lunedì 11 ottobre 2021 11:47
COMUNICATO STAMPA

San Marino. «Gridare prima del danno»: perché i diritti rimangano «civili»

Esiste una saggezza nei maestri che hanno formato la nostra cultura, e che si sono abbeverati nella tradizione cristiana, che può aiutarci, in questi momenti di confusione e di sconcerto, a percorrere vie più giuste e più umane.

Così, riprendendo in mano i testi profetici di quel grande uomo convertito alla fede cattolica di nome Chesterton, possiamo e dobbiamo ascoltare i suoi suggerimenti: «La cosa più saggia del mondo è gridare prima del danno. Gridare dopo che il danno è avvenuto non serve a nulla, specie se il danno è una ferita mortale. Si parla a volte dell'impazienza popolare; ma gli storici seri sanno che molte tirannidi sono state possibili perché gli uomini si sono mossi troppo tardi. Spesso è essenziale opporsi a una tirannide prima che essa prenda corpo. Dire, con vago ottimismo, che il pericolo è solo nell'aria, non è una risposta. Un colpo d'accetta si può parare soltanto mentre l'accetta è ancora in aria.» (G. K. Chesterton, Che cos'è l'eugenetica?)

Penso alla «ferita mortale» rappresentata da coloro che, in nome della libertà e autodeterminazione della donna non esitano a proporre come diritto l'uccisione dei bimbi nel grembo della loro madre. Proviamo a leggere le loro considerazioni: «L'etica tradizionale della sacralità della vita, ferocemente difesa dalla chiesa cattolica, ormai non regge più. Applicata nei contesti delle società avanzate o ai problemi della sovrappopolazione del pianeta, porta a esiti ripugnanti per qualsiasi persona di buon senso e incompatibili col progresso scientifico e tecnologico...

La legalizzazione dell'aborto, avvenuta in quasi tutti i paesi avanzati nel corso degli anni '70-'80, è stata una delle prime e più eclatanti sconfitte dell'etica cattolica a vantaggio di una concezione alternativa emergente che considera valore da tutelare non la vita meramente biologica, come quella degli embrioni, ma la vita personale e la sua qualità...

 

La posizione etica contraria all'aborto in termini formali è espressa da questo sillogismo:

1. Premessa maior: la vita umana è sacra ed è sempre proibita la sua soppressione.

2. Premessa minor: dal concepimento in poi l'embrione è una vita umana.

3. Conseguenza: la vita dell'embrione è sacra ed è sempre proibita la sua soppressione [...]

 

La linea forte si articola in questi termini:

1. Premessa maior: va tutelata non la vita umana in senso meramente organico, ma la vita (solo umana?) personale, cioè caratterizzata dalla presenza della capacità di sentire dolore o piacere (soglia minima perché si costituisca un diritto a non soffrire), e di avere autocoscienza (soglia minima perché si costituisca un diritto a continuare a vivere).

2. Premessa minor: l'embrione e il feto sono organismi che appartengono alla specie Homo sapiens, ne sono le prime fasi di sviluppo, ma non hanno ancora raggiunto quel livello che giustifica la tutela della loro vita.

3. Conseguenza: è lecito sopprimere gli embrioni e anche i feti fino a un certo livello del loro sviluppo [...]

 

Finalmente impugnata in modo aperto dai laici consentirebbe loro di contestare dalle fondamenta l'impostazione cattolica, che resta in piedi solo perché manca il coraggio di lanciarle la sfida al cuore...» (Dal sito UAAR)

 

Ora è evidente che alla radice della battaglia per i cosiddetti «diritti civili» sta la guerra alla concezione cattolica della vita, l'odio alla Chiesa e alla tradizione che vede in un santo fondatore e patrono della Repubblica. Avere chiaro questo consente di non farsi illusioni sul futuro che ci aspetta, e quanto ci ricorda Chesterton assume tutta la sua profetica portata: «Spesso è essenziale opporsi a una tirannide prima che essa prenda corpo».

E se «un colpo d'accetta si può parare soltanto mentre l'accetta è ancora in aria» forse non ci rimane molto tempo per salvare quanto ci è caro e ciò che ha dato alla nostra «antica terra della libertà» quei frutti di accoglienza e di civiltà che ci stanno a cuore. Frutti che hanno la loro consistenza in quella ragione che la fede ha salvato e purificato, come ci ricorda con passione e precisione papa Benedetto XVI: «L'anima ... che possiamo chiamare cristiana, che si apre a tutto quello che è ragionevole, che ha essa stessa creato l'audacia della ragione e la libertà di una ragione critica, ma rimane ancorata alle radici che hanno dato origine a questa Europa, che l'hanno costruita nei grandi valori, nelle grandi intuizioni, nella visione della fede cristiana», perché, leggendo quanto gli atei citati affermano, quello che scompare, nelle loro proposizioni, è proprio la ragione stessa, lì dove prevale una ideologia mortifera.

 

Don Gabriele Mangiarotti

Fonte: Varie