Venturini a Rossi e Morganti

Carissimi Peppe e Alessandro,

al rispetto per le vostre posizioni politiche unisco sinceri sentimenti di stima che le recenti divisioni fra i nostri partiti non hanno per niente intaccato. Siete stati, nei due anni di collaborazione nella maggioranza di centro-sinistra, interlocutori onesti e sensibili con cui era sempre possibile trovare un’intesa. D’altra parte eravate, e siete, i rappresentanti di aree politiche dalle quali – a parte alcuni riferimenti ideali – io personalmente non mi sono mai sentito lontano. La rottura si è consumata sulla base di “incompatibilità” e di scelte non condivise da parte di Alleanza Popolare che non riguardano né Sinistra Unita, né la parte democratica del Psd.
Abbiamo cercato, tutti insieme, di rispondere all’esigenza di maggiore stabilità. Grazie alla nuova legge elettorale, c’è un governo che hanno voluto i cittadini più che gli interessi delle segreterie dei partiti e delle deleghe “in bianco”. Sulla base di questo, mi pare che non possa essere messa in discussione la legittimità del Patto di guidare il Paese anche in un momento difficile come quello che stiamo vivendo.
Un governo “speciale” che comprenda tutti – anche se non ne parlate esplicitamente, questo è ciò che traspare dal vostro scritto – sarebbe un tradimento della legge elettorale e finirebbe per mettere insieme i poteri forti e le trasversalità di riferimento delle due coalizioni. Una soluzione di questo tipo sarebbe la sconfitta di tutti coloro che, in mezzo a tante difficoltà, cercano di operare nell’interesse del Paese, fra i quali – bontà vostra – siamo compresi anche Pasquale ed io. L’Unità Nazionale su temi di carattere strategico e dell’emergenza può trovare concretezza in un tavolo di confronto in cui maggioranza e opposizione si misurano sulle risposte di cui il Paese ha bisogno nei rapporti con l’estero. Ma questo può essere se mettiamo nell’angolo le polemiche astiose e le reciproche accuse (anche oggi, sulla stampa, ho letto un intervento di Foschi che certamente non aiuta). Non solo. C’è fra le due coalizioni una fondamentale diversità di opinioni, apparentemente inconciliabile, sulle condizioni di partenza che caratterizzano le trattative con l’Italia. Non siamo, come Stato, nelle condizioni di dettare nulla. Ce ne siamo fregati per anni dei moniti e degli avvertimenti della comunità internazionale circa un sistema – il nostro – lontano dalla trasparenza e dalle regole che gli altri paesi si erano dati a partire dal 2001. Ci siamo ammanettati da soli con la procedura rafforzata e l’esclusione dalla white list. Abbiamo o no capito che alcune nostre peculiarità sono alla frutta perché così vuole non solo l’Italia? Ciò non significa un’accettazione supina di tutto ciò che ci viene proposto. Se così fosse, l’accordo di collaborazione finanziaria sarebbe già stato firmato. Invece si continua a trattare perché il governo cerca di portare a casa quanto di meglio questa fase può consentire. Ma siamo lontani, e molto, dalla politica dei pugni sul tavolo che voi state sostenendo ed ho notato, assistendo ieri sera alla trasmissione “Indaco” di Rtv, che la tesi di Francesca Michelotti (“abbiamo una pistola puntata alla tempia e dobbiamo assolutamente firmare gli accordi prima di pensare al futuro”) è molto più vicina alle nostre posizioni che a quelle del Psd.
Anche sulla vicenda Cassa di Risparmio abbiamo giudizi nettamente divergenti. Per voi la difesa della banca si identifica nella difesa del suo gruppo dirigente che invece, al di là degli aspetti penali in cui mi rifiuto di entrare, ha la responsabilità di aver messo a rischio una discreta parte del patrimonio dello stesso istituto di credito. Né ci piace assecondare la tesi del complotto, come fate voi. La difesa di Cassa di Risparmio – che è difesa della sua storia ma soprattutto dei suoi dipendenti e dei risparmiatori – si realizza in un rapporto di stretta collaborazione con Banca d’Italia che può decidere il futuro di Delta e quindi di ciò che vi ha investito il nostro Istituto.
Il terreno di una collaborazione fra le due coalizioni è dunque lastricato di difficoltà. La vostra iniziativa, in ogni caso, è gesto molto apprezzabile ed è da coltivare nell’interesse del Paese. Per quanto mi riguarda – sono sicuro che anche Pasquale la pensa così – sono disponibile al dialogo costruttivo e al reciproco rispetto.
Sul rinnovamento, infine, avete ragione. Il Patto e Riforme e Libertà sono stati entrambi carenti sotto questo profilo. Io ho preso atto che il rinnovamento non l’hanno voluto prima di tutto i cittadini elettori. Poi anche i partiti hanno le loro responsabilità. Noi di Ap abbiamo motivato l’abbandono del centro-sinistra anche per la presenza ingombrante e dominante di alcuni politici del Psd con i quali non condividevamo più nulla. In campagna elettorale ci avete continuamente rimproverato che “non si poteva fare politica sulle persone ma sulle cose da fare”. Mi è parso di capire che avete cambiato opinione e che considerate il rinnovamento come un’occasione persa anche da parte vostra. Potevate darci una mano quando era il momento. E’ l’unica nota polemica che mi concedo.
Accettatela.

San Marino, 27 maggio 2009
Mario Venturini

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