Corriere Romagna San Marino, Patrizia Cupo. Vincenzo Tavano: Bianchini, un geniaccio

Corriere Romagna San Marino

PARLA VINCENZO TAVANO

 Il colonnello: «Fui chiamato per ridisegnare le strategie della società dopo
l’inchiesta di Report»

 «Consiglio Karnak alle aziende italiane»

 «Camorra, droga e prostituzione, cose da pazzi:
Bianchini lo conosco, una persona perbene»

Patrizia Cupo

SAN MARINO. «B ia nchini, un geniaccio. E io non sono a capo di nessuna lobby: solo “consiglio” Karnak alle aziende italiane. Con “Cr i mi na l m in d s ” non c’entro proprio nulla». A parlare è Vincenzo Tavano, romano, 64 anni, colonnello dell’esercito in pensione da dieci anni, arrestato nel 2006 perché legato al finanziere Stefano Ricucci e considerato il suo informatore: colui che lo avvisava delle perquisiz i o n i d e l l a f i n a n z a («quell’arresto, l’ho subìto: ma non c’entravo proprio nulla»). Tavano, cit a t o n e l l ’ o r d i n a n z a d el l’operazione della finanza, firmata dal gip Fiorella Casadei e che ha portato agli arresti di 25 persone tra cui il patron di Karnak Marco Bianchini, non figura tra gli indagati ma sulla sua amicizia con l’imprenditore sammarinese, sono calate le ombre. Vincenzo, detto Enzo, non ci sta: risponde placido dalla sua casa capitolina. Ancora in affanno per le velate accuse mosse, ancora sofferente per quel processo – scaturito dallo scandalo Ricucci – che sta affrontando. E ci tiene subito a sottolineare: «Camorra, droga, prostituzione: queste sono cose da pazzi. Quando ho letto dell’operazione “Criminal minds”, non ci volevo credere. Eppure io, Bianchini, lo conosco come una persona perbene, un gran lavoratore».

  Quando ha conosciuto Bianchini? «A un matrimonio, amici comuni. Si era accorto che vantavo molte conoscenze in Italia, per cui mi ha chiesto di stargli vicino e dedicarmi a Karnak, in Italia».

 Ossia? «C’era stata la puntata di Report: alcuni equilibri erano stati sconvolti. Mi ha chiamato per ridisegnare la strategia aziendale e consigliare Karnak alle aziende italiane».

Faceva l’agente? «No, io non vendo. Faccio il consulente. Avvicinavo imprenditori italiani e consigliavo Karnak. Poi presentavo loro l’agente o indicavo il presidente e mettevo in contatto le aziende».

E di Bianchini, che dice. Le ha mai parlato di Claudio Vitalucci o s’è mai sfogato circa le minacce o le pressioni ricevute? «No, mai. Conosco Giovanni Pierani (direttore commerciale Karnak anche lui tra le 25 persone raggiunte dalla richiesta di custodia cautelare ndr). E ho conosciuto Ricciardi (il napoletano è considerato dagli inquirenti il body guard dalle maniere forti di Bianchini ndr.) -. L’ho visto con Pierani due volte: sapevo che era stato un agente molto bravo in Karnak ma ultimamente avevo anche saputo che non lavorava più per l’azienda. Bianchini è una persona onesta: è fautore di un’iniziativa imprenditoriale perbene. Anzi…»

Cosa? «Ricordo bene che fu lui a dirmi: “Se facciamo le cose in maniera onesta, allora stai con noi”. E così accettai. Avevamo un accordo».

E l’ipotesi dell’es istenza di una lobby che spingesse per accreditare Karnak in Italia? «Ma quale lobby? Io conosco tanta gente: il mio lavoro è molto semplice. Vado da chi deve comprare cancelleria. E gli dico: tu la compri a 10, la vuoi comprare a 9? Se sì, gli passavo l’aggancio con Karnak. Sapevo che Bianchini aveva rapporti con la politica, in generale. Ma non l’ho mai visto con politici, sammarinesi o italiani». «Vorrei aggiungere una cosa: in questo momento sono sereno. Ho fatto una considerazione: questi sono magistrati perbene; non mi hanno coinvolto in questa storia. E se il magistrato vorrà convocarmi, gli ripeterò quanto ho detto a lei…».

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