Antonio Fabbri – L’informazione di San Marino: ‘Una percentuale allo studio o alla persona che procacciava il cliente-evasore’

Antonio Fabbri – L’informazione di San Marino: ‘Una percentuale allo studio o alla persona che procacciava il cliente-evasore‘ / Tangentopoli, nell’interrogatorio Mirella Frisoni riferisce come funzionava: uno studio o una persona fisica le procuravano il cliente che, con transazioni giustificate da false fatture, trasferiva sul Titano il denaro che voleva sottrarre al fisco italiano

Tra le settantamila pagine dell’inchiesta sulla tangentopoli sammarinese-conto Mazzini c’è anche l’interrogatorio di Mirella Frisoni, tra gli imputati del maxi processo che è in calendario per il 19 ottobre. La Frisoni ha tirato in ballo con la sua audizione l’allora Segretario alle finanze Claudio Felici e il capogruppo del Psd Stefano Macina. Ma al di là di questo dato che ha avuto risvolti politici eclatanti, nell’interrogatorio traccia anche un quadro di come funzionasse il giochino delle false fatturazioni funzionali all’evasione fiscale. Nell’interrogatorio di Mirella Frisoni, la donna dunque afferma come fosse diffuso l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, anche da parte di chi, probabilmente, questa pratica doveva quanto meno sconsigliarla.

Infatti, nell’audizione
del 9 ottobre 2014, alla domanda
formulata dall’avvocato che
allora seguiva la Frisoni, Stefano
Pagliai, la donna risponde:
“L’emissione e l’utilizzo di fatture
per servizi inesistenti era
largamente praticata anche dagli
studi commerciali. Si diceva
che gran parte delle società di
servizi emetteva false fatture. Io
mi sono sempre sincerata che
le società clienti non fossero
decotte e che si riproponessero
solo un risparmio di imposta”.
La Frisoni, incalzata dalle domande
di magistrati inquirenti,
ha anche chiarito quali erano le
società delle quali era amministratore,
in sostanza come
prestanome per conto terzi. Ha
spiegato quale era la finalità del
proliferare di queste società e
come venivano forniti i clienti
alla sua impresa individuale,
la New Business di Frisoni
Mirella.
Si scopre così che a fornire
clienti alla donna era, da oltre
confine, prevalentemente uno
studio commerciale di Forlì.

I clienti che vogliono
il “risparmio di imposta”

Riferisce la Frisoni ai Commissari della legge Alberto Buriani
e Antonella Volpinari, che
l’hanno interrogata in carcere
circa un anno fa, che i clienti le
venivano segnalati o da studi
di professionisti o da singole
persone conoscenti. “Per lo più
i clienti – risponde – mi venivano
procacciati da uno studio
commerciale di Forlì”.
Non solo studi di professionisti,
ma anche persone fisiche.
“Talora erano invece persone
fisiche che mi indicavano il
cliente. Così ad esempio fu il
mio ex marito a presentarmi
l’Ogtm una società di Lodi i cui
soci erano due coniugi. Ogtm è
stata, probabilmente il cliente
con cui ho avuto più rapporti”,
dice Frisoni nell’interrogatorio.
Poi di imprese ne cita altre,
come una società spagnola che
vendeva auto a una concessionaria
di Pesaro rilasciando
fatture alla ditta sammarinese
della Frisoni. Poi ancora
un’altra impresa di Forlì, che
“emetteva fatture false nei confronti della New Business
– ditta della Frisoni, ndr. – con
causale segnalazione clienti”.
Fatture i cui importi e “venivano
corrisposti in contanti”.

Amministratrice
in varie società

Nell’interrogatorio la Frisoni,
alle domande dei giudici,
risponde di avere ricoperto
“ruoli di amministratrice presso
varie società”. E aggiunge
anche da chi veniva seguita.
“Per lo più era la dott. Pierangela
Gasperoni e il notaio
Alberto Belluzzi e, dopo il suo
pensionamento, Andrea Belluzzi.
Alberto Belluzzi è stato mio
datore di lavoro per 20 anni”.
Quindi fa l’elenco delle società
e degli oggetti sociali che
queste avevano: “Le società
avevano oggetti vari, la Free
Service si occupava di giochi
la Europa Service e la Pantarei
di imballaggi per alimenti. I
soci per lo più lavoravano per
le società. Erano degli agenti
di commercio che in precedenza
avevano sede in Italia e per
ragioni fiscali si sono trasferiti
in San Marino”.

Gli assetti societari
Come la Frisoni entrasse in
società con questi clienti della
sua attività, lo spiega lei stessa
evidenziando anche come si facesse
largo uso dello schermo fiduciario.
“Inizialmente detenevo
piccole partecipazioni in queste
società, 1 o 2%, perché bisognava
assicurare la pluralità
di soci. Sono diventata socia di
maggioranza o socia unica solo in prossimità della messa in liquidazione
delle società perché
gli altri soci, che prima erano
schermati tramite fiduciarie, intendevano
evitare di comparire
formalmente come soci. Queste
società avevano buoni fatturati
che i soci intendevano sottrarre
al fisco italiano. E invece le
imposte venivano pagate a San
Marino”.

La percentuale al “procacciatore”. Ricapitolando, la Frisoni spiega che con fatture per operazioni inesistenti giustificava trasferimenti di denaro da imprese italiane o da lavoratori autonomi verso società sammarinesi delle quali era amministratrice. Ricevuto il pagamento, detraeva la percentuale e prelevava il contante che riconsegnava a chi lo aveva versato. In tale modo, quelli che volevano sottrarre a imposizione fiscale i loro redditi, portavano sul Titano denari aggirando il fisco del proprio paese. Questo il quadro dell’operazione con anche una percentuale per chi “procacciava” il cliente.

“Dovevo corrispondere una
percentuale variabile tra il 5 e
l’8% alla persona che mi aveva
procurato il cliente – racconta
infatti la Frisoni ai magistrati –
corrispondevo questo compenso
in contanti. Erano gli associati”
dello studio di Forlì “ad
esempio, che si presentavano
nel mio ufficio per ricevere la
percentuale a loro spettante”,
conclude.
C’è poi l’altra parte dell’interrogatorio
fiume di Mirella Frisoni,
durato praticamene due sedute,
il 9 e 10 ottobre 2014, a cavallo
della notte in carcere che la donna
ha trascorso sotto custodia
cautelare. Altra parte che ha le
implicazioni più politiche della
vicenda e riguarda il famoso
giro dei libretti al portatori maneggiati,
afferma la Frisoni, per
conto di Felici e Macina.
Una parte dell’interrogatorio
della quale si darà conto domani

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