Associazione Pro Bimbi. Separazioni: come tutelare i figli

Con l’incontro del 23 novembre alle ore 20:45 presso la Sala Montelupo del Castello di Domagnano, si conclude il secondo ciclo di interventi organizzato dall’Associazione Probimbi su “Benessere del bambino: genitorialità consapevole”.
La serata, dal titolo “Separazioni: come tutelare i figli – Come evitare di strumentalizzare i figli nelle controversie familiari” tratterà il difficile tema della crisi di coppie con figli minorenni in cui il raggiungimento della separa­zione o del divorzio non esaurisce il conflitto: an­zi lo estende dalla coppia ai figli che vengono mercifi­cati, strumentalizzati e a cui si aggrappano quei genitori che, delusi dal loro partner, insegnano che l’altro genitore è capace di far soffrire e va tenuto lontano.
I relatori saranno l’Avv. Alida Tosi (Specializzata in Diritto di Famiglia e Tutela dei Minori), il Dott. Coniglio (Responsabile del Centro Regionale di Documentazione sulla mediazione familiare in Emilia Romagna) e la Prof.ssa Daniela Pajardi ( Professore Associato di Psicologia Giuridica e Direttore Centro Ricerca Formazione in Psicologia Giuridica – Università di Urbino) che proporranno una nuova cultura della gestione dei conflitti familiari, che non devono essere distruttivi e vedere i figli strumentalizzati come messaggeri tra i genitori o pedine delle loro incomprensioni.
Alle finalità di salvaguardia dei figli si aggiungono anche obiettivi di lungo periodo come la prevenzione e il contenimento di problemi sociali e di costi che in ogni modo finiscono per ricadere su tutta la comunità, come quelli che nei casi più gravi possono portare alla marginalità e alla devianza dei più giovani.
La Convenzione di New York del 1989 e la Convenzione Europea del 1995 definiscono necessario tutelare i diritti di bambini e bambine, assicurando loro la continuità e la stabilità dell’ambiente affettivo e relazionale in cui sono allevati, ovvero definiscono necessario assicurare al minore la continuità dei suoi affetti perché egli possa mantenere e sviluppare rapporti con entrambi i genitori e con le rispettive famiglie di origine.
Si riconosce quindi al minore il diritto alla bigenitorialità anche dopo la separazione ed il divorzio dei coniugi: diritto che di fatto è spesso eluso in quanto è ancora carente una cultura della separazione che tenga conto dei diritti del minore e tende invece a privilegiare le rivendicazioni dei genitori.
La separazione tra due coniugi di per sé non dovrebbe avere implicazioni sui rapporti affettivi che ambedue hanno costruito con i figli. Tuttavia vari fattori fanno sì che la disgregazione familiare, a seguito di seprazione/divorzio abbia ricadute anche su di essi, ricadute e che possiamo collocare su un ideale continuum che va dal disagio di varia intensità sino a vere e proprie forme di violenza anche fisica.
I genitori innanzitutto intendono sciogliere il loro legame ed in questo coinvolgono anche il figlio, poiché aumenta l’esigenza di sentirlo alleato, anche se ciò può celarsi dietro atteggiamenti iperprotettivi o iperpermissivi, tesi a testimoniare di fronte agli altri ma anche di fronte a se stessi, la propria validità come genitore e quindi anche come persona, in contrapposizione alla non validità dell’altro.
In alcuni casi il comportamento di uno o più figli nel contesto del conflitto intergenitoriale diventa ipercritico e denigratore nei confronti di uno dei genitori perché l’altro lo ha influenzato in questo senso, indottrinandolo adeguatamente e indirizzando quindi anche lo sviluppo della personalità in tal senso. Si tratta di una vera e propria strumentalizzazione dei figli per alimentare l’attività denigratoria e distruttrice nei confronti dell’altro coniuge, ben conosciuta dagli operatori sociali e che si può prefigurare talora anche come forma di violenza psicologica nei confronti dei figli da parte dei genitori.
La mediazione familiare è un intervento professionale rivolto alle coppie e finalizzato a riorganizzare le relazioni familiari in presenza di una volontà di separazione e/o di divorzio. Obiettivo centrale della mediazione familiare è il raggiungimento della bigenitorialità, ovvero la salvaguardia della responsabilità genitoriale individuale nei confronti dei figli, in special modo se minori.

Nel mirino della mediazione familiare ci sono i disagi che ricadono sui bambini, la sofferenza emotiva di tutti i componenti della famiglia, la riduzione dei costi economici per le famiglie che sostengono vicende separative prolungate nel tempo, il contenimento della spesa pubblica sociale e il sovraccarico dei servizi socio­assistenziali e sanitari aggravati da queste situazioni complesse.

La prima caratteristica della mediazione familiare è la volontarietà e quindi non l’obbligatorietà del percorso, che nulla ha a che vedere con l’iter legale. La mediazione familiare è infatti finalizzata al raggiungimento degli obiettivi definiti dalla coppia al di fuori del sistema giudiziario. Si ricorre a quest’ultimo (separazione e/o divorzio consensuale) solo per le omologhe di Legge degli accordi raggiunti. Condizione necessaria nel percorso di mediazione è la “tregua” tra i genitori, sia nelle battaglie legali intraprese, sia nella conflittualità quotidiana. Il mediatore familiare è un terzo imparziale rispetto alla coppia che ha l’obiettivo di sostenere la coppia stessa durante la fase della separazione e del divorzio. All’interno di questo spazio neutrale il mediatore familiare si propone dunque come una risorsa specifica ­ alternativa al sistema giudiziario ­ volta a favorire la negoziazione di tutte quelle questioni relative alla separazione o al divorzio. All’interno di questo spazio neutrale, la mediazione familiare si propone dunque come una risorsa specifica volta a favorire la negoziazione di tutte quelle questioni relative alla separazione o al divorzio, in una prospettiva non alternativa al sistema giudiziario, ma che con questo va necessariamente ad integrarsi, poiché entrambi i percorsi sono finalizzati al “supremo interesse del minore”, nel rispetto delle reciproche competenze ed attribuzioni.

L’obiettivo non è la riappacificazione della coppia, non si cerca di far tornare insieme i genitori o di risolvere il conflitto, quanto piuttosto di offrire loro la possibilità di parlare di aspetti riguardanti i figli. I genitori vengono aiutati a trovare accordi concreti e soddisfacenti a favore dei figli ed hanno l’opportunità di sperimentare l’efficacia e la tenuta degli accordi presi, giungendo gradualmente a riconoscersi reciprocamente nella funzione di genitore.
La coppia diventa protagonista nella gestione del proprio conflitto ed indirizza le proprie risorse per trovare un dialogo il più possibile funzionale ai cambiamenti che si prospettano per tutta la famiglia, avendo la possibilità di negoziare le questioni relative alla propria separazione, sia negli aspetti relazionali, sia in quelli economici.
I genitori sono incoraggiati dal mediatore ad elaborare in prima persona gli accordi che meglio rispondano ai bisogni di tutti i membri della famiglia, con particolare riguardo all’interesse dei figli.
Gli accordi presi in Mediazione risultano più condivisi, più soddisfacenti per sé e per i bambini, e quindi più rispettati nel tempo.
Per ulteriori informazioni potete chiamare il n. 333.8663888 oppure inviare una mail all’indirizzo
info@associazioneprobimbi.org.

Condividi


Per rimanere aggiornato su tutte le novità iscriviti alla newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy