Antonio Fabbri L’informazione: Riciclaggio di 10,3 milioni a giudizio ex presidente Dc

L’informazione di San Marino: Riciclaggio di 10,3 milioni a giudizio ex presidente Dc 

Dopo le indagini bancarie di marzo l’inquirente ha depositato gli atti per il processo a carico di Marino Leo Poggiali e Flavio Montini

Antonio Fabbri

Riciclaggio di denaro per 10.313.484,23, disposto il rinvio a giudizio per l’ex presidente della Dc, Marino Leo Poggiali, che deve rispondere del reato assieme Flavio Montini, 59enne bresciano fratello dell’autore del reato presupposto con il quale era cointestatario dei conti sui quali sono transitati i denari ritenuti dall’accusa di provenienza illecita perché frutto di frode fiscale, appropriazione indebita e bancarotta.

A marzo scorso era già emerso che erano state disposte indagini bancarie relativamente a questa vicenda, indagini che coinvolgevano nuovamente Poggiali che per un altro caso, sempre di riciclaggio, ha subito una condanna in primo grado a 4 anni, sentenza già impugnata che attende ora l’appello. Sta di fatto che emerge un altro guaio giudiziario per l’ex presidente Dc che faceva il bancario, prima in Bsm e poi, una volta in pensione, come collaboratore in Euro Commercial Bank. Il rinvio a giudizio per questa nuova vicenda è dello scorso 18 agosto, mentre la data del processo è ancora da fissare.

Il fatto contestato
Nei primi anni duemila erano
stati portati a San Marino denari
che gli inquirenti ritengono
provento dei reati di bancarotta,
appropriazione indebita e frode
fiscale commessi, tra gli altri, da
Paolo Montini e Angelo Mulè. Il
deposito era stato fatto presso la filiale di Dogana della Bsm di cui
Poggiali era all’epoca Direttore.
Ad aprire il conto cointestato
furono lo stesso Paolo Montini
e il fratello Flavio, che vennero
sempre seguiti da Poggiali. Negli
anni le norme in materia si
fecero più stringenti e nel 2008
fu lo stesso a Poggiali, secondo
l’accusa, a consigliare ai fratelli
Montini di operare tramite una
società estera per impedire la
riconducibilità a loro dei fondi
depositati a San Marino. I Montini,
su indicazione di Poggiali,
costituirono una società nel
Delaware, la General Service
Group LLC. Società che aprì un
conto corrente presso la filiale
di Dogana della Banca di San
Marino sul quale vennero ulteriormente
movimentati i soldi
ritenuti dai magistrati di illecita
provenienza. Cessato il proprio rapporto di lavoro con Banca
di San Marino, Poggiali si portò
dietro i clienti e, contattando
Paolo e Flavio Montini, li convinse
a trasferire la loro operatività
in Euro Commercial Bank,
di cui Poggiali era diventato nel
frattempo collaboratore.

La vicenda si complica
Secondo la ricostruzione dei
magistrati, la vicenda si complicò
quando il responsabile
dell’antiriciclaggio di Ecb avanzò
a Poggiali richiesta di chiarimenti
sull’operatività dei conti
dei due fratelli. Poggiali, secondo
l’accusa mossa, al solo fine
di prevenire un’incriminazione
a suo carico avanzò una generica
segnalazione nella quale,
tuttavia, indicava come sospette
quelle stesse modalità operative
che egli aveva suggerito ai
Montini. L’attività di Poggiali, sempre secondo l’accusa, non  si fermò però qui. Infatti, anziché
astenersi dal compiere altre
operazioni, suggerì ai fratelli
Montini di operare attraverso la
schermatura di un mandato fiduciario.
Così presentò i clienti alla
SIBI Finanziaria attraverso il responsabile
commerciale di Euro
Commercial Bank, ma omise,
secondo l’accusa, di comunicare
allo stesso commerciale di Ecb
e all’amministratore di SIBI Finanziaria,
i motivi di sospetto
che egli stesso aveva già segnalato.
Anzi, Poggiali presentò i
clienti come imprenditori che lui
stesso seguiva da anni.

Le movimentazioni
Furono numerose e complesse le
movimentazioni che la magistratura
contesta e i fatti contestati
vanno dal novembre 2002 sino al
12 ottobre 2011, data in cui i fondi
sono stati bloccati. L’accusa
mossa nei confronti di Poggiali
e Flavio Montini è di riciclaggio,
con l’aggravante dell’elevato ammontare
dei fondi trasferiti e occultati,
oltre 10,3 milioni di euro.
Gli inquirenti hanno ricostruito
anche come i soldi tornarono
nella disponibilità dei correntisti.
Secondo l’accusa il ritorno
dei denari avvenne, almeno in
parte, sotto forma di finanziamento,
schermato da un mandato
fiduciario conferito alla SIBI,
finanziaria con la quale la Ecb
lavorava di frequente. Il mandato
fiduciario era a garanzia
di un finanziamento concesso
dalla stessa SIBI a favore di una
società italiana riconducibile ai
correntisti che movimentavano
i denari ritenuti di provenienza
illecita. Il finanziamento venne
erogato, secondo le ricostruzioni
degli inquirenti, sul conto svizzero
di una società delle Isole
Vergini Britanniche

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