Antonio Fabbri – L’informazione: Colombelli: ‘Per sbloccare il bonifico chiesi ai ‘ragazzi’ a chi dovevo rivolgermi’

L’informazione di San Marino

Colombelli: “Per sbloccare il bonifico chiesi ai ‘ragazzi’ a chi dovevo rivolgermi”… i ragazzi erano i Segretari di Stato

Antonio Fabbri

SAN MARINO. Testimoni eccellenti alla seconda udienza del processo, davanti al giudice Roberto Battaglino, sul famigerato bonifico effettuato da Bcs in regime di blocco dei pagamenti. Una vicenda per la quale l’ex direttore di Banca Centrale, Mario Giannini, e gli allora commissari straordinari di Bcs, Otello Carli e Sergio Gemma, devono rispondere di interesse privato in atti d’ufficio per avere dato il via libera al bonifico di 1,2 milioni di euro a favore della Finanziaria infrastrutture, dell’ex console William Colombelli e di Claudia Minutillo – la ex segretaria di Giancarlo Galan – entrambi entrati nell’inchiesta italiana denominata Chalet-Mose. 

Nel pomeriggio di ieri il primo testimone ad essere ascoltato è stato il Segretario di Stato agli Esteri, Pasquale Valentini. All’epoca
dei fatti era responsabile delle Finanze
e, secondo le dichiarazioni
dell’allora capo della vigilanza
Antonio Gumina, oggi deceduto,
fu lui a sollecitare la restituzione
della somma.

Nella deposizione di ieri Valentini
ha dal canto suo ribadito quanto
aveva già affermato. “Il mio fu
solo un interessamento, poiché
veniva paventata una azione legale
e il trascinamento di Banca
Centrale in tribunale per procedure
non corrette, in una vicenda
che poteva generare ulteriore
polemica su Via del Voltone”, ha
detto Valentini. Gli avvocati difensori
hanno insistito su come il
Segretario agli Esteri fosse venuto
a conoscenza del blocco del bonifico
e delle sollecitazioni da parte
del liquidatore della Infrstrutture,
la dottoressa Stefania Gatti, che
dal canto suo aveva sempre sollecitato
il pagamento del bonifico,
richiesto prima del blocco, per le
vie ufficiali, con raccomandate
alla Bcs e a Banca Centrale.

Valentini, che nell’interrogatorio
in fase inquirente aveva parlato
di una lettera, ha ieri affermato di
non ricordare come era venuto a
conoscenza della situazione, pur
confermando di essere al corrente
e di avere agito nelle modalità
descritte. La lettera, infatti, non è
stata trovata dagli inquirenti nelle
acquisizioni di documenti fatte
presso la Segreteria. Dagli interrogatori
di ieri, però, è emerso
come a mettere di sicuro a conoscenza
della situazione i “ragazzi”,
così chiamava i Segretari di
Stato Valentini e Venturini, fu
l’ex console William Colombelli.
“Saputo che la banca era in difficoltà
– ha dichiarato Colombelli
– ho chiesto di trasferire il
capitale sociale in altro istituto
di credito. Dopo 15 giorni dalla
richiesta, però, il trasferimento
non era ancora stato fatto. Mi
informai anche con i miei legali
che mi dissero della possibilità
di denunciare la banca. A distanza
di giorni il bonifico, che era
stato ordinato prima del blocco,
non era stato eseguito. All’epoca,
per l’incarico che ricoprivo, avevo
spesso incontri con Valentini
e Venturini anche perché c’era
uno sceicco che voleva comprare
una banca… poi non è andato in
porto. Dissi loro ‘ragazzi, io ho
questo problema’. Tutti mi hanno
sempre risposto che era Gumina
la persona a cui rivolgersi. Un
giorno, poi, l’ho incontrato per
caso. Mi ha detto che era tutto
a posto… due giorni dopo il bonifico
era stato fatto. Rivolevo il
mio mezzo milione di euro – ha
detto Colombelli – e francamente
avrei chiesto come fare anche al
Papa”. Le perplessità su come sia
stato versato quel mezzo milione
che l’ex Console definisce “suo”,
sono tuttavia emerse in più di una
inchiesta giudiziaria.
Sentito anche il segretario Giuseppe
Morganti che, all’epoca,
come redattore di Tribuna aveva
trattato il caso.

Prima era stata ascoltata anche la
dottoressa Stefania Gatti, liquidatore
della Infrastrutture, che ha
ricostruito puntualmente le sue
lettere di sollecito al pagamento
ed ha confermato che Colombelli
diceva che avrebbe sottoposto la
questione ai “ragazzi”… sempre i
Segretari di Stato, cioè.
Emblematico il contenuto del fax
con il quale Gumina comunicava
“ermeticamente” alla commercialista
di recarsi in banca per
parlare con i commissari relativamente
alla “richiesta di rimborso
a lei nota”.

“Una comunicazione anche con
una terminologia impropria”, ha
rilevato la testimone che ha sottolineato
che “la richiesta di bonifico
era stata fatta molto prima
del blocco dei pagamenti, ma la
disposizione era magicamente
era scomparsa dalla pratica”.
Il processo è stato aggiornato al
prossimo 12 settembre.

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