di Reading, Exeter e Birmingham, coordinati dal ricercatore sammarinese Francesco Tamagnini stanno lavorando ad un progetto sperimentale.

Un’analisi su circa 40 pazienti seguiti dal Reparto di Neurologia dell’Ospedale di Stato, che per 6 anni sono stati analizzati con sistemi non invasivi alla ricerca di un segnale.

Una ricerca che inaugura ora la sua seconda fase con un convegno internazionale in programma venerdì 27 maggio nella sala ‘Il Monte’ dell’Ospedale di Stato“.
L’iniziativa, “in programma dalle ore 9 e intitolata ‘Bridging the minds – clinical and preclinical approaches to the study of neurodegeneration and dementia’, è organizzata dall’Ateneo sammarinese in collaborazione con l’Iss e con il patrocinio della segreteria di Stato per la Sanità.

Presentato ieri mattina nell’Aula Magna “Fausta Morganti” dell’Antico Monastero di Santa Chiara, “il convegno ha l’obiettivo di verificare la possibilità di ampliare il progetto coinvolgendo più pazienti e operando per far evolvere lo studio ‘dai laboratori agli ambulatori'”.
Ciò – hanno spiegato i relatori – sarebbe orientato alla progressiva creazione di una vera e propria attività di screening, molto simile a quelle attualmente implementate per le diagnosi precoci dei tumori, attraverso la quale la cittadinanza potrebbe contare su un sistema non invasivo ed economico rappresentato dall’elettroencefalogramma”.
È attraverso questo strumento, infatti, che “verrebbero evidenziati gli elementi utili per capire se potenziali sintomi precoci come brevi perdite di memoria o lievi cambiamenti di comportamento potrebbero essere i primi segnali del morbo di Alzheimer“.

“Questo progetto è nato diversi anni fa quando da un censimento degli studiosi sammarinesi attivi all’estero è emersa la figura di Tamagnini, impegnato in Inghilterra, con il quale abbiamo impostato una ricerca che stiamo portando avanti con grandi risultati e soddisfazioni – ha spiegato il rettore dell’Ateneo sammarinese, Corrado Petrocelli -. “Abbiamo scelto di sostenere questo studio, anche economicamente, perché può avere delle positive ricadute sul territorio e coinvolge un tema di grande significato, per la salute delle persone e non solo”.

Un’osservazione subito raccolta dal direttore generale dell’Istituto per la sicurezza sociale, Francesco Bevere: “I cittadini sammarinesi – ha affermato – hanno il diritto di ricevere tutte le cure di qualità e possibilmente in territorio. Questo studio è importante perché conduce in questa direzione e dimostra la possibilità, per l’Istituto per la sicurezza sociale e per San Marino come Paese, di essere protagonista nella ricerca e nella clinica. È necessario proseguire nel miglioramento e allungamento della vita, ma anche vivere al meglio gli anni guadagnati”.

Nel suo intervento, il ricercatore Francesco Tamagnini è partito proprio dalla descrizione del contesto sammarinese: “Il fatto che il Titano abbiamo una popolazione ridotta, con un’aspettativa di vita molto alta e parecchio seguita a livello socio-sanitario, ci ha permesso qualcosa di affatto scontato come la creazione di un data base attorno al quale impostare un progetto di grande impatto. Riuscire a individuare alcuni segnali velocemente – ha affermato il coordinatore del progetto, impegnato accademicamente nella University of Reading, nel Regno Unito, e nell’Ateneo sammarinese – può aiutare persone, famiglie e comunità, nonché agevolare il Paese nel prevedere a livello medico e sociale eventuali misure di intervento”.

In questo senso, la responsabile del Reparto di Neurologia dell’Iss, Susanna Guttmann, ha indicato le dimensioni del fenomeno sul Titano: “La conferenza che si terrà venerdì è lo sviluppo di un percorso nato come una piccola e allo stesso tempo grande sfida che ha portato a unire e collaborare la ricerca e la clinica medica. Oggi sappiamo che l’incidenza delle malattie neurodegenerative è elevata anche a San Marino. Il registro che abbiamo realizzato all’Unità di Neurologia dell’Iss conta infatti già oltre 400 persone. Per questo l’identificazione precoce dei disturbi cognitivi è fondamentale. È proprio quello che stiamo realizzando attraverso questo progetto di ricerca”.

“Questo convegno è un’occasione unica per fare networking e approfondire le conoscenze su una patologia che la repubblica, avendo un sistema sanitario e una società che presentano come segno distintivo e di vanto un’aspettativa di vita molto alta, non può non affrontare – ha affermato Christian Ferrari in rappresentanza della segreteria di Stato per la Sanità -. Ringrazio i relatori per l’entusiasmo con cui stanno portando avanti queste ricerche, nonché l’Università e l’Iss per aver intrapreso questo percorso di collaborazione e arricchimento insieme. Il fare rete è una modalità di lavoro vincente. È questo il prezioso insegnamento che deriva dal convegno e dal lavoro di Guttmann e Tamagnini”.

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