Congresso si’, Consiglio no: perche’?

Rispondo al collettivo Sottomarino, che ringrazio per il sostegno all’iniziativa di legge per il rinnovo del Congresso di Stato. Lo faccio pubblicamente, anziché con una telefonata privata agli amici che ne fanno parte, perché credo che la loro perplessità possa essere quella di tanti. Perché un’iniziativa per limitare la durata degli incarichi del solo Congresso e non di tutto il Consiglio?

In fase di stesura della proposta di legge ci siamo posti il dubbio. Ho sostenuto, e continuo a farlo, l’esistenza di un abisso fra i due ruoli.
Il sistema democratico si basa su un principio fondamentale: tutti i maggiorenni hanno diritto di voto, attivo e passivo. Ognuno può votare, ognuno può essere votato.

Credo che un qualsiasi tribunale terzo rispetto alla nostra realtà censurerebbe una legge che impedisca a un cittadino, “colpevole” di aver rappresentato il suo popolo in Consiglio per dieci anni, di continuare ad esercitare il proprio diritto di voto passivo. Questa sarebbe, a mio parere, un’anomalia democratica.

Il nostro Parlamento è espressione diretta del popolo, ed è dunque solo il popolo che direttamente può provocarne l’auspicato rinnovamento. Lo strumento di una legge che può passare con 30 voti non ritengo sia opportuno né giusto per questo scopo.
Il Congresso di Stato, invece, è espressione (nel senso che è votato a maggioranza) del Consiglio. Noi firmatari auspichiamo che lo stesso Consiglio, approvando la legge proposta, si autoregolamenti nel ridefinire i futuri Governi, con una nuova ottica di privilegio del ricambio.

Non credo, ma accetto visioni diverse dalla mia, che la salute del nostro paese sia stata compromessa dalla presenza di Consiglieri veterani: alcuni hanno condotto lunghe battaglie, magari dall’opposizione, senza creare reti di potere né distorsioni del ruolo, ma migliorando nel tempo le proprie conoscenze e dunque la qualità del proprio contributo.

Il nostro piccolo sistema, al contrario, corre dei rischi se chi, da posizioni continuative di potere (Governo), instaura quella cultura deleteria che al diritto collettivo sostituisce il favore personale, alla passione politica (la stessa che anima tante persone per bene, fra cui voi “Sottomarini”) la più facile sottomissione al clientelismo. In passato così come in futuro.

Infine, per rispondere alla provocazione, non credo che chi è in Consiglio da dieci mesi debba temere l’onda del rinnovamento, respingo ogni insinuazione sulle intenzioni recondite che animerebbero l’”iniziativa monca” che ho contribuito a portare avanti, o su presunti conflitti di interesse. Chi è in Consiglio ha il dovere di agire con gli strumenti che ha, secondo ciò che ritiene utile, così come chi è fuori ha il dovere di fare tutto ciò che può (come voi fate) per provare a migliorare il nostro Stato.

San Marino, 9 settembre 2010

Matteo Fiorini

Condividi


Per rimanere aggiornato su tutte le novità iscriviti alla newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy