Voto estero, Presidente Consulta Ceccoli: ”Analisi di un rapporto”

Anna Maria Neri Ceccoli, Presidente della Consulta dei cittadini sammarinesi residenti all’estero: “Qualsiasi rapporto, quando è unilaterale non ha speranza di sopravvivere. In un’unione dove una persona ama un’altra, se non è riamata più o meno con la stessa intensità, “prima o poi” il legame si rompe e lo stesso succede in ogni altro tipo di rapporto di qualsiasi natura si tratti, quando non c’è reciprocità .

E’ questo, dunque, che vogliono molti cittadini che risiedono in Repubblica e molti di quelli che governano il Paese? Che il rapporto con i cittadini all’estero si rompa? Perché, secondo me, siamo arrivati al “poi”.

Perciò ognuno si interroghi ed agisca in conseguenza delle sue convinzioni.

Non possiamo aspettarci che siano solo gli altri a cambiare le cose.

Gandhi diceva – Sii tu il cambiamento che vorresti nel mondo- ed in effetti al cambiamento ognuno di noi può, se lo vuole, contribuire.

I cittadini sammarinesi all’estero hanno difeso per tanti anni la loro sammarinesità. Hanno dimostrato con ogni mezzo il loro amore per la loro Patria d’origine. Se ne sono andati per necessità e non perché non volevano più stare a casa loro ed hanno lavorato duro per le proprie famiglie e per chi era rimasto. Molte delle loro fatiche sono servite al Paese per riprendersi dalla crisi profonda in cui era caduto e con le loro rimesse hanno contribuito al suo sviluppo.

Oggi, i cittadini all’estero di seconda o di terza generazione conservano l’amore tramandato loro dai padri, cercano di riavvicinarsi alla terra d’origine anche con sacrifici personali, perché non vogliono perdere l’eredità di tradizioni e di storia che appartiene loro. Le Comunità promozionano con ogni mezzo il loro Paese, di cui accolgono Governanti e cittadini come familiari, fanno conoscere ed apprezzare San Marino nel mondo, trasferendo sulla Patria d’origine la stima che si sono quadagnata ovunque. E tutto questo perché sono e si sentono parte di un Popolo, uguali a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di nascere e rimanere per sempre in Patria.

Si penserebbe che San Marino fosse orgogliosa di avere una parte di cittadini che si muovono agilmente fra due culture e che ne ampliano la modesta realtà territoriale, apportandole ricchezza di numeri, di esperienze, di linquaggi, di professionalità diverse.

La realtà è che i cittadini ed i politici che vanno nelle Comunità si trovano veramente accolti come fratelli e si sentono a casa propria, mentre i cittadini all’estero che tornano al proprio Paese per poco o per molto, si sentono guardati con sospetto, considerati estranei e demonizzati. Lo dimostra il fatto che, nonostante l’adesione di San Marino a convenzioni internazionali che indicano l’opposto, nonostante che la Dichiarazione dei Diritti, legge madre dello Stato, sancisca la parità di tutti i cittadini, si cerca caparbiamente di ridurre diritti, influenza e partecipazione a quelli che risiedono all’estero, e tutto questo basandosi esclusivamente sulla residenza, pur sapendo che questa è una “condizione particolare” del tutto ininfluente per quanto riguarda i diritti.

Oggi l’emigrazione non è finita, è solo cambiata, perché non è più quella della valigia di cartone, ma quella dei colletti bianchi. I giovani residenti che attraverso lo studio raggiungono alte qualificazioni e specializzazioni difficilmente possono trovare uno sbocco in Patria alle loro professionalità e dovranno, quindi, emigrare. E’ valutata una diaspora che porterà un laureato su tre a cercare altrove un’opportunità di lavoro e di vita . Se potessi parlare con i residenti ad uno ad uno direi loro: – State attenti ad appoggiare chi ci nega i diritti di cittadini, perché domani gli stessi diritti li negheranno ai vostri figli e nipoti -.

Dunque, se oggi siamo tanti, in un prossimo futuro saremo anche di più, perché il numero sarà alimentato dai prossimi emigranti intellettuali, i diritti dei quali noi oggi difendiamo indirettamente.

Allora mi domando “cui prodest” tanto accanimento contro i non residenti. Credo che per equità ed anche per convenienza di tutti dovremmo cercare insieme le opportunità reciproche. I residenti all’estero dovrebbero poter smettere di dover difendere i loro diritti fondamentali di cittadini da chi glieli vuol togliere, perché questi diritti dovrebbero esser riconosciuti loro automaticamente e chi governa il Paese li dovrebbe difendere come difende quelli di ogni altro cittadino. Tutte le energie che al momento vengono spese “contro” quel terzo di cittadini non residenti dovrebbero essere spese per potenziare le Comunità, per incrementare i rapporti, l’informazione, gli scambi culturali, linguistici, professionali…. Le 25 Comunità dovrebbero diventare un pezzo di San Marino nel mondo, centri di promozione, di informazione, un punto di riferimento organizzato per tutti quelli che dovranno espatriare…. praticamente dovrebbero diventare altri Castelli.

Così, con le 25 Comunità, i Castelli non sarebbero 9, ma 34.

Credete sia un’utopia? Può darsi, ma se non diventa realtà, col tempo i sammarinesi all’estero perderanno il bel sogno di appartenere ad una terra che amano e si contenteranno di considerarsi cittadini del Paese che li ha accolti e dove hanno avuto le loro opportunità di vita e di progresso, ma San Marino perderà i suoi sammarinesi all’estero .


E non so chi ci rimetterà di più”.

Anna Neri Ceccoli

[c. s. del Presidente della Consulta dei cittadini sammarinesi residenti all’estero]

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