Antonio Fabbri – L’informazione: La partita delle alleanze si gioca sulle banche e sui crediti deteriorati

L’informazione di San Marino

La partita delle alleanze si gioca sulle banche e sui crediti deteriorati

  ”Divergenze
su come
procedere da
Via delle Scalette
che vorrebbe
creare subito
una bad company
dove fare confluire
i crediti dubbi
degli istituti di credito

Banca
centrale
intende censire
le sofferenze
attraverso una
asset quality review.
Capicchioni:
“E’ una
precondizione
per poter valutare
la reale entità
del problema
nell’interesse
generale del Paese

Antonio Fabbri

La partita delle alleanze si gioca sulle banche e su come gestire la crisi del sistema bancario sammarinese. La partita, più nello specifico, si gioca sui crediti non performanti, i non performing loans, quei denari, cioè, che gli istituti di credito hanno prestato e rischiano di non riscuotere. In Consiglio si è parlato di una cifra pari a circa 2 miliardi di euro.

Eppure il modo di procedere
sarebbe relativamente lineare
seppure nel settore non esistano
soluzioni facili.
Chi ha crediti, solitamente, li
mette in fila, li ordina dal più
grande al più piccolo, ne valuta
la qualità, monitora con chi
li ha e, soprattutto per quelli
più ingenti, organizza piani di
rientro. Per gli Npl dovrebbe
funzionare allo stesso modo:
classificarli, catalogarli e in
seguito recuperarli laddove sia
possibile, valutando anche le
responsabilità di chi, magari,
li ha concessi senza garanzie e
quella di chi, magari, non abbia
troppa fretta di restituirli.
La strada, insomma, è di trasparenza
interna e internazionale.
Una via che ha intenzione di
percorrere anche Banca Centrale.
La linearità del ragionamento,
però, parrebbe incontrare
ostacoli politici.
A quanto si sa il Presidente
Grais avrebbe intenzione di
procedere con due passaggi
chiave per poi presentarsi con
dati certi sul sistema all’imminente
incontro col Fondo monetario
e sul panorama internazionale,
dove sarebbero già peraltro
previsti specifici incontri
a settembre con i vertici della
Banca Centrale Europea.
Primo passaggio un audit interno
all’istituto di Via del Voltone
stesso; secondo passaggio una
asset quality review di tutte le
banche dell’intero sistema sammarinese.
Di cosa si tratta? Il primo,
l’audit, riguarda l’efficienza, la
capacità, la professionalità e la
sostenibilità della Banca centrale.
La seconda, l’asset quality
review delle banche sammarinesi,
riguarda il monitoraggio
della “salute” degli istituti di
credito, il “censimento” dei
crediti deteriorati e la loro esigibilità,
lo stato patrimoniale
delle banche e l’influenza delle
sofferenze su questo.
Per la nuova dirigenza di Banca
centrale il quadro completo e
trasparente del sistema è la precondizione
per qualsiasi altro
intervento.

La prima scelta, dunque, è quella di trasparenza. I dati del sistema, infatti, non tornerebbero a Bcsm. Il Fondo Monetario fornisce dei numeri, le banche ne forniscono altri. Per la prossima settimana è in programma un incontro con tutte le banche sammarinesi. Appare logico ed evidente che prima di procedere i vertici di Bcsm vogliano avere, infatti, il quadro completo e i dati certi per capire quali siano le banche da sostenere, quelle che stanno bene così, quelle, se ci sono, da chiudere o quelle da fondere. Un modo di procedere condiviso dal Psd – o da una parte di esso – ma che ha visto, con reiterate richieste di trasparenza, analoghe posizioni anche da parte di altre forze politiche, da C10 a Upr, da Su a Rete. Diversa sarebbe la posizione democristiana, esternata ormai anche nei tavoli politici di incontri pre-coalizioni e pubblicamente manifestata dal capogruppo Gigi Mazza in conferenza stampa: soprassedere da un lato sull’asset quality review e istituire subito una bad company dove fare confluire indistintamente i crediti deteriorati senza però averli preventivamente adeguatamente valutati sollevando quindi le banche
dalle sofferenze e, difficile dire
se con l’assistenza di professionisti
qualificati ed esperti del
settore, attivare in seguito la
valutazione e il recupero degli
eventuali crediti spalmandolo
in un arco temporale ampio.
Passaggio che, si teme, ricadrebbe
come accaduto nelle
esperienze già trascorse, sulla
collettività.
Da Via del Voltone la posizione,
però, sarebbe ferma, anche
perché il modo di procedere è
internazionalmente riconosciuto:
prima l’asset quality review
e poi le valutazioni sul da farsi.
Insomma, ci sono divergenze
di posizione su come procedere
che si riverberano nel panorama
politico e nel gioco delle alleanze,
le cui finalità sono spesso
più articolate rispetto a quelle apertamente dichiarate ai tavoli
del confronto. Ecco allora che
il reale motivo su cui si gioca
la partita delle coalizioni – che
coinvolge, direttamente o indirettamente,
consapevolmente
o inconsapevolmente anche
chi si dichiara immune o fuori
dai queste strategie – rischia di
diventare un interesse di pochi
che si vuol fare ricadere su tutti
senza fare emergere chi ha debiti
da onorare, dove e concessi
da chi.

Sulla vicenda degli Npl e sulla
prospettiva di come trattarli abbiamo
intervistato il Segretario
alle finanze, Giancarlo Capicchioni.

Segretario, andiamo subito
al dunque. La questione dei
crediti non performanti. Pare
che ci siano posizioni e ricette
diverse e che la discussione
sia sulla necessità di una valutazione
dei crediti non performanti
oppure no, come stanno
le cose?

“La procedura della revisione
dei crediti è una precondizione
per potere appunto valutare
la reale entità del problema e
quindi individuare una strategia
di sistema adeguata, efficace e
sostenibile nell’interesse generale
del paese. Vi sono due necessità
quella di fare chiarezza
sulla situazione e quella di dare
risposte alle esigenze di ristrutturazione
e di rilancio delle
banche”.

Pare però che questa valutazione
non sia da tutti condivisa.
Perché occorre farla?
“Per due ordini di ragioni. La
prima è questione di logica e di
buon senso. Non si può efficacemente curare un male di cui
non si conosce la reale natura,
si trasferirebbe solo il problema
e molto probabilmente lo
si aggraverebbe in maniera
anche irreversibile. La seconda,
altrettanto chiara, il tema
dei crediti non performanti è
conosciuto e studiato in tutto il
mondo e ciò che emerge è che
qualunque strategia di gestione
non può prescindere dalla conoscenza
del problema, quindi
una valutazione tecnica precisa
è necessaria. Questo passaggio
è indispensabile”.

Vi è anche una ragione di contesto
internazionale e reputazionale?
“Senza dubbio. Credibilità e
affidabilità sono fattori determinanti
nei processi di valutazione
dei paesi e dei loro sistemi finanziari.
Lavorare nell’ambito
di un quadro di regole condivise
adottando pratiche riconosciute
e riconoscibili è indispensabile
per il nostro sistema finanziario.
La nostra economia deve
essere rilanciata e questo deve
avvenire anche in chiave internazionale
per avere una ripresa
di lunga durata”

A proposito di politiche di
rilancio, qualcosa si sta muovendo?
“Tutte le questioni importanti
e le priorità indicate nel mandato
del Consiglio Grande e
Generale con l’OdG di giugno
2015 sono state prese in carico.
La sfida è grande e richiede
risposte complesse, non esistono
ricette semplici. Vi sono
primi segnali importanti. Per
esempio posso anche personalmente
testimoniare che, non è
sempre stato così, la nostra attuale
governance gode di forte
riconoscibilità internazionale
dimostrando padronanza nelle
relazioni istituzionali internazionali,
ne abbiamo avuto
testimonianza in vari ambiti, tra
cui il Fmi, Banca Mondiale e a
breve vi saranno passaggi significativi.
La sfida del rilancio
del sistema passa dalle relazioni
e negoziazioni internazionali
e dall’apertura di nuove possibilità
operative oltre i confini
della Repubblica e per aprire
nuove opportunità occorre essere
preparati, interfacciabili e
coerenti

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