Appello ai Garanti (e alla politica). David Oddone, L’informazione di San Marino

David Oddone, L’informazione di San Marino: Appello ai Garanti (e alla politica)

Scrivo questo editoriale con
l’amarezza di chi ama la Repubblica
di San Marino ed ha la
consapevolezza che finché non ci
sarà un cambio di mentalità nella
classe dirigente, il Titano è destinato
a farsi sfuggire diversi treni
e in un futuro molto prossimo a
perdere la propria sovranità, non
solo economica.

[…]

Il problema è che sul Monte
comanda una oligarchia. Non si tratta
però degli “Aristoi”, i migliori: o
meglio forse si tratta dei migliori ma
in campi non certo virtuosi, leggi
frodi carosello, truffe e chi più ne ha
più ne metta. In Italia la rivoluzione
copernicana che a torto o a ragione
ha spazzato via i vecchi partiti e
personaggi della prima Repubblica
è partita dal pool di magistrati milanesi.
A San Marino in molti sperano
che possano essere proprio le toghe a
smascherare coloro che nella migliore
delle ipotesi prendevano tangenti
e riciclavano denaro sporco e nella
peggiore erano consapevolmente
collusi con la mafia.

[…]

In Italia infatti, nonostante i
numerosi difetti e problemi, viene
garantita una reale separazione fra
i poteri dello Stato, cosa che non
avviene a San Marino. Tradotto: in
Italia il potere giudiziario è sostanzialmente
autonomo, mentre a San
Marino le ingerenze sono evidenti. E
finché non ci sarà questa separazione,
non potrà esserci vera democrazia
e qualsiasi indagine o personaggio
scomodo potrà essere bloccato
dal politico di turno o dai cosiddetti
poteri forti. Per questo non mi sentirei
con la coscienza a posto e non
potrei fare il mio mestiere con la
schiena dritta come ho sempre fatto,
se oggi non facessi un appello ai Garanti,
che si trovano a dover decidere
le sorti di un magistrato che secondo
la politica – ovvero secondo un altro
potere dello Stato – non avrebbe
fatto bene il proprio mestiere.

Qui
il problema però non è del singolo.
Chiedo per questo a gran voce ai
Garanti di tutelare l’autonomia e
la dignità dei giudici perché non
è ammissibile, né tollerabile in
un Paese che vuole dirsi civile e
democratico, che sia la classe politica
a scegliersi quali magistrati
vanno bene e quali invece no.

[…]

Per chi non lo
sapesse in tutti gli Stati le indagini
funzionano in questa maniera: ci
sono autorità di polizia che indagano,
raccolgono prove e il pubblico
ministero o il giudice è una figura
di coordinamento. Non è certo il
giudice che si mette ad ascoltare
le intercettazioni telefoniche o fa
gli appostamenti sotto la casa di
un sospetto. Di fatto dunque non è
il magistrato a indagare.

Ebbene
abbiamo poliziotti chiacchierati e
invischiati in vicende poco chiare
legate alle armi piuttosto che a pedinamenti
sospetti o a foto “equivoche”
in locali notturni. Persone
con la divisa sulle quali aleggia
il sospetto del dossieraggio con
mandanti proprio alcuni politici.
Appartenenti alle forze dell’ordine
che pare siano addirittura gli
artefici delle lettere anonime che
circolano in Repubblica o che si
recano presso le procure italiane a
raccontare di questo o di quello,
sempre su suggerimento del politico
di turno.

[…]

 


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