Cimitero di Montalbo, perché no all’ampliamento. Sara Rossini

Piano della tutela e della conservazione. Piano. Molto piano!

“Organizzare l’azione di tutela e conservazione del patrimonio culturale e ambientale non solo dell’area protetta, ma dell’intero territorio. Ciò in relazione ai valori associati all’autenticità che trovano il loro significato mettendo in relazione il Bene nel contesto del paesaggio.”

“Le richieste del Patrimonio Mondiale sono: attuare la protezione giuridica conformemente a quanto prescritto.”

“L’ICOMOS considera importante la tutela del paesaggio e raccomanda l’introduzione di strumenti specifici per la sua conservazione.”

Queste sono solo alcune delle frasi riportate nell’ultimo libro stampato per glorificare le gioie della Repubblica (Libertà perpetua. San marino Patrimonio dell’Umanità).

Glorie e intenti che mai si mettono in pratica. La legislazione attuale a tutela del patrimonio di San Marino esprime chiaramente un concetto fondamentale che è riportato in tutte le legislazioni sulla materia, cioè che la protezione e la conservazione del patrimonio sono strettamente legate all’ambiente e al paesaggio.

Ora proprio dopo l’anno delle celebrazioni e dei libri stampati con tanto di discorsi e presentazioni alla popolazione si consuma l’ennesima prevaricazione della politica e degli interessi di alcuni sui diritti di tutta la popolazione e sulla legalità.

Nel caso ormai noto dell’ampliamento del Cimitero di Montalbo si vuole far passare il concetto che se anche si costruisse di fianco un inceneritore o un cementificio questo non recherebbe danno al monumento esistente né al paesaggio.

Nessuno si è voluto prendere carico che questa ammissione da parte dell’Avvocatura dello Stato va contro a quanto richiesto dal Patrimonio Mondiale. Non unicamente per il Cimitero di Montalbo, quanto per la tutela generale del Bene, che a questo punto non viene più tutelato nel contesto del paesaggio. Scavalcare il parere vincolante della CCM significa solo questo e l’Unità di Coordinamento Unesco non dovrebbe monitorare?

Purtroppo il concetto di tutela è molto più ampio rispetto alla schermaglia che si mette in campo ora fra avvocati, infatti se risulta troppo difficile comprendere che scavare una fetta di montagna è un danno irreversibile per l’ambiente, almeno dovrebbe saltare all’occhio che la spesa per il progetto di sbancamento potrebbe essere risparmiata considerando gli studi fatti pochi anni fà dall’Ufficio Progettazione.


Un occhio al grafico e non c’è bisogno di spiegazioni: estumulando anche solo in parte le salme sepolte da più di 50 anni si recuperano almeno il doppio dei colombari che verranno realizzati dal progetto di ampliamento. Con le recenti leggi di polizia mortuaria si può concretamente trovare l’alternativa a questo ennesimo squarcio del territorio. L’area di Montalbo è inserita non a caso nelle emergenze paesaggistiche da tutelare (zona 5 legge 126/1995) e solo l’insensibilità che caratterizza i più, può non vedere la fragile spettacolarità di quel luogo rimasto ancora in parte integro. E non facciamo finta che due o tre piante e un’aiuola possano mitigare lo squarcio.

Infine, per rispondere a coloro che sono in attesa di poter seppellire i propri morti e non ci sono più posti (anche questo dovrebbe far ragionare sulla gestione del patrimonio dello stato), quella della estumulazione sarebbe una soluzione per loro, oltre che sicuramente meno costosa per lo Stato, con tempi di esecuzione sicuramente molto più brevi.
Sara Rossini.

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