Crisi di governo. Dibattito. Comunicato 6

CONSIGLIO GRANDE E GENERALE, GLI INTERVENTI DELLA MATTINATA: GALASSI, MANCINI, RICCARDI, GATTI,CAPICCHIONI, COLOMBINI, PALMIERI, RASCHI, MASI

Si è aperta con l’intervento del consigliere del Pdcs Clelio Galassi, la seconda giornata del Consiglio Grande e Generale riunito per discutere della crisi di Governo in atto, con ancora oltre una ventina di consiglieri iscritti a parlare. La seduta dovrebbe comunque concludersi in giornata. Il dibattito della mattina si è chiuso intorno alle 12.30 con l’intervento del Segretario di Stato uscente per l’Industria Tito Masi e riprenderà alle 15.30. Erano invece intervenuti ieri notte i Segretari di Stato uscenti per le Finanze Stefano Macina, e per la Sanità Mauro Chiaruzzi.

Questi i sunti di alcuni degli interventi:

Clelio Galassi (Pdcs): “E’ una crisi politica che arriva in un momento difficile per il Paese, non parte ora ma nasce dal momento in cui è costituita questa maggioranza di Governo. Non è servito nemmeno il soccorso bianco dei Democratici di centro che hanno tradito sia l’elettorato che il partito per portare acqua a una coalizione che non aveva scampo. E’ mancata progettualità, si è perso tempo a discutere i vari problemi, per cavare poi dal cilindro la famosa legge obiettivo che non aveva né capo né coda. Non c’è mai stato un accordo politico all’interno delle forze di maggioranza e si è tentato di distruggere la Dc. Non ci sono riusciti: la Democrazia Cristiana ha perso dei consiglieri ma non ha mai perso il proprio elettorato. Il Paese ha bisogno di soluzioni serie e non di pataracchi, perché i problemi da risolvere sono molti e noi ci poniamo come interlocutore serio, assieme a tutte quelle forze politiche vicine a noi per ideali e progetti. Ho apprezzato il comportamento di Ap che, anche se tardivamente, si è accorta che così non si poteva andare avanti e con un atto di coraggio ha aperto la crisi”.

Alessandro Mancini (Psd): “Il Psd, nel rispetto di tutti i cittadini che gli hanno dato fiducia e consapevole del momento difficile che il Paese sta attraversando, è pronto a costruire una coalizione di Governo di centrosinistra e a riprendere il lavoro dove è stato fermato. Il prolungarsi di questa situazione di stallo o il voto anticipato non gioverebbero alla nostra Repubblica, ma se non ci fossero le condizioni per dar vita a una nuova compagine governativa, siamo pronti a dare la parola agli elettori”.

Marino Riccardi (uscente Segretario di Stato per il Territorio, Psd): “Ci sono state molte crisi di Governo negli ultimi anni, ma durante questo dibattito in quasi tutti gli interventi i consiglieri si sono riempiti la bocca di belle parole, come lavorare per l’interesse generale del Paese. I comportamenti visti però dimostrano che l’interesse del Paese conta ben poco. La scelta fatta da Ap viene da lontano, non è dettata da sentimentalismi dell’ultima ora. E il suo obiettivo principale è scaricare le colpe della difficoltà sul Psd. Il nostro partito invece ha investito in un progetto politico per un nuovo metodo di gestione della cosa pubblica, ha abbandonato la strada facile per dare una prospettiva al Paese. Forse siamo stati troppo ottimisti sul fatto che Ap fosse pronta a un progetto più grande, a rinunciare alle sue bandierine per una nuova coalizione. Dopo la crisi dello scorso autunno ha lavorato in difensiva e attuato la politica della negazione. Altro che essere contro il ribaltone, Ap ha assunto un atteggiamento che dice esattamente il contrario: c’è già un Governo pronto per colpire il Psd, ma mancano i numeri”.

Gabriele Gatti (Pdcs): “Qual è l’elemento che ha portato alla situazione politica su cui tutta la cittadinanza si sta interrogando? Alla base di tutto c’era un progetto politico e affaristico della dirigenza del Psd e dei Ddc. Qualche tempo fa infatti, avevano organizzato un piano scientifico e spietato che puntava a dilaniare la Democrazia Cristiana perché era un partito che faceva paura. Ma prevedeva anche di fare fuori Alleanza Popolare e Sinistra Unita, ancor oggi chiamati partiti scomodi. Il progetto è fallito. Ne è così arrivato un secondo: instaurare un rapporto di collaborazione politica tra il Psd e l’odiata Dc, che doveva essere umiliata sia nei progetti, sia nell’isolamento che doveva garantire rispetto alle altre forze dell’opposizione. Anche questo progetto non è andato in porto: la Dc non si è ulteriormente frammentata, mentre altre forze di opposizione, ma anche Su e Ap, si sono iniziate ad accorgere che nella realtà c’era un progetto incredibile per San Marino. Il suo slogan: la politica del fare, basta alla politica dei no. Ma era la politica del fare cosa? Del dare le residenze ai ricchi e del fare casinò. Era la politica per San Marino o del Psd e dei vassalli dei Ddc? La San Marino dei vip, delle persone con le macchinone e le ville, è andata in fumo perché il giochetto è venuto alla luce.

Perché San Marino non può essere come Montecarlo e non vogliamo esserlo”.


Gian Carlo Capicchioni (Psd): “Ap si tira indietro in un momento molto difficile per il Paese, in cui il sistema bancario e finanziario è sotto la lente d’ingrandimento delle procure italiane. Infischiandosene, apre una crisi di Governo senza avere una valida alternativa all’attuale maggioranza, ora dica almeno con che coalizione vuole andare alle urne”.


Enzo Colombini (Su): “Più volte sono mancati i voti in Consiglio, ma per ragioni non dichiarate, Da lì è scaturita una continua verifica e se il progetto non è mai stato in discussione, si è logorata la fiducia reciproca. Perché la crisi proprio adesso quando sembrava che la maggioranza stesse spiccando il volo?. In nessun intervento le elezioni anticipate sono state chieste chiaramente”.


Stefano Palmieri (Ap): “Se tutte le forze politiche non hanno pari dignità la fiducia viene meno. Ap non vuole dare voti, dividere tra buoni e cattivi. Ap vuole andare immediatamente alle elezioni perché qualsiasi Governo in questa fase manterrebbe l’instabilità politica. Dalle urne invece uscirà chi e come deve governare il paese, con un programma che non deve essere il libro dei sogni ma la Bibbia”.

Roberto Raschi (Psd): “Io e altri colleghi del Psd, i cosidetti ‘ribelli’, alcune cose le avevamo dette, molto serenamente e con trasparenza. Nel 2007 i rapporti si stavano deteriorando all’interno della maggioranza. E oggi quello che abbiamo detto si è verificato. Ap ha fatto una scelta pesante, ha interrotto i progetti, ha creato una crisi anche se non ci sono le soluzioni per domani e oggi siamo in una fase di crisi al buio. Ma bisogna darle un merito: aver indetto la ‘stagione dell’alternanza e non dell’alternativa’”.

Tito Masi (uscente Segretario di Stato per l’Industria, Ap): “Come si fa ad accusarci di irresponsabilità? Come si fa a parlare, come il capogruppo del Psd, Claudio Felici, di progetto di distruzione e di politica della negazione? Sembra solo un calo di toni e di stile rilevante. C’è chi ha accusato Ap di creare instabilità, quando invece abbiamo dato vita a questo Governo proprio per avere stabilità. Ora abbiamo aperto la crisi per coerenza nei confronti dei nostri elettori. Fino a quando volevate abusare della nostra pazienza? Non accettiamo l’accusa di essere dei traditori.

L’accordo del 2006 tra Psd, Ap e Su era un progetto di cambiamento e di discontinuità che andava al di là della formazione di un Governo, per dar vita a una coalizione di forze politiche che si ponesse al servizio del Paese. Non è stata una scelta facile aprire la crisi, ma a nostro avviso non c’erano possibilità diverse, bisognava prendere atto della situazione che si protraeva da mesi. Un peso enorme hanno avuto poi i contrasti interni al Psd ed è emerso con chiarezza in molti progetti in cui credevamo. A partire dalla legge elettorale
Con il Psd abbiamo condiviso i programmi, ma quando dovevano essere realizzati emergevano visioni diverse. E’ successo per la proposta McKinsey, per i giochi e per il territorio. Come potevamo condividere un ulteriore sviluppo residenziale, quando ci sono 8 mila appartamenti vuoti, abbiamo potenzialità per 80 mila abitanti e siamo solo 30 mila? Così anche sulle varianti al piano regolatore. E non voglio aggiungere altro sui rapporti con i giudici, sulle ricorrenti tentazioni clientelari. E le relazioni sono peggiorate con il cambio di segreteria del Psd. Una realtà vissuta sulla pelle nei rapporti con i socialisti e democratici. C’è una parte che credeva nel progetto e voleva portarla avanti, ma altri, a un certo punto, si sono impegnati per smantellare questo progetto. Fino a quando ai vertici del Psd c’erano Giuseppe Morganti e Mauro Chiaruzzi, esisteva un dialogo costruttivo e proficuo. Con altri non è stato possibile. Non è un problema di buoni o cattivi ma di intesa e di metodo. All’improvviso veniamo a sapere dalla stampa del patto tra Psd e Ddc, con cui si vorrebbe dividere la maggioranza con soci di serie A e di serie B. Questa gestione è stata un disastro e la goccia che ha fatto traboccare il vaso si è avuta quando i vertici del partito hanno preso contatto con quelli del maggiore partito di minoranza, con un crollo verticale di fiducia.

Fino alla fine Ap si è impegnata per salvare il progetto, con la proposta di andare alle elezioni con questa coalizione, ma hanno prevalso interessi di parte. Così non c’era altro da fare. E’ stato un atto di chiarezza e di responsabilità, ora bisognerà parlare di futuro e prospettive. La nostra proposta è chiara: andare alle elezioni anticipate. Ho sentito molte resistenze in aula, credo invece sia la strada maestra, ma occorrono 30 dimissioni. Vediamo se c’è questa possibilità, altrimenti confrontiamoci con le armi della politica”.

Condividi


Per rimanere aggiornato su tutte le novità iscriviti alla newsletter

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy