Articolo di Marco Cobianchi su panorama.it

Due banche (Monte dei Paschi di Siena e Cassa di Risparmio di San Marino) 2,6 milioni di euro serquestrati e quattro persone indagate con l’accusa di associazione a deliquere finalizzata al riciclaggio. Sono gli elementi dell’operazione che la Guardia di Finanza di Forlì ha portato a termine il 5 giugno sulle strade della riviera romagnola su ordine del pm Fabio Di Vizio che da mesi ha aperto un’inchiesta chiamata “Re Nero”. L’inchiesta riguarda l’esportazione illecita di danaro dall’Italia verso istituti di credito della Repubblica di San Marino e ha già portato all’invio di ben 47 avvisi di garanzia a imprenditori, commercialisti, avvocati di Forlì, Rimini, Cesena e Bologna accusati di evasione fiscale, riciclaggio e truffa. Il cinque giugno c’è stato un salto di qualità nell’inchiesta che, fino ad ora, aveva coinvolto la sammarinese Asset Banca e l’italiana Banca di Credito e Risparmio di Romagna.

La Guardia di Finanza ha infatti bloccato un furgone portavalori che stava trasportando 2,6 milioni di euro verso la Repubblica del Titano. Da dove venivano quei soldi? Dal luogo più insospettabile: la Banca d’Italia, sede di Forlì. Le indagini hanno infatti fatto emergere uno strano meccanismo. Secondo la Guardia di Finanza a dare ordine alla Banca d’Italia di consegnare ai (probabilmente ignari) portavalori la somma di danaro è stato il Monte dei Paschi di Siena che, a sua volta, riceveva tale disposizione dalla Cassa di Risparmio di San Marino. In altre parole è come se questo istituto, straniero, avesse la possibilità di operare sul conto di una istituto di credito italiano acceso presso la Banca d’Italia. Ma questo è solo uno degli aspetti che hanno attirato l’attenzione degli investigatori. Già, perché le indagini hanno fatto emergere che la Cassa di Risparmio di San Marino, la quale, tra l’altro, ha presso la Banca d’Italia un proprio conto corrente non utilizzato, ha versato su un proprio conto presso il Mps di Forlì 91 milioni di euro ma ne ha prelevati addirittura 1,2 miliardi, tutti trasferiti all’estero, a San Marino. I 2,6 milioni sequestrati il cinque giugno, si aggiungono, perciò, a quelli che sono già “sfuggiti” ai controlli doganali e della Guardia di Finanza.
In questa operazione sono stati inviati quattro avvisi di garanzia, due destinati ai titolari della società portavalori, uno al direttore della Cassa di Risparmio di San Marino, Alberto Ghiotti e uno al direttore della sede forlivese del Monte dei Paschi, Riccardo Badino. Nessun provvedimento è stato inviato, invece, ai funzionari della Banca d’Italia del capoluogo romagnolo, anche se alcuni di questi sono stati interrogati nei giorni scorsi e, a quanto risulta, si sono dichiarati del tutto ignari della destinazione finale di soldi.

Ciò che l’inchiesta Re Nero sta portando alla luce è un collaudatissimo sistema finanziario per costituire fondi all’estero e, secondo l’ipotesi d’accusa, evadere il fisco italiano. Un sistema che coinvolge il milieu dell’imprendioria romagnola, quattro istituti di credito e lambisce perfino la Banca d’Italia. Che, in tutti questi anni, anni, non si è mai accorta di nulla.

Condividi


Per rimanere aggiornato su tutte le novità iscriviti alla newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy