Accordo fiscale tra Svizzera e Germania, ItaliaOggi, Paolo Bernasconi

Italia Oggi
Accordo fiscale tra Svizzera e Germania
Paolo Bernasconi
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Accordo fiscale tra Svizzera e Germania Imposta liberatoria prelevata dalle banche svizzere per il passato e per il futuro, garanzia immediata di 2 miliardi di franchi, libero accesso al mercato tedesco per le banche svizzere: questi i cardini dell’Accordo tra la Germania e la Svizzera siglato ieri a Berna. A questa soluzione innovativa si lavorava dal 2009. Ora si giunge alla sua prima formalizzazione, dove le parti direttamente interessate, ossia le banche svizzere e, dall’altra parte, il fisco tedesco, ottengono ciascuna risultati importanti: anzitutto le banche svizzere ottengono parità di accesso sul mercato tedesco e vengono equiparate alle banche dell’Unione europea, senza più avere l’obbligo di aprire una sede in territorio tedesco. CM permetterà di rafforzare lo sviluppo del sistema bancario svizzero. D’altra parte, le banche svizzere, con un costo di ca 500 milioni di franchi, installano un sistema di prelevamento alla fonte di un’imposta forfettaria variabile fra il 19 e i134%, che permette al contribuente tedesco di sanare definitivamente la sua posizione verso il fisco tedesco. Inoltre, verrà prelevata un’imposta alla fonte del 26% anche sui futuri redditi e utili da capitali. Differenza fondamentale rispetto all’Accordo fra l’Unione europea e la Svizzera in vigore dal 1 giugno 2005: sarà prelevata l’imposta sugli utili di qualsiasi natura generati dai conti bancari, intestati non soltanto al contribuente tedesco, bensì anche a qualsiasi veicolo societario di cui il contribuente tedesco sia avente diritto economico o avente diritto effettivo, come per esempio fondazioni, Anstalten, società di sede offshore e simili; anche i trustee saranno obbligati a rivelare il nome dei beneficiari del trust (se non discrezionale) a carico dei quali verrà prelevata l’imposta liberatoria. In contropartita, la Germania rinuncia a chiedere un sistema automatico di scambio di informazioni da parte della Svizzera riguardo al contribuenti tedeschi che sono anche clienti di banche svizzere. A garanzia del buon funzionamento di questo nuovo sistema, che dovrebbe fruttare a breve almeno 4 miliardi di franchi, le banche svizzere verseranno, subito dopo l’entrata in vigore dell’Accordo, prevista per l’inizio dei 2013, la somma di 2 miliardi di franchi svizzeri. L’Accordo ha una portata storica, non soltanto perché rovescia completamente il sistema vigente nei confronti dei contribuenti tedeschi, ma perché spiana la strada all’analogo Accordo con la Gran Bretagna, che dovrebbe essere siglato il prossimo 17 agosto, e anche nei confronti di altri paesi, compresa l’Italia. In tal modo si risolvono anche le lacune e i contrasti legati alla scadenza, nel 2013, dell’Accordo sull’euroritenuta che, pertanto, molto probabilmente, diverrà privo di oggetto, non solo per la Germania ma anche per gli stati che ne seguiranno l’esempio. Per la Svizzera questo Accordo, come i futuri che seguiranno, molto probabilmente già nel corso dell’anno, riportano la necessaria calma sul settore del private banking: i funzionari di banche svizzere, fiduciari e avvocati, non dovranno più temere procedure giudiziarie e fiscali tedesche basate sulle attività passate e inoltre, dall’altra parte, si disincentiva la sottrazione di dati bancari segreti e la relativa vendita al fisco tedesco. La reazione dell’Associazione Svizzera dei banchieri è stata positiva. Bisognerà ora fare i conti con la reazione dei contribuenti tedeschi: manterranno i loro depositi presso le banche svizzere, per usufruire di servizi più sofisticati e per maggior fiducia nel sistema bancario svizzero in questi tempi di turbolenze, oppure li rimpatrieranno, una volta defiscalizzati, oppure sceglieranno gli ultimi paradisi fiscali, come Singapore, Nassau e Panama?
Paolo Bernasconi, avvocato a Lugano
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