mercoledì 5 ottobre 2016 14:38
'Alla ricerca della verità sepolta'

Laura Rossi: 'La storia non è un’opinione, e storici non ci si improvvisa'

Laura Rossi: 'La storia non è un’opinione, e storici non ci si improvvisa'

Riceviamo e pubblichiamo.

Intendiamo esprimere alcune considerazioni in merito a quanto asserito e ripetuto nei volumi intitolati “Alla ricerca della verità sepolta”, sulla presunta appartenenza di Rossi Enrico (1919-1971) e Rossi Giuseppe (1921-1989) al Partito Fascista Sammarinese sezione di Acquaviva. Oltre a voler rendere onore alla memoria di chi da tempo non è più con noi e non può rispondere nei modi dovuti, ci sentiamo in dovere di portare un piccolo contributo di carattere culturale. Gli accorgimenti tipografici utilizzati nel testo per evidenziare i nomi dei nostri congiunti e quelli di altri sammarinesi farebbero pensare alla volontà di realizzare uno scoop, che poco ha a che fare con la ricerca storica; si tratta di una “verità” non dimostrata, dato che l’autore non indica i documenti che la supportano né la loro provenienza. La presunta iscrizione al Partito Fascista Sammarinese dei nostri congiunti ha sorpreso noi, come pensiamo abbia sorpreso altre persone, specie conoscendo il pensiero e i sentimenti di Enrico e Giuseppe e, soprattutto, conoscendo quelli del loro/nostro padre e nonno Pietro Rossi (1887-1980), noto antifascista che fra l’altro conservava gelosamente la tessera di iscrizione al Partito Socialista Italiano, sezione “Andrea Costa” di Sampierdarena, dove era emigrato per lavoro. A Pietracuta (San Leo), dove anni dopo si era trasferito e sposato, a causa delle sue idee socialiste, per prudenza veniva trattenuto in Caserma dei Carabinieri ogni volta che in paese arrivava in visita qualche gerarca fascista; inoltre nostra madre e nonna Elisabetta Tosi (1889-1973) fu licenziata dall’ufficio postale in cui si era impiegata prima del matrimonio, perché consorte di un socialista. Ma la sorpresa seguita alla lettura è stata relativa, appunto perché è noto a tutti quale fosse la situazione politica allora vigente, cui anche i più decisi avversari del regime fascista dovevano piegarsi per ovvi, e a volte anche pressanti, motivi di tranquillità esistenziale. A seguito di richiesta di documentazione all’autore, ci sono state fatte pervenire in foto via mail due schede anonime su cui pare siano basate esclusivamente le affermazioni relative alla “verità sepolta” che riguarda la nostra famiglia. Diversamente non risultano esistere tessere o documenti che attestino una richiesta di iscrizione o una qualche appartenenza al Partito Fascista Sammarinese da parte dei nostri congiunti. Inoltre la dicitura “proveniente dalle organizzazioni giovanili”, fa pensare ad un’iscrizione “d’ufficio”, piuttosto che derivante da una manifesta volontà di adesione: non si deve dimenticare d’altronde che fin dalle scuole elementari avveniva un inquadramento coatto nei “figli della lupa”, “balilla”, giovani italiani/e, ecc., che ha coinvolto per forza di cose tutti gli italiani e i sammarinesi in età scolare durante il ventennio. Certo, le affermazioni relative alle presunte “verità sepolte” che si riferiscono a politici sammarinesi di primo piano e occupano la maggior parte dei volumi, risultano ben più gravi di quelle che riguardano i nostri famigliari, sono false, comunque tutte da dimostrare e da considerare in relazione al contesto storico cui si riferiscono. A noi preme sottolineare che chi si occupa di storia, consulta archivi e testi di carattere storico, per scrivere di storia, sa che ogni informazione, specie del tenore di quelle che vengono fornite con la pretesa di svelare chissà quale verità, va presentata con la citazione esatta del documento da cui proviene e del luogo in cui tale documento è conservato. Altrimenti, non possono che ritenersi approssimative e personali le affermazioni contenute nel testo, pretestuoso il modo in cui vengono riportate e ripetute, il tutto frutto quanto meno di superficialità e di colpevole tendenziosità. Inoltre, nel caso in cui l’intento fosse quello di operare una revisione del periodo storico preso in esame ed una rivalutazione dei politici protagonisti, gettando discredito sugli avversari, vale la pena sottolineare che la modalità con cui l’operazione è perseguita si rivela immediatamente maldestra e tale da non rendere onore in alcun modo a coloro che si vorrebbero invece celebrare. Consideriamo infine lesiva dell’interesse collettivo la scelta di pubblicare libri quali quelli in oggetto, che non si preoccupano di fornire alla cittadinanza un’informazione corretta, contrariamente a quanto anche previsto dalla Legge 5 dicembre 2014 n. 211 “Legge in materia di editoria e di professione degli operatori dell’informazione”. E’ infatti bene ribadire che per ricostruire gli avvenimenti in genere, e quelli sammarinesi del Novecento, o del “secolo breve”, per dirla con un noto vero storico, nella loro profonda complessità e nel loro successivo determinarsi, è indispensabile utilizzare fonti verificabili e confrontabili fra loro, diversamente da quanto accade nel lavoro pubblicato. La storia non è un’opinione, e storici non ci si improvvisa.

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Fonte: Varie