mercoledì 25 luglio 2018 15:46
L'INFORMAZIONE DI SAN MARINO

San Marino. Il “crocifisso di Michelangelo" per ora resta nel caveau di Bcsm, Antonio Fabbri

Antonio Fabbri L'informazione di San Marino: Il “crocifisso di Michelangelo" per ora resta nel caveau di Bcsm / Revocato sequestro dell’opera, ma rimane la custodia della Commissione monumenti

Chi ricorda il famigerato “crocifisso di Michelangelo”? Attorno al crocifisso ligneo di 40,2 centimetri attribuito, seppure in maniera controversa, al Buonarroti, poi ritenuto non attribuibile a Michelangelo seppure rinascimentale e di pregevole fattura, ruota una vicenda di massoneria, ‘Ndrangheta, conoscenze vaticane, scambio di doni e un contestato traffico di opere d’arte. Il tutto legato alla discussa figura dell’ambasciatore del Titano, deceduto nel 2006, Giacomo Maria Ugolini della cui omonima Fondazione facevano parte Hugo Balestrieri e Angelo Boccardelli, suo uomo di fiducia. L’opera d’arte era stata ritrovata in una cassetta di sicurezza della Euro Commercial Bank e posta sotto sequestro. L’inchiesta sammarinese era scattata dopo una rogatoria del 2006 del tribunale di Torino, prima, e, poi, della procura di Rimini, che contestavano all’ex ambasciatore Giacomo Maria Ugolini l’illecita esportazione di opere d’arte. In seguito a questa richiesta di assistenza giudiziaria il tribunale del Titano aveva anche aperto un procedimento per riciclaggio nel 2012 a carico di Angelo Boccardelli, e di Giorgio Hugo Balestrieri, venuti in possesso per disposizione testamentaria dei beni dell’ambasciatore Giacomo Maria Ugolini. (...

Il crocifisso, ma anche altre opere d’arte rinvenute nella villa dell’ambasciatore Ugolini,  erano dunque da allora sotto sequestro. L’originario procedimento italiano, che contestava l’illecita esportazione di opere d’arte, si chiuse con l’archiviazione. Nel 2015 è decaduta anche la contestazione sammarinese di riciclaggio e il procedimento sammarinese è stato archiviato. Il sequestro era tuttavia rimasto, dato che di seguito, nel 2016, era giunta una ulteriore rogatoria che chiedeva, cessate le esigenze giudiziari, la restituzione della scultura, in vista di una sua esposizione in Italia. Poi l’interesse ministeriale d’oltre confine ad una esposizione, non ha avuto seguito e da parte italiana non è stato intrapreso alcuno contatto, tanto che il giudice ha ritenuto venuto meno l’interesse ad esporre l’opera. Di recente, infine, è stato l’avvocato Francesco Ciabattoni, difensore di Boccardelli e Balestrieri, a richiedere, ad aprile scorso, la revoca del sequestro e il rientro dell’opera d’arte in Italia unitamente al contenuto della cassetta di sicurezza.

Il Commissario della legge Alberto Buriani, essendo venute meno le esigenze giudiziarie che avevano imposto il sequestro, ha accolto l’istanza del legale, disponendo la revoca del provvedimento di “congelamento” dell’opera d’arte.

 

Il magistrato ha tuttavia specificato che la scultura lignea, così come le opere grafiche e gli altri oggetti d’arte contenuti nella cassetta di sicurezza e nella villa dell’ambasciatore Ugolini, sono sottoposti a vincolo da parte della Commissione per la conservazione dei monumenti e degli oggetti d’antichità e d’arte. Il magistrato ha sottolinetato che occorre prendere atto del vincolo posto dalla delibera della Commissione preposta datata novembre 2012, che ha disposto a suo tempo che i beni traslocati dalla Villa Ugolini nel novembre 2008, tra cui quindi anche il famoso “crocifisso di Michelangelo”, fossero posti sotto tutela della stessa Commissione stessa, che ha disposto il “divieto di esportazione”. Questo in funzione di una legge del 1919 che vieta “l’esportazione delle cose che abbiano notevole interesse storico, archeologico e artistico”, se non previa autorizzazione della Commissione competente, appunto. Le opere, quindi, pur dissequestrate - chiarisce il Commissario della Legge- restano sotto custodia della Commissione monumenti che provvederà alla conservazione e tutela di queste. Per questo il magistrato, a fine maggio scorso, ha disposto che le opere rimangano conservate presso il Caveau di Banca Centrale. Chissà, quindi, che in futuro la stessa Commissione non decida di organizzare una mostra nella quale esporre, tra le altre, l’opera ormai devenuta celebre come il “crocifisso di Michelangelo”.