Civico 10 su legge naturalizzazione

Diego Renzi, in rappresentanza del COMITES San Marino, ha nei giorni scorsi sollevato alcune richieste relativamente alla legge sulla naturalizzazione che arriverà a breve in Consiglio Grande e Generale per l’approvazione in seconda lettura, che coglie molti dei suggerimenti fatti da Civico10 in una sua precedente proposta.

Le richieste sono, nello specifico: l’abbassamento da 25 a 15 anni di residenza per poter effettuare la richiesta di naturalizzazione (oggi sono 30), abrogazione dell’obbligo di rinuncia della propria cittadinanza originale e possibilità di partecipare alle elezioni amministrative per le Giunte anche per i residenti da almeno 5 anni.

Crediamo sia giusto cogliere questi spunti per ribadire alcuni concetti.

Coinvolgere i cittadini stranieri residenti nel processo di elezione delle Giunte di Castello, proposta che Civico10 ha fatto quando si è discusso della nuova legge sulle Giunte, oltre che rappresentare un passo in avanti rispetto alle raccomandazioni dell’ECRI – estendendo parte dei diritti politici anche a quella componente della popolazione sammarinese che al momento ne è totalmente priva – permetterebbe anche di coinvolgere maggiormente tali persone nella vita della nostra comunità.

Più complicata è invece la questione delle tempistiche per la naturalizzazione. Se è vero, come ricorda l’ECRI, che la Convenzione Europea sulla Cittadinanza raccomanda tempistiche fra i 5 e i 10 anni per naturalizzare un residente, è anche vero che le peculiarità storiche e territoriali della Rep. di San Marino rendono a nostro avviso auspicabile una tempistica più consona.

Per quanto riguarda la richiesta del mantenimento della doppia cittadinanza – altra raccomandazione che l’ECRI ha avanzato in maniera perentoria nelle sue relazioni – non è un caso che il COMITES abbia riferito che solo il PDCS si sia posto in un atteggiamento di chiusura totale a riguardo. Civico10 ritiene, e lo ha ribadito più volte in Consiglio, che la teoria secondo cui la rinuncia alla propria cittadinanza originale stia a significare una sorta di “sacrificio di sangue” per dimostrare la propria fedeltà alla Repubblica, sia un retaggio di pensiero a dir poco medievale. Crediamo, anzi, che questo si prefiguri come una vera e propria violenza nei confronti di una persona costretta ad abiurare le proprie origini, come fossero una vergogna, e che queste andrebbero piuttosto valorizzate per contribuire all’accrescimento culturale della Repubblica. Peraltro la normativa risulta palesemente e odiosamente ipocrita nel momento in cui consente ad un sammarinese di nascita di mantenere la doppia cittadinanza, nel caso in cui uno dei due genitori sia straniero.

Il governo va avanti troppo lentamente, specialmente su questi temi.

Nel caso della naturalizzazione, un passo avanti, dobbiamo riconoscerlo, lo rappresenta senza dubbio l’inserimento di una sorta di automatismo, come proposto dal nostro movimento sulla base delle raccomandazioni dell’ECRI, novità che evita l’attesa e la discrezionalità della Legge Straordinaria. Per diventare cittadini sammarinesi basterà infatti, al raggiungimento del 25° anno, istruire la apposita pratica e procedere con il giuramento davanti alla Reggenza in uno dei due momenti appositi previsti ogni anno.

Non è stato tuttavia inserito il passaggio – altrettanto rilevante – dell’abolizione della rinuncia alla cittadinanza originaria perché il PDCS non sarebbe ancora pronto a fare questo passo. E confondere continuamente le reticenze interne ad un Partito conservatore con la volontà del Paese intero è uno dei motivi, in fondo, per cui San Marino non è ancora riuscito a trasformarsi in un Paese moderno, portando avanti riforme coraggiose e ricevendo lodi, invece che osservazioni critiche, dagli organismi internazionali che si occupano di diritti umani.

Civico10

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