Carlo Franciosi L’informazione di San Marino: “Fortuna che c’e’ la dc”

Carlo Franciosi L’informazione di San Marino: “Fortuna che c’e’ la dc”

Ormai è chiaro a tutti: senza la Dc a San Marino non si deve governare. Sono passati due mesi scarsi dalla radiosa serata a Domagnano sul tema “La sinistra al centro del Paese” in cui l’annuncio della nascita della lista unica denominata “Sinistra Socialista Democratica”, fatto con parole infervorate dagli esponenti del Partito socialista democratico, di Sinistra unita, di LabDem (Laboratorio democratico) e di altri indipendenti, aveva illuso tutti che la situazione politica sammarinese si stesse normalizzando. Le intenzioni erano chiare: “…
garantire la tenuta del sistema
sociale, del welfare, ponendo
in primaria considerazione in
ogni settore i principi della
legalità, dell’equità e dello
stato di diritto per tutti con un
occhio di riguardo alle fasce
più deboli…”. Parole sante.

Si stava creando finalmente un’alternativa riformista al sistema di potere conservatore (chiamiamolo benevolmente così) che ha dominato il Paese da almeno un trentennio. Unico neo nella ardita operazione, la reiterata devozione del Partito socialista “storico” all’alleanza con il Partito democratico cristiano, in omaggio ai pregi della positiva e vantaggiosa collaborazione di tanti anni. Gli atteggiamenti in proposito
dei Movimenti e delle componenti
politiche minori, talvolta
ambigui, ingenui, se non
velleitari, verranno considerati
in seguito.

In questo rasserenato clima
di prudente ottimismo, è però
scoppiato il 25 agosto il fulmine
del voto della Direzione
Psd che ha messo in minoranza
la Segreteria e sconfessato
le deliberazioni precedentemente
adottate, per riproporre
il dialogo privilegiato con la
Dc, provocando così le ovvie
dimissioni della Segretaria
Marina Lazzarini, nonché
in pratica la spaccatura della
nuova compagine ancora in
gestazione.

A nulla è valso il successivo
tentativo di ricomposizione con
il “no” unanime alle dimissioni
di Lazzarini, anche perché i
neo-adepti della già agonizzante
Ssd non ne vogliono proprio
sapere di una alleanza con Pdcs
e Ps, e così anche buona parte
della dirigenza e dei seguaci
del Psd i quali hanno addirittura
minacciato un lancio di
pomodori.

Ciononostante la Dc ha i suoi
buoni motivi per tirare un
sospiro di sollievo e per essere
grata ai compagni di soccorso
rosso, manovrati da un (ex?!)
leader esemplare che ha tanto
di nome e cognome sui notiziari.

E’ inquietante che dopo il
terremoto istituzionale che ha
portato in Tribunale buona parte del mondo politico, economico,
finanziario, professionistico,
imprenditoriale e sociale,
e mandato in galera il fior fiore
dei leaders di governo, con capi
di accusa tremendi certificati
dalla Magistratura e tuttora
sotto giudizio, ci sia una sorta
di rimozione non solo dalla
coscienza dei responsabili principali,
ma anche dei loro seguaci
e più in generale di parecchi
concittadini. Come se niente
fosse successo, come se non
stessimo pagando duramente le
conseguenze morali ed economiche
di anni di malgoverno e
di democrazia e libertà fasulle,
condizionate dalle truffe e dalla
manipolazione dei responsi
elettorali.

“Ma allora almeno si stava
bene; allora c’erano i soldi per
tutti; il Paese era florido; c’era
lavoro per la popolazione e
profitti per le imprese e per il
sistema finanziario e bancario!”

“La colpa del crollo degli
ultimi anni non è di quelli che
comandavano con spericolata
scaltrezza. E pazienza se
nell’abbondanza generale facevano
anche i propri interessi; in fondo era anche giusto. Le
colpe sono semmai da ricercare
in quei piantagrane dell’opposizione
che non sono mai contenti
di niente e in subordine
della crisi economica mondiale
in atto”.

Questo, per quanto deplorevole,
è il modo di ragionare di
parecchi concittadini.
E’ allucinante pertanto che si
pensi ancora alla Dc come forza
indispensabile per garantire
la governabilità del Paese e per
riparare i disastri che, con il
concorso dei suoi degni alleati,
ha accumulato nel tempo.
A questo punto mi corre l’obbligo
di accennare alla curiosa
nemesi storica alla rovescia di
Alleanza Popolare che, nata per
contrastare il sistema di potere
democristiano, ha finito per
puntellarlo proprio nel momento
del crollo e poi ha deciso,
fuori tempo massimo, di fare
la crisi di governo; meritandosi
le tirate d’orecchio persino di
“Noi sammarinesi” e lasciando
il Paese alla vigilia delle elezioni
in una situazione politica
che più ‘smanata’ di così non si
poteva.

E dire che alcuni di noi,
coscienti della posizione
minoritaria di Ap, ma altrettanto
determinati a farne
elemento catalizzatore di un
rinnovamento di metodi e della
promozione di una credibile alternativa
democratica, abbiamo
operato in tal senso, ma ci siamo
ritrovati messi in disparte
come singoli e detestati come
entità politica da destra e da sinistra
e sempre meno popolari
tra la gente.

Quando l’attuale vertice di Ap
ha invocato la disponibilità di tutti a metterci la faccia in
un’ampia coalizione per affrontare
e dare risposte agli enormi
problemi che la Repubblica
ha di fronte, con postulati di
moralità, di trasparenza e di
onestà, ma soprattutto con le
necessarie capacità, proprio sui
suoi criteri di valutazione delle
capacità (politiche, beninteso),
ha dovuto registrare, a
quel punto, diffuse reazioni di
scetticismo.

Ora non ci resta che trasferire
tenui speranze su “Repubblica
Futura”.

Mi rimane di esprimere una
valutazione sulla condotta dei
movimenti civici, in particolare
su Rete e Civico10.

Le mie considerazioni sono obbligatoriamente
caute perché in
questa fase, confusa e mutevole
di giorno in giorno, è difficile
orientarsi.

Di certo la loro posizione è più
semplice perché giustamente
non possono non perseguire
la rottura con le linee dei
vari partiti storici al fine di
realizzare quella “rivoluzione
pacifica” tesa a rottamare quasi
completamente la vecchia politica,
anche se fra i due soggetti
si verificano atteggiamenti
diversi: più radicali da parte di
Rete, più disponibili verso il
mondo dei riformisti da parte
di Civico10.

Certamente entrambi hanno
un ruolo importante e indispensabile
nell’evoluzione
della vita democratica e nella
futura “governance” del Paese,
pertanto devono agire con la
massima serietà e con disponibilità
a smussare gli spigoli fra
le loro organizzazioni e verso
quelle poche componenti del
quadro politico tradizionale
con le quali è possibile e utile
dialogare per non cadere in
posizioni di sterile isolamento,
ma anche per tranquillizzare
i soliti benpensanti che loro,
pur con alcune capigliature e
barbe un po’ esuberanti o con
qualche orecchino di troppo,
non mangiano i bambini e neppure
gli avversari. Comunque,
probabilmente ne riparleremo
prima del 20 novembre.
Intanto, che la ventilata
Reggenza di Garanzia ce la
mandino buona!

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