Alleanza Popolare sui frontalieri

Sulla vicenda della detrazione fiscale non più concessa ai frontalieri, di cui si discute tanto e su cui ci si confronta in malo modo, vorremmo dire la nostra senza urtare la suscettibilità di nessuno.
I lavoratori frontalieri hanno certamente buone ragioni per sentirsi colpiti nel reddito (le cifre che li riguardano, infatti, non sono trascurabili) ma non hanno ragione di prendersela con il governo dello Stato che li ospita visto che molti problemi di debito pubblico – che questo provvedimento cerca di fronteggiare – sono il frutto di scelte scellerate di un ministro del Paese del quale essi fanno parte e che, per altro, non sembra trattarli molto bene neppure su altre questioni come, ad esempio, la recente soppressione dello sgravio di 8.000 euro di cui godevano in passato.
Ci sorprende perciò l’accanimento con il quale i frontalieri si scagliano contro il governo sammarinese – seguendo la logica che è più facile colpire un bersaglio piccolo (per importanza) piuttosto che un potente ministro – di fronte al sostanziale silenzio che mantengono nei confronti dello Stato di provenienza.
Anche se i sindacati locali sono responsabili di aver esasperato situazioni e comportamenti, ciò non toglie che i frontalieri, sull’onda di quella indignazione di cui si sentono portatori, avrebbero dovuto rivolgere i loro strali anche contro il governo italiano, chiedendo con forza (e magari con rabbia) una intesa con San Marino per risolvere la precarietà di una situazione che non può essere totalmente addebitata al nostro Paese che, anzi, si è dichiarato disponibile a rivedere alcune particolari posizioni. E lo ha fatto unilateralmente.
Il governo e la maggioranza hanno buone ragioni quando sostengono che questo provvedimento è inserito in un contesto di riduzione del deficit pubblico per cui insieme ai balzelli che hanno colpito solo i residenti (l’addizionale, la tassa sulle indennità dei dipendenti della PA, la tassa sui servizi, sulle pensioni più elevate, sui beni di lusso, sugli immobili), era ragionevole ritenere che anche i frontalieri dovessero contribuire ad aiutare il Paese che offre loro lavoro e reddito.
D’altra parte trattamenti differenziati fra lavoratori residenti e non residenti esistono in altre realtà per cui è demagogico scandalizzarsi e denunciare malignamente che saremmo di fronte ad atti discriminatori e vessatori o addirittura di rappresaglia nei confronti di un altro Stato. La sentenza del Collegio Garante che ha respinto il ricorso di 27 consiglieri di opposizione e ha dato ragione al governo sulla legittimità costituzionale della norma (articolo 56 della finanziaria), è di una chiarezza esemplare.
Il provvedimento dunque è necessario per contenere il deficit di bilancio 2011 e vale in solido oltre dieci milioni di euro che i frontalieri dovrebbero recuperare – cosa che non tutti sanno – con un rimborso integrale in sede di dichiarazione dei redditi in Italia se il governo italiano si preoccupasse di loro invece di fregarsene e di abbandonarli al loro destino.
E proprio perché ci sono in ballo milioni di euro, non è possibile prevedere l’abrogazione dell’articolo 56 della finanziaria (come chiedono sindacati, anis e partiti di opposizione) senza che altri soggetti si facciano carico di ciò che ai frontalieri verrebbe risparmiato. E chi sono questi soggetti se non i lavoratori dipendenti pubblici e privati residenti in territorio, vale a dire la parte più corposa della popolazione attiva del nostro Paese che qualcuno evidentemente vorrebbe tassare ancora di più?
Sarà bene che i cittadini riflettano sulla facile, gratuita e quasi pelosa solidarietà che sindacati, alcuni partiti e qualche associazione di categoria hanno riversato sui frontalieri a piene mani, facendo finta di non sapere che in assenza di accordi con l’Italia non esistono, su questa questione, soluzioni accettabili per la nostra Repubblica e per i lavoratori residenti.
San Marino, 26 aprile 2011   
                                Alleanza Popolare

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