Commenti razzisti sui social media: interviene la Commissione per le Pari Opportunità

Gli Eccellentissimi Capitani Reggenti invitano il Consiglio ed il Congresso a riflettere sul dramma dell’ondata migratoria che sta investendo l’Europa, richiamando alle nostre origini, alla nostra storia e ai momenti in cui anche noi sammarinesi eravamo un popolo “con la valigia in mano”. L’appello chiede che il nostro piccolo Stato, tenendo conto dei propri limiti territoriali ed economici e degli accordi presi in ambito internazionale per la difesa dei diritti dei rifugiati, possa strutturare percorsi di aiuto e di sostegno a quanti fuggono da condizioni di disperazione e di guerra, onorando così i grandi valori di aiuto, di accoglienza e di solidarietà che hanno caratterizzato la storia di San Marino.
In sintesi i nostri Capi di Stato ci invitano a non dimenticare le nostre origini e a fare la nostra parte, seppur piccola, al pari degli altri paesi rispettando accordi presi in consessi internazionali e senza rimanere semplici spettatori passivi.
Un appello ad atti di umanità e di responsabilità nei confronti di chi soffre guerre e povertà che, in un momento politico e economico così difficile, getta luce sui nostri più profondi valori sammarinesi.
Ma per alcuni non è così: nessun riflessione, nessun ricordo, nessun confronto ma un’occasione per sfogare la propria paura del diverso (di chi non si conosce e che, tra l’altro, sta peggio di noi) con richiami alle peggiori ideologie della storia umana come il nazismo. Ne nasce così una diatriba sui social media dalle forti connotazioni di odio, intolleranza e razzismo, Da una parte l’indignazione di chi considera delinquente ogni straniero, dall’altra l’indignazione di chi non si riconosce nei commenti intolleranti che inneggiano all’esclusione e al pregiudizio.
Possono l’odio, la paura o l’ignoranza farci dimenticare la nostra storia?
San Marino, il santo fondatore di questa piccola Repubblica, era un profugo. Il nostro paese è rispettato in tutto il mondo per aver accolto durante la Seconda Guerra Mondiale 100.000 rifugiati, un numero ben superiore ai propri residenti, condividendo con loro il poco che c’era. Il nostro Stato ha vissuto per decenni l’emigrazione di tanti suoi concittadini ed oggi un terzo della propria cittadinanza vive fuori territorio.
È convinzione della Commissione per le Pari Opportunità che vi sia oggi assoluto bisogno di una profonda riflessione culturale ancor prima che politica, poiché è nella promozione della cultura del dialogo e della diversità come unica vera via per la conoscenza, coesistenza e condivisione tra i popoli che si potranno dirimere gli attriti tra le culture. A tale scopo, non possiamo che rifiutare con fermezza la dannosa e divisiva logica del “noi-voi” che oggi imperversa nella politica, nella cittadinanza e nei media.
La Commissione è anche qui per ricordare che la libertà di pensiero è garantita entro i limiti stabiliti, in modo chiaro ed inequivocabile, dalle leggi sammarinesi. Ogni diritto ha dei confini: una cosa è esprimere la propria opinione, un’altra è incitare all’odio, al razzismo, all’intolleranza e alla violenza. Perpetuare stereotipi che bollano come delinquenti, stupratori e assassini gli esseri umani che fuggono da paesi devastati dalla guerra, dalla miseria, dalle persecuzioni e dalle discriminazioni è un grave atto che mina le basi civili e anche l’evoluzione culturale della nostra Repubblica. Gli stereotipi, lo abbiamo visto nella recente cronaca italiana, possono sfociare in atti di cieca violenza e vanno combattuti con fermezza.
La Commissione per le Pari Opportunità invita la cittadinanza ad una riflessione costruttiva e civile sul tema e chiede alle istituzioni preposte di pensare a provvedimenti contro l’incitamento all’odio e al razzismo sui social media e sul web in base a quanto stabilito dall’ECRI e dall’art. 179 bis del nostro Codice Penale che condanna alla prigionia di secondo grado chiunque diffonde idee fondate sull’odio razziale, etnico o nazionale o incita a commettere atti di discriminazione o provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici o nazionali.

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