Caso Zechini, sequestro computer. La Tribuna Sammarinese

La Tribuna Sammarinese

Bocche cucite del governo sull’allontanamento di Zechini, ma l’incontro a Roma c’è stato con il vice capo vicario

Esplode il caso Zechini: elementi chiave contenuti in quei computer sequestrati in Gendarmeria

La Polizia di Stato italiana non ha alcun motivo per richiamare Zechini a cui non più tardi di un anno fa è stata dato un alto riconoscimentoL’incontro a Roma del Segretario alla Giustizia, Augusto Casali, per discutere dell’eventuale ritorno all’interno della Polizia di Stato del colonnello Achille Zechini, sarebbe avvenuto con il vice capo vicario, Nicola Izzo. Nonostante le smentite o meglio, le bocche cucite, dei membri del Congresso di Stato, che non intendono confermare un’azione rivolta all’esautoramento del comandante della Gendarmeria, si stanno meglio delineando le informazioni sulla strategia messa in atto affinchè l’allontanamento avvenga in modo del tutto ‘indolore’. Se fosse infatti lo stesso Antonio Manganelli a richiamare Zechini il governo, senza dover adottare alcun provvedimento punitivo, vedrebbe risolto diplomaticamente il problema. Non pare però che da parte italiana ci sia la disponibilità ad accondiscendere alla ‘necessità’ sammarinese, in quanto sul colonnello Zechini ci sono caso mai riconoscimenti piuttosto che note negative. E’ del 28 maggio 2010 la notizia della sua promozione a primo dirigente della Polizia di Stato, un riconoscimento che ha rappresentato un segnale chiaro proprio nel momento in cui si era toccato l’apice della querelle con il coordinatore dei corpi di Polizia, Sabato Riccio. All’interno del corpo di provenienza quindi la figura di Zechini, a meno che non ci siano informazioni contrarie conosciute solo dai membri del Congresso di Stato, risulta molto apprezzata tanto che, con l’esperienza maturata e i titoli acquisiti, per lui potrebbero aprirsi le porte per un ulteriore avanzamento di carriera fino a diventare questore. Ma a San Marino le forti tensioni a cui è stata sottoposta la figura ne hanno ‘smosso’ anche il carattere e probabilmente qualche frase non perfettamente consona al ruolo ricoperto, potrebbe essere sfuggita. La questione però che avrebbe, secondo fonti bene informate, compromesso i rapporti fra una parte del governo e il comandante della Gendarmeria sarebbe stata quella relativa alle presunte intercettazioni telefoniche che un gendarme avrebbe effettuato nei confronti del coordinatore Sabato Riccio e di alcuni Segretari di Stato. La notizia, secondo quanto affermato in un’interpellanza dei consiglieri del’Upr, Lonfernini, Menicucci e Mularoni, sarebbe stata data da alcuni gendarmi ad un Segretario di Stato e sarebbe stata quindi oggetto di una discussione all’interno del governo. Non pare che all’epoca il governo avesse chiesto l’apertura di un fascicolo di indagine, cosa che invece è stata fatta direttamente dal comandante della Gendarmeria per fare piena luce sulla questione. A tal proposito il Commissario della Legge, Laura Di Bona, avrebbe attivato le procedure ed effettuato anche alcuni sequestri di materiali fra cui un computer a casa di un gendarme ed un altro posizionato all’interno stesso del comando della Gendarmeria. Allo stato attuale non è possibile conoscere lo stato delle indagini che però ormai dovrebbero essere concluse in quanto l’analisi della memoria di due computer per uno specialista non richiede tempi particolarmente lunghi. Che l’intensificarsi dell’azione del governo dipenda proprio da quei risultati che ormai la magistratura dovrebbe conoscere? I casi sono due: o risultano responsabilità specifiche che potrebbero compromettere la posizione del Comandante, oppure si è trattato di una ‘montatura’ per metterlo in difficoltà. Sarebbe giusto che la verità venisse a galla in quanto il prestigio di un’istituzione come la Gendarmeria rischia di essere leso per i soliti ‘giochi’ politici. (Gmm)

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