Bankitalia: ‘San Marino tra le concause della crisi bancaria in Emilia-Romagna’

 

Il direttore regionale, Roberto Marchetti, spara duro contro il Titano. Poi
assicura: “Dissolti i legami di alcuni istiuti con le banche sammarinesi. Ora il
problema può dirsi superato”

Rimini, 31 marzo 2011 – Assieme alla Calabria, ma per
ragioni diverse, l’Emilia-Romagna è la regione che negli ultimi anni ha
registrato il maggior numero di “dissesti-difficoltà” nel settore bancario
(cinque gli istituti commissariati). E “San Marino è stata una delle concause”,
certifica il direttore regionale della Banca d’Italia, Roberto Marchetti,
raccogliendo l’allarme della Fisac-Cgil, che oggi ha organizzato a Bologna un
convegno sulla situazione del credito in Emilia-Romagna. I casi più eclatanti
hanno riguardato il gruppo Delta e la Cassa di risparmio di Rimini.

A niente sono valsi i tentativi di ricondurre i rapporti tra
lo Stato italiano e il Titano a “condizioni di ragionevole collaborazione”. Alla
fine l’Italia è stata costretta a ridimensionare le relazioni con San Marino,
tanto che adesso i problemi causati dai legami finanziari tenuti da alcuni
istituti di credito regionali con le banche sammarinesi possono considerarsi un
problema superato. “E’ stata una concausa, credo si possa dire che non lo sia
più – spiega Marchetti- i legami sono stati quasi completamente rescissi, quindi
il problema dovrebbe essere risolto o comunque uscito dalla fase critica”.

Certo, il congelamento dei rapporti con l’Italia non ha
giovato al sistema creditizio della città-Stato, che, complice anche lo scudo
fiscale, rischia un pesante “ridimensionamento”. Inizialmente, è l’excursus
tracciato da Marchetti, l’Italia aveva cercato di spingere San Marino ad
adottare regole “coerenti” con il sistema europeo “nel tentativo di trovare
accordi che consentissero uno scambio di informazioni finanziarie, fiscali,
giudiziarie”.

In questa direzione “erano stati fatti passi consistenti-
ricorda il direttore regionale di Bankitalia- nel 2007 si arrivò ad una bozza di
accordo tra Bankitalia e la Banca centrale di San Marino che avrebbero
consentito di considerare quasi a livelli comunitari le istituzioni finanziarie”
del Titano. L’accordo, anche a causa di una divergenza di vedute sull’Iva, saltò
e in Italia “cominciò un’attività di natura diversa: se da San Marino non si
hanno le informazioni necessarie, è evidente che l’obiettivo diventa ridurre,
tagliare, comprimere, limitare le relazioni tra i due Stati”.

Una situazione “verso la quale stiamo andando, dannosa per
entrambi perchè riduce l’opportunitàdi lavoro e la possibilità di uso comune
delle risorse”. La “zeppa finale” al mancato accordo sono state le normative
“antiriciclaggio” introdotte con la legge 231 che “hanno convinto San Marino a
non andare più avanti”. Le norme imponevano la non anonimità delle posizioni
finanziarie, “un plus che San Marino offre a chi vuole investire” sul suo
territorio.

Fisac-Cgil promuove “la svolta intransigente della politica
della Banca d’Italia rispetto ai rapporti di molte banche emiliano-romagnole”
con il sistema creditizio sammarinese. “Resta – avverte il segretario regionale
Luca Dapporto – un problema di tenuta complessiva del sistema e di come
riconvertire un’economia, quella riminese, che oggi, in parte, si regge anche su
evasione, riciclaggio, usura”.

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